Stralunato da quella risposta, un po’ per il suo accento e un po’ perché aveva notato il mio sguardo forestiero, mi ammutolii. Da quel pomeriggio la vidi almeno tre volte alla settimana passare davanti al mio negozio tra le 15.30 e le 15.45. Mi chiedevo dove andasse, dato che percorreva continuamente quella strada. Non si fermava di frequente, a parte questa volta e altre due, ma proseguiva dritta verso la meta, le mani nelle tasche del suo raffinato cappottino e la testa china e spesso pensierosa. Un giorno si trattenne qualche minuto quando le cadde dalla borsa il portachiavi a forma di tulipano rosa chiaro, fu allora che ebbi un po’ di tempo per vederla da vicino e sembrava così triste che mi soffermai a guardarla. Aveva un savoir faire unico, e al polso un bracciale con delle perle rosa antico. Com’erano delicati quegli oggettini. Mi colpiva tanto il suo modo di indossarli. Altre volte, si accontentava di salutarmi senza entrare e io le sorridevo rapidamente per non essere indiscreto. Sentivo un lieve imbarazzo se i nostri sguardi si incrociavano e forse anche lei provava lo stesso infatti mi evitava; nonostante tutto, ogni giorno alle 15.25 la aspettavo vicino alla vetrina, ansioso di incontrarla. Per circa due mesi non la vidi passare ma io come un cagnolino che desidera il suo padrone la cercavo, appoggiato nell’angoletto della mia boutique, inutilmente. Aggiustavo in modo meccanico la merce e pensavo a lei. In ogni attimo mi sembrava di riconoscerla tra la gente; avrei tanto voluto dire in cuor mio

«Eccola».  

Mi preoccupai devo essere sincero, pensando che fosse partita per un paese lontano. Mi dava l’impressione di una donna intraprendente che non ha paura di viaggiare da sola, magari in compagnia della sua valigia rosa. Il lavoro mi riempiva le giornate e tormentato dal pensiero di lei svolgevo il dovere quotidiano. La rividi che era la vigilia di Natale. Rimasi stupefatto, anche in quel giorno non rinunciò alla sua passeggiata. Avevo il viso raggiante dalla gioia, che cercavo di mascherare sempre per buon senso. La mia boutique proliferava di gente, ma non smisi di ammirarla in silenzio; ed esaminandola attentamente notai che portava uno smalto rosa molto chic. Le sue mani mi attraevano, lei mi attraeva. Appariva una ragazza d’altri tempi. Parlai con lei tre volte al massimo, era silenziosa e non aveva molta voglia di dire. Nascondeva la sua vita. Avrei voluto invitarla ad entrare ma non potevo, sarei andato contro il mio codice deontologico. Quante cose avevo immaginato di lei, mi piaceva fantasticare. Dimostrava all’incirca venticinque anni, aveva il passo di una donna nel fior fiore della giovinezza. Ogni tanto mi balenava in testa l’idea di domandarle se fosse fidanzata o addirittura sposata ma mi rendevo conto che stavo sognando ad occhi aperti. Quel mercoledì si sprigionò nell’aria un profumo ammaliante che rimase per tutto il giorno sotto il mio naso. Era il suo. Oramai la riconoscevo anche dall’odore. Mi limitai ad assaporare quella fragranza da lontano. Ero impaziente di capire cosa stesse decidendo e così mi rintanai nel mio angoletto segreto. Entrò. Chiese una bottiglietta d’acqua leggermente frizzante, gliela indicai e la prese con uno charme tutto suo; mentre mi pagava ero in subbuglio, cosa le avrei potuto dire stavolta? Per il nervoso intrecciavo le mani l’una nell’altra mentre aspettavo che prendesse il porta monete; intanto i miei occhi la esaminavano ma non volevo metterla in soggezione, così le chiesi semplicemente

«Come ti chiami?»

rispose con una erre vibrante

«Mireille».

Il mio fine intuito aveva azzeccato il tiro. Era francese.   Mi salutò ringraziandomi e andò via.

Portava uno zainetto rosa acceso dietro le spalle pronta a partire per chissà quale destinazione. Non la vidi più. Mi affacciavo di continuo su piazza Garibaldi per cercarla. Scrutavo ogni oggetto rosa che mi ricordasse lei, ma non la trovai. C’erano tante ragazze ma Mireille indossava i suoi ninnoli con una certa cura. E rassegnato, pensavo al mio lavoro senza mai dimenticarla. Speravo ogni giorno di poterla rivedere ed ero sicuro che questa attività me lo avrebbe permesso. Infatti al di là di ogni sfortuna il negozio andava bene, era un punto fisso per i miei clienti, e anche per Mireille se solo lo avesse voluto.

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