— E quanto costa?
Era il più giovane dei due a parlare.
L’altro teneva lo sguardo fisso sulla mercanzia senza mostrare un vero interesse.
— Facciamo dieci euro e le regalo questa agenda dell’anno scorso. — Rispose la vecchia dietro al banco di legno pieno di cianfrusaglie, sorretto da due cassette per la frutta in plastica rossa.
— Perché dovrei volere un’agenda dell’anno scorso?
— Non saprei… — Disse lei affondando la testa nel paltò logoro con un’alzata di spalle, gli occhi bassi sulla merce.
Il ragazzo si sentì tirare la manica del Loden.
— Ce ne andiamo? — Chiese l’uomo con lui.
— Non ora. Resta fermo e non ti voltare. — Rispose il ragazzo fissandolo negli occhi.
— Non mi piace qui, troppa gente intorno. Andiamocene.
Parlavano sottovoce ora. La vecchia fingeva di mettere a posto cubi di Rubik smangiati e servizi di tazzine in ceramica scadente, ma era chiaro che li stesse ascoltando. La testa era abbassata, gli occhi rivolti verso l’alto.
— Non pagherei un euro per un’agenda scaduta. Lei lo farebbe? — Chiese voltandosi e incrociando lo sguardo di lei, un attimo prima che lo abbassasse di nuovo.
Non rispose. Pareva sudasse, nonostante il freddo.
— Mi interessa l’orologio, solo quello. È automatico?
— Gliel’ho detto: non credo nemmeno che cammini ancora. Li compro un tanto al chilo. Non li provo mai.
— Agende scadute e orologi fermi. Cazzo di gente. — Commentò lui a bassa voce guardandosi intorno e ruotando fra pollice e indice il vecchio Raketa con falce e martello rossi stampigliati sul quadrante.
L’altro gli tirò ancora la manica.

— È passato un’altra volta. L’hai visto? È in una Prinz metallizzata.
— Resta fermo. — Disse l’altro.
Ripose l’orologio nella teca insieme agli altri tutti uguali.
— Che mi dice dei cappelli? — Domandò indicando una pila di Ushanka poggiata a terra sopra un telo cerato nero.
Lei sembrò tornare radiosa.

— Venti euro se ne prende due.
Il ragazzo tirò fuori dalla tasca del Loden due banconote sgualcite da dieci che mise svogliatamente sul bancone. Prese i colbacchi direttamente dalla pila. Ne indossò uno e porse l'altro all'uomo con lui.
— Mi sta stretto.
— Muoviti.
— Mi fa la faccia da scemo.
— Grazie a Dio si nota poco. Andiamo.
La vecchia mise via le banconote in una scatola da scarpe marca Čebo e li guardò sparire tra la folla e i banchi del mercato.
Le mani infilate nelle tasche, le teste basse.

Il passo di chi non vuole attirare troppe attenzioni.
A Nord il cielo tendeva al viola, forse quella notte avrebbe nevicato.
La vecchia cominciò a incartare la propria roba e a infilarla negli scatoloni secondo un ordine abituale. Si fermò soltanto per accennare un sorriso al venditore di musicassette, dall’altro lato della strada.
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