“Ma perché cazzo non arriva questo ascensore?!”
Paolo continuava a premere il pulsante di chiamata e a fissare i display sopra le porte metalliche dei due ascensori in attesa di vedere i numeri dei piani cambiare ed avvicinarsi al suo.
Niente. I numeri rossi continuavano a stare fermi, impassibili, senza accennare il minimo movimento.
“Mi sa che è inutile, gli ascensori hanno deciso di non lavorare, almeno per oggi”.
Paolo si voltò e si vide davanti la bella segretaria che con il sorriso sulle labbra gli annunciava la cattiva notizia.
“Ho chiamato la manutenzione per avvisarli e loro mi hanno confermato che c’è un problemaa livello centrale e pertanto devono tenerli fermi per un po’”.
“Ma io sono appena salito … cinque minuti fa e tutto era in ordine!” esclamò Paolosconsolato.
“Eh che dire … sono cose che succedono” rispose la segretaria sempre sorridendo “Almeno noi dobbiamo scendere, pensa chi deve salire”
“Eh pensa invece a chi è in ritardo e ora si deve fare quindici piani di scale! Bah, è meglio che mi affretti” e salutando la graziosa signorina, aprì la porta delle scale di emergenza.
<>.
Non era che Paolo fosse pigro e non avesse voglia di farsi tutti quei piani a piedi, solo che aveva un orario da rispettare e se tardava e i clienti sporgevano reclami alla sua azienda … hai voglia poi a tirare fuori il discorso del venire incontro al cliente.
Così, infilò la prima rampa di scale dando inizio alla sua discesa verso il piano terra. Non voleva correre e ritrovarsi affannato in un bagno di sudore ma non poteva neanche prendersela con troppa calma. Anche correndo, del resto, ci avrebbe messo un po’.
Le scale di emergenza si snodavano per metri giù lungo il corpo di metallo e cemento del palazzo e dall’altezza dove si trovava Paolo non riusciva a scorgere la fine di quel serpentone di gradini, quella luce filtrante dalla porta d’uscita del piano terra che significava il termine del suo viaggio.
<> pensava Paolo mentre era già al tredicesimo <> ma ormai doveva rassegnarsi anche perché si accorse che le scale fino ad allora così deserte e solenniiniziavano ad animarsi di gente che andava e veniva, più o meno tutti con lo stesso stato d’animo di Paolo.
Un carico di bestemmie e un uomo di mezz’età piuttosto grassoccio gli passò accanto. Doveva andare, da quanto pareva di capire in mezzo a tutte quelle dissacranti imprecazioni, dall’undicesimo al quindicesimo piano e non aveva preso tanto bene il fatto di doverseli fare a piedi.
“Dodici anni” gli disse riprendendo fiato “dodici fottuti anni che lavoro qua dentro ed è sempre la stessa storia! Almeno un paio di volte l’anno sti cazzo di ascensori si spaccano e stanno fermi per manutenzione! Ma ora mi sono rotto i coglioni eh! Mi sentiranno, ah se mi sentiranno!!” e già si andava allontanando ondeggiando per la fatica.
“Permesso! Permesso! Fatemi passare sono in ritardo!” gridava una voce alle sue spalle.
Paolo si accostò al muro e si vide passare davanti un uomo sui trentacinque anni, ben vestito che saltava i gradini a due a due e si lanciava verso la discesa “Scusate permesso! Mi attende il direttore in riunione al quinto piano! Detesta i ritardi cazzo levatevi!”
<> pensò Paolo mentre scendeva un’altra rampa.
Le scale erano tornate a farsi silenziose dopo quel trambusto iniziale dovuto alla scoperta del guasto. Solo di tanto in tanto si incontrava qualcuno che andava e veniva.
Come l’anziana segretaria del settimo piano che andava al decimo a portare il caffè per il suo capo e gli altri che erano in riunione con lui e che nonostante tutto non perdeva mai il suo sorriso e la sua cordialità.
“Cosa vuoi, a fine anno me ne vado in pensione e so già che tutto questo mi mancherà e poi un po’ di moto male non mi fa”.
O ancora, la giovane segretaria del nono piano che dovendo scendere quattro piani per raggiungere il direttore del personale, con cui si vociferava ci fosse più di un rapporto professionale, incontrando Paolo sul pianerottolo mentre vi transitava gli chiese cortesemente di sorreggerla un momento mentre si toglieva le scarpe con i vertiginosi tacchi e si abbassava di una quindicina di centimetri.
“Grazie caro” gli disse sorridendo “con queste ci metterei tre ore a scendere le scale e rischierei di cadere”.
Giunto all’ottavo piano fu quasi travolto da due ragazze che, noncuranti, avevano spalancato la porta tagliafuoco e si erano buttate sul pianerottolo.
“Scusi, scusi, oddio che sbadata” fece una rossa di vergogna e preoccupazione.
“Per fortuna non mi sono fatto niente” rispose Paolo guardandole severamente “Però state attente la prossima volta. Se non mi fossi spostato in tempo, mi avreste preso in pieno”.
“No, cioè non può capire è che stavamo parlando soprappensiero e allora…” intervenne l’altra. Erano molto giovani, si vedeva che erano neoassunte. Ed erano anche molto carine.
“In fondo, non è successo niente” disse Paolo sorridendo “Facciamo così: chiudiamo l’incidente e voi smettete di darmi del lei. Che ne dite?” E scoppiò in una risata, subito seguito dalle due ragazze che finalmente si rilassarono.
“Ok, ok come vuoi” fece la prima “Ma possiamo anche sapere il tuo nome?”
“Uhmm … non saprei … ci devo pensare. Per ora chiamatemi Paolo”
“Bene, per-ora-Paolo” fece la seconda stringendogli la mano “Molto piacere, puoi chiamarmi Monica per ora e lei è per-ora-Giorgia”
“Piacere” disse Giorgia porgendo la mano a sua volta.
“Molto piacere” rispose Paolo “Voi siete nuove giusto? È la prima volta che vi vedo qua nel palazzo …”.
“Eh eh” sorrise Monica “infatti è il nostro secondo giorno. Abbiamo iniziato lo stage ieri qua al marketing”.
“Ah, quindi proprio appena appena arrivate. E come vi sembra il primo impatto?”
“Beh dai non male” rispose Giorgia “anche se per adesso non abbiamo visto molto”.
“Però si neanche a me sembra malvagio” aggiunse Monica.
“Ed è la vostra prima esperienza lavorativa?”
“Per me si” disse Giorgia “devo finire di laurearmi e quest’esperienza mi serve”.
“Io no” intervenne Monica “Sono al secondo stage. Il primo l’ho fatto in una banca ma sinceramente non mi piaceva molto. Era un po’ noioso mentre qua mi sembra al momento più interessante”.
“Beh” continuò Paolo “Poi c’è da dire che qui l’azienda è talmente grande che possono esistere i più svariati ruoli”.
“Eh si già” fecero le due con un sorrisino ammiccante “Tu invece? Di quale ufficio sei?” chiese Monica sempre fissandolo intensamente.
“Oh no nessuno” disse Paolo ridendo “sono venuto qua semplicemente a consegnare un pacco. Lavoro per la società di spedizioni qui a fianco e vengo spesso qua a consegnare roba. Le facce nuove le riconosco al volo!”
“Ah beh” disse Monica “Sarà un lavoro interessante anche il tuo. Ora scusaci ma ci attendono. Ciao”.
E in men che non si dica erano già sparite tra gli impiegati del palazzo e nel labirinto dei ricordi.
<> si disse ridendo e riprendendo la discesa <>.
Appuntamento a venerdì 4/07/2014 per "Ordinata vol. 2"

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