Il giorno in cui tornai al piccolo campo da calcio, e sentii di nuovo il fruscio degli alberi mossi dal vento, mi tornò alla mente qualcosa che avevo dimenticato da anni. Era proprio quel campo: il campo sportivo del paese dove è nata mia madre, Moliterno, un paese arrampicato sulle montagne della provincia di Potenza. Da bambino ricordavo l’ingresso del campo: una salita asfaltata che partiva dalla strada e arrivava dritta al cancello, tutto incorniciato da un cielo enorme e vuoto. Anche la collina su cui stava il campo aveva per me un’aria misteriosa. Non era niente di speciale, ma a quell’età mi sembrava piena di nascondigli, angoli segreti e luoghi magici. Per me era come l’Isola del Tesoro.
Dalla casa di mia nonna ci si arrivava attraverso scalinate e, subito dopo, sentieri che tagliavano il fianco della collina fino alla strada. Poi occorreva girare a destra e camminare per qualche chilometro finché appariva, in alto, il complesso sportivo. Per entrare, facevo sempre un altro giro: costeggiavo le mura sulla destra, arrivavo su una piccola spianata e da lì iniziava il bosco.
Quel bosco, per me, era la felicità allo stato puro. Aveva qualcosa di misterioso che oggi faccio fatica a spiegare. Ma credo che agli occhi di un bambino di cinque anni ogni luogo, soprattutto un paesaggio ancora intatto, sembri un piccolo miracolo. 
La prima volta che lo scoprii, durante una delle mie esplorazioni solitarie, avvertii l’immediato bisogno di parlarne a casa. Mia nonna allora mi parlò del campo come fosse anche per lei un luogo speciale. Certi paesaggi come quel campo da calcio, mi sono rimasti impressi e col tempo si sono trasformati in paesaggi della memoria, come un serbatoio di immagini e sensazioni positive e assolute a cui ho attinto per tutta la mia vita di adulto. Non so cosa si siano “detti” il me-bambino e quel campo di così importante, quell’estate. Ci è rimasta solo una grande malinconia.  Fino ai miei tredici anni, ho passato ogni estate al paese, insieme a mia sorella. Poi entrambi siamo cresciuti e i nostri genitori hanno smesso di portarci in quel luogo così magico. A ogni nuova visita al campo finivo sempre per camminare sugli spalti, oppure tra gli alberi del bosco che lo circondava. Era come se la voce del campo mi accogliesse senza chiedere nulla in cambio. Stavo attento a non inciampare nelle grandi radici che spuntavano dal terreno. Anche da bambino il campo mi faceva pensare a qualcosa di malinconico. Forse era l’incuria in cui versava: le scale di cemento mezze rotte, il terreno da gioco in cattivo stato, le radici che crescevano dappertutto. Da quella sensazione di disfacimento mi riprendevo solo quando guardavo le cime dei pioppi altissimi, che sembravano allungarsi verso l’alto, come a volersi prendere un pezzo di cielo. E allora tutto tornava a essere pieno di vita, una vita sconosciuta ma affascinante.
Ricordo che una volta andammo tutti insieme — io, mia sorella, i nostri genitori e mia zia — a fare un picnic al campo. Avevamo preparato panini con il pane del posto, ripieni e buonissimi, e per bere andavamo alla fontanella di acqua gelida che scendeva dalla montagna. L’acqua era così gelata che avevo la sensazione che i denti mi si spaccassero.
Era una vera festa: aria fresca, cibo semplice e buono.
«Mamma, mi compri l’acqua brillante?»
C’era un piccolo chiosco attaccato al campo. Ricordo la sensazione che provai dopo aver bevuto il primo sorso: non era acqua normale, ma non era nemmeno una bibita, come l’aranciata o il chinotto. Era strana, impossibile da classificare.
Durante quei picnic andavo a esplorare i punti nascosti del bosco e del campo. Dopo aver mangiato, mi allontanavo con mia sorella, cercando avventure fra gli alberi o arrampicandomi sui gradoni in cemento.
Da allora il tempo sembra non essere passato. Come se in quel luogo avessi sfiorato una realtà destinata a rimanere la stessa per sempre.
Quando ci sono tornato, l’ho ritrovato quasi identico. Le mura del campo sono state sistemate e riverniciate, sì. Ma il campo e il bosco sono sempre gli stessi. E il fruscio degli alberi è lo stesso.
Solo quel bambino non c’è più. Non c’è più quel bambino che camminava saltellando su una gamba sola sulle radici e non c’è più nemmeno il bambino che si sdraiava sull’erba guardando le cime dei pioppi toccare il cielo. 
Non so più cosa sia rimasto di lui. 
Ma ogni volta che torno, e non vedo nessuno nei paraggi, ritrovo quel bambino pieno di sogni, felice in quel bosco e sugli spalti di cemento. 
Ogni volta è la stessa cosa. Anche quando penso al campo, è come se parlassi di nuovo con lui, ed è come se quella conversazione iniziata tanti anni fa non si fosse mai interrotta.

Tutti i racconti

0
0
5

La grande battaglia del Tempo 3/4

10 February 2026

Quando suo padre lo riportò a casa, Luca prese una decisione. Andò alla finestra e, con la mano, fece un cenno a una forma indistinta che vide avvicinarsi verso la casa e la finestra. «Beh… cosa devo fare? Vengo con te!» «Ti sei deciso finalmente?» «Sì.» «Allora vieni sulle mie spalle… cioè sulle [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

0
0
7

Tirana è un flipper e noi siamo la pallina

10 February 2026

Al volante c'è un uomo che sembra uscito da un funerale di Stato: abito nero corvino, spalle rigide, un'espressione così cupa che mia madre, sul sedile dietro, si sta già ripassando le preghiere. Per lei non ci sono dubbi: non è un autista, è un becchino. Guida come se dovesse scappare da un fantasma. [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

1
1
58

La grande battaglia del Tempo 2/4

09 February 2026

Poi arrivò lei. All’inizio era solo “una collega”. Così disse il padre. «Si chiama Elena.» Luca alzò le spalle. «E quindi?» «Niente. Solo… volevo dirtelo.» Elena cominciò a comparire a casa sempre più spesso. Luca la osservava con un nodo allo stomaco. Un giorno il padre disse: «Ci frequentiamo.» [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

3
2
56

Il Bambino e il Pesce

09 February 2026

Nella storia che sto per raccontarvi, c’era un bambino che un giorno salì su un autobus e si sedette di fronte a una vecchina… Sì, una vecchina! Ma non era una vecchina qualsiasi, parlava e parlava senza fermarsi un attimo. Tra le altre cose, disse al bambino che se qualcuno fosse andato a nuotare [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

5
7
157

Ieri, oggi, e domani?

08 February 2026

Una bella domenica di inizio estate. Il sole non ancora implacabile e una piacevole brezza marina proveniente da Sud, avevano reso l’atmosfera gioiosa e attirato una moltitudine di passeggiatori sul boulevard Prymorskyi che, attraverso l’omonima scalinata, consentiva l’accesso diretto all’area [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

2
2
19

La grande battaglia del Tempo 1/4

08 February 2026

Il giorno dell'incidente che avrebbe cambiato la vita a Luca era iniziato sotto i migliori auspici. Lui non vedeva i suoi genitori così spensierati da molto tempo, e quella gita improvvisata l’aveva accettata più per loro che per sé. L’auto correva lungo l’autostrada, incastrata tra la roccia e [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

7
7
153

La Decadenza della Cultura e il Futuro di una Società in Crisi

07 February 2026

In un mondo sempre più dominato dalla tecnologia, ci troviamo a vivere una situazione inquietante: la cultura, in tutte le sue forme, sembra essere stata relegata a un ruolo marginale. Assistiamo a un fenomeno preoccupante: i giovani sono “educati alla superficialità”, anche tramite l'utilizzo [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Walter Fest: E allora che si fa? la societa' sprofonda e sembra non esserci via d'uscita, [...]

  • Dax: Non preoccupiamoci, ci sarà l'I.A. ad aiutarci...😅 Like

2
3
110

Nel Cerchio Del Tempo

07 February 2026

Quando il sole, nel terso cielo, declina il suo sguardo cocente nel suo dorato seno, e le verdi foglie tremule, al lieve sibilo, sussurrano il loro addio ai nembi che ovattano, l’estate dai fiori si dissolve in un respiro di seta grigia, che, come un sogno che svanisce al primo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Laura Lapietra: Il nostro animo infondo è sempre verde, quando è terso dalla [...]

  • Maria Merlo: La dolcezza del nostro autunno dipinta con parole e immagini molto belle.

3
3
108

Il Grande Anno Errato

06 February 2026

Le diedero un nome fin dal primo giorno, nonostante fosse nata durante il Grande Anno Errato, un periodo in cui, sul pianeta Bioz-4, il tempo era instabile, incerto, sospeso. Il Grande Anno Errato era un vero e proprio “interregno temporale”: in quel tempo stesso non si sapeva più cosa fosse reale [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Lo Scrittore: ai confini della realtà, un mondo immaginario ma non troppo. mondi paralleli [...]

  • Dax: Bella storia...alla fine sono vissuti entrambi. Like

2
3
65

Biografia della morte 2/2

06 February 2026

Tutto era cominciato con un tocco leggero sulla spalla. Ero solo in casa, seduto davanti al portatile. Mi voltai di scatto, ma non vidi nessuno. Mi alzai e ispezionai la stanza: i libri sparpagliati sul pavimento, il letto sfatto, le tende mosse dal vento che entrava dalle finestre socchiuse. Solo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Rubrus: Leggo il racconto come una buona storia di fantasmi, una storia sui confini [...]

  • Dax: Molto carino....ma poi è tornato con Giulia?Like

4
7
114

L’ape, il riccio e il segreto dell’amicizia

05 February 2026

C’era una volta, su una collina morbida e verde come una coperta di velluto, un prato fiorito che profumava di primavera tutto l’anno. Tra papaveri, margherite e campanule viveva Milla, un’ape speciale dalle ali luccicanti. Milla non raccoglieva solo nettare: ogni fiore le regalava un sogno bello. [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Lawrence Dryvalley: Favola di scorrevole lettura e buoni sentimenti, like di benvenuto! Ciao

  • La poetessa: complimenti per il tuo racconto e molto interessante e hai saputo mettere [...]

2
3
361

Biografia della morte 1/2

05 February 2026

Quella notte sentii qualcuno sdraiarsi accanto a me. Rimasi immobile, mentre il materasso si abbassava sotto un peso leggero. Mi girai di spalle; il suo respiro mi sfiorava la schiena. In silenzio, ci avvicinammo l’uno all’altra come se fosse già deciso da tempo. Quando tutto finì, rimasi sveglio [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

Torna su