L’odore del tabacco mi resta addosso così tenacemente che, per quanto usi il sapone, non riesco a liberarmene. Ma devo convivere anche con altro, oltre a quell’odore che impregna ogni cosa del luogo in cui trascorro dieci ore al giorno della mia vita. Ogni mattina, entrando nell’emporio di Anderson e prendendo posto alla mia postazione di lavoro, provo la stessa sensazione: un misto di orgoglio per ciò che faccio ma anche un senso di claustrofobia. Le pareti di legno scuro, le scatole allineate come soldatini, il ticchettio regolare dell’orologio a pendolo: tutto ha un ordine. Eppure, là dietro il bancone, sento che c’è qualcosa che non mi convince del tutto: mi sento osservata. Avverto su di me lo sguardo famelico degli uomini che entrano nel negozio, clienti abituali e no. Ma anche quello delle donne, che sospetto invidiose, perché io, e solo io, sono al centro dell’attenzione.

Naturalmente faccio finta di nulla: fa parte del mio lavoro ostentare un comportamento professionale. Un sorriso, qualche parola gentile, e poi torno a sistemare le scatole. Devo servire tutti, e a tutti riservare lo stesso trattamento: sia alla persona educata che mi saluta con un “Buongiorno, signorina, potrei…”, sia al burbero signorotto di campagna che entra senza salutare e dice soltanto: “Dammi quei sigari là”. 

Ho a che fare con una clientela variegata, ma mantengo sempre lo stesso atteggiamento.

Anzi, ci metto del mio, perché questo lavoro mi piace davvero.
Il gesto delle mani nel riporre i sigari nelle scatole ordinate, la grazia con cui li porgo al cliente, mi danno sicurezza, ma anche piacere: è un modo per tenere lontani i pensieri molesti, e anche la curiosità altrui. Quella mattina la luce filtrava attraverso il vetro della finestra. Alzai gli occhi e lo vidi. Un uomo magro, dal viso pallido, mi fissava insistentemente da quando aveva varcato la soglia dell’emporio. Non era come gli altri, lo sentii subito, quasi avessi un sesto senso. Sembrava più fine, più distinto rispetto ai soliti clienti rozzi e volgari che affollano di solito questo posto.

Lo guardai avvicinarsi, e le prime impressioni si confermarono, anche se i suoi abiti non erano eleganti: indossava un completo scuro, quasi nero, con giacca lunga e redingote proprio come un borghese. Quello stile gli dava un’aria austera, raffinata. Ma la giacca era lisa, sfilacciata ai gomiti, me ne accorsi appena si avvicinò al mio banco.


Mi sentii attratto dalla sua bellezza non appena misi piede in quel negozio sulla Broadway, quel gigantesco emporio di tabacchi di un certo Anderson.

Non appena la vidi rimasi esterrefatto: era una bellezza che sembrava risplendere come marmo vivo. Sentii immediatamente il desiderio di toccarla, di accertarmi che sotto quella superficie ci fosse carne, calore.

Tutte le modulazioni della grazia umana sembravano racchiuse in lei.

Non riuscivo quindi a spiegarmi una sorta di inquietudine che mi suscitava quando la guardavo. Da giorni passavo davanti a quell’emporio fingendo indifferenza. Ma quella mattina entrai.

Lei sollevò lo sguardo verso di me.

«Signore, preferisce un sigaro dolce o forte?»

La voce era chiara, leggermente velata da una nota malinconica.

Forse erano quegli occhi grigio-azzurri, laghi di infinita bellezza ma anche di tristezza.
«Forte», risposi, tanto per dire qualcosa.

Presi nota sul mio taccuino:

“C’è nella giovane sigaraia una malinconia particolare. È la stessa di cui ho cantato nella mia poesia: Ad Annabel Lee…”

Non mi resi conto che avevo cominciato a declamare quella poesia a voce alta.
«Scusi, non ho capito… che cosa ha detto, scusi?»
«… uscì un gran vento da una nuvola e raggelò la mia bella Annabel Lee… No, nulla, mi dia pure quel sigaro, quel Richmond forte».

Mentre pagavo il sigaro e stavo uscendo dal negozio, ripensai a quell’incontro, come vi ripensai per tutta la settimana, e per quella successiva, e fino al prossimo incontro.
Ormai ero stregato. Meditai: non era amore, né desiderio. Era la sensazione che il sogno avesse preso forma. Il sogno di cui avevo cantato la poesia in tanti miei versi: la bellezza che credevo possibile solo nell’immaginazione ora viveva davanti a me, in una ragazza che vendeva sigari.

Tutti i racconti

0
0
17

L'infermiera (2/2)

05 October 2026

I due agenti mi guardarono con chiaro risentimento, ma probabilmente avevano intuito quale terribile paura avessi provato, così evitarono di farmi la tipica ramanzina che meritavo per averli disturbati inutilmente. D'altronde, pensavo, le tasse le pago anch’io e ho il diritto di chiedere il servizio [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

0
0
20

Il buio

05 October 2026

La finestra sul mondo Da qui Da sola Osservo Gente che corre Gente che parla Gente che ride Io resto immobile Attenta Silenziosa Solamente gli occhi si muovono Il resto del mio corpo è fermo Inerme Il vento soffia forte Che voglia urlare? Le chiome degli alberi si piegano al suo volere Resistergli [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

2
4
83

Diario di una Mangiuomini – 11 Agosto 20XX

04 October 2026

Ah... Caro Diario. Ti sto scrivendo sempre meno... Ma ce l’ho fatta, sai? Sono successe un bel po’ di cose... ora ho un dojo tutto mio. Sono la quinta in classifica e mi sono ufficialmente ritirata dalle battaglie. Judy dice che per il momento è meglio così: unendo le forze impediamo ad altri [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

4
9
44

L'infermiera (1/2)

04 October 2026

Ormai ne ero assolutamente convinta: qualcuno da diversi giorni mi stava pedinando. Qualcuno molto furbo, capace di celarsi nell’ombra quando rientravo dal turno di notte, o tra la folla durante le passeggiate pomeridiane nelle strade cittadine. Ne avvertivo distintamente la presenza, anche se [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Andrea Castellini: Per Giampaolo: certo che si capisce ma è insolito, anche "un esercito [...]

  • Giampaolo: Andrea, è probabile che tu abbia ragione, ma se è così [...]

4
6
64

Manuale per riccanza

03 October 2026

Ognuno di noi ne ha uno per amico che ci preserva dalla rovina finanziaria: il risparmiatore compulsivo. Il risparmiatore compulsivo non è oculato per bisogno, ma per vocazione; è l’unto del Signore mandato fra gli uomini per insegnare loro l’arte dell’accumulo, al godimento del quale rinuncia [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • MaricaR: Anche a me è capitato di conoscerne qualcuno. Ne ricordo uno in particolare [...]

  • Andrea Castellini: 👍Se i taccagni non fossero mai esistiti credo che a nessuno sarebbe venuto [...]

5
7
118

Quello che non combacia

Una storia sull'insoddisfazione, l'abitudine e le cose che smettiamo di dirci

03 October 2026

Da bambino passavo i pomeriggi ad aspettare mia madre tra le panche di una chiesa di periferia. Non pregavo; passavo il tempo a guardare l'abside e a farmi la mia personale teoria sul mondo. Quella parete era un mosaico di scarti di cantiere, fatto di pietre spaccate a martellina. Tessere storte, [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • An Old Luca: Complimenti. Ben scritto. Raffinato ma leggibilissimo.
    Like

  • MaricaR: L'abitudine è nemica di un rapporto vivo. Troppe volte si rinuncia [...]

4
6
34

Daredevil: a Parigi

02 October 2026

Parigi, sabato sera. Due giorni di convegno possono stancare anche Matt Murdock. La sala dell'università, le relazioni, le domande del pubblico, le cene istituzionali. Quando finalmente esce, l'aria della sera gli restituisce una città diversa. Parigi smette di essere un'aula e torna a essere [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

3
8
300

Cinquanta palleggi

02 October 2026

"Papà, guardami!". Il padre, in piedi poco distante, stava fissando il telefono mentre strisciava il pollice sullo schermo con insistenza. Il bambino stava palleggiando con entrambe le mani. "Guardami, papà!". L’uomo non si mosse se non per passare il dispositivo sull'altra mano e per picchiettare [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • zeroassoluto: Poveri figli... situazione abbastansa consueta in questo periodo. Ben descritta; [...]

  • Rubrus: Sono dell'opinione di MaricaR con la differenza che non mi aspettavo accadesse [...]

12
9
116

Dentro il materasso

La Donna

01 October 2026

Ada aveva imparato che il mondo ha un odore. Non quello del pane caldo o dei tigli d’estate. Il mondo odorava di cemento bagnato, ferro, ascensori chiusi, ospedali, cappotti umidi. Odorava di corpi che si sfiorano senza vedersi. Di paura. La paura, Ada la percepiva prima delle parole. Forse per [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Rubrus: Chi, mangari un lunedì mattina, svegliandosi, non ha avuto la tentazione [...]

  • Ondine: Un incipit efficace per entrare subito nel cuore del disagio. Nel mondo c'è [...]

3
2
78

Fredda Lama

01 October 2026

Nel silenzio grave di un’alba oscura, si ode il gelo d’un cuore tradito, come vento che frantuma fiori innocenti nel giardino d’un mito. L’ombra del rispetto, tra veli di nebbia, si dissolve nell’ira, e l’eco d’onore si perde nelle spire d’un’alma che sospira. Come stelle cadute in un cielo tradito, [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

6
7
60

L' anziana signora

30 September 2026

L’anziana signora è dietro il bancone della sua bancarella di pesce fresco. Un odore forte di mare invade tutta la strada. Con la sua voce fiera invita i passanti a fermarsi. Molti non la sentono. Molti altri chiudono le loro orecchie quando le passano accanto. Alcuni disegnano smorfie sui loro [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

4
14
67

Dacci oggi il nostro disagio quotidiano

30 September 2026

Sono le ventidue di un qualsiasi anonimo sabato sera di una qualsiasi anonima città di provincia. L’aria ha iniziato a raffrescarsi, rendendo quasi gradevole la consueta cena all’aperto nel giardino della nostra pizzeria preferita. Mia moglie racconta la sua giornata lavorativa, tentando di ravvivare [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Piso81: valutare sempre bene quello che si vuole condividere in chat e compagnia bella😅
    cinico [...]

  • Indomito Pisano: Gia Piso. Così è. Ipocriti i velleitari manifesti di solidarietà [...]

Torna su