C’era una volta...
in una casa lontana lontana, una principessa non più giovanissima, ma ancora ben tenuta.
Viveva una vita spensierata, godendo di tutte le sue fortune.
Talvolta, osservava con un misto di stupore e fastidio i comuni mortali, che si affannavano per i loro tormenti.
Li giudicava un tantino drammatici.
Poi, un giorno, tutto cambiò.
All’improvviso, sentì un lieve pizzicore alla gamba.
Un fastidio insignificante, che non meritava attenzione… almeno all’inizio.
Ma bastarono pochi secondi perché un impulso irrefrenabile si impossessasse di lei: doveva grattarsi.
E si grattò.
Prima piano, poi con sempre maggiore foga, finché sulla pelle non si formarono piccoli rilievi, simili a collinette isolate.
In breve, quelle colline si trasformarono in vere e proprie catene montuose, rosse e pulsanti, che sembravano gridare vendetta.
Il prurito non le dava tregua.
Giorno e notte, la povera donna si ritrovò prigioniera di quel tormento.
Le ore passavano lente, scandite solo dal graffiare furioso delle sue unghie sulla pelle.
Le notti divennero insonni, i suoi nervi fragili come carta velina.
Afflitta e disperata, si confidò con sua sorella «Sorella mia, tu che sei tanto saggia, ti prego aiutami. Cosa mi sta succedendo?»
La sorella, con un tono da veggente esperta, le svelò l’arcano «Sei stata colpita dal terribile morbo delle zanzare.»
«Ma com’è possibile?»
«Forse sei finita sul TripAdvisor delle zanzare. Magari hanno recensito il tuo sangue come un’esperienza indimenticabile» aggiunse la sorella, con aria sorniona, mentre intingeva un biscotto nel tè.
La principessa, ancora incredula, decise di consultare il leggendario Stregone Internet, depositario di tutte le risposte alle domande più assurde.
«Perché proprio io?» chiese al potente oracolo online.
Il vecchio Stregone si limitò a scrollare le spalle virtuali: «Non c’è una risposta. Ma non temere, guarire è possibile.»
Meno male, pensò la principessa.
«Recati nella più vicina bottega» continuò lo stregone «e compra le magiche spirali. Accendile fuori dalla tua casa, e le zanzare non oseranno avvicinarsi.»
La principessa si precipitò alla bottega più vicina, riempiendo il cestino di spirali fino all’orlo.
Lì le consigliarono, per ulteriore sicurezza, un repellente con cui cospargersi.
Tornata a casa, sistemò una spirale ogni due metri, trasformando il suo giardino in una nube tossica degna della nebbia di Londra.
Poi si cosparse il corpo di repellente fino a farsi lacrimare gli occhi.
E attese.
Ma le zanzare, imperterrite, continuarono a banchettare su di lei come se nulla fosse.
Tornò quindi dallo Stregone:
«Saggio Stregone, le magiche spirali non hanno funzionato. Ho anche comprato un profumo che le avrebbe tenute lontane. Ma non è cambiato nulla. Forse perché importate dal lontano Oriente?»
«Poco importa la provenienza, mia cara» le rispose il saggio «forse le zanzare si sono abituate al loro odore.»
La principessa sbiancò «Quindi devo soffrire in eterno?»
«Oh, no» la rassicurò lo Stregone «recati alla bottega, magari non quella orientale, e compra dei braccialetti miracolosi. Saranno la tua salvezza.»
«Braccialetti? Mah…» borbottò lei, perplessa, ma li indossò comunque.
Uno su ogni polso, su ogni caviglia, perfino attorno al collo come una collana.
Dopo un’ora le era scoppiato un feroce mal di testa, ma nemmeno una zanzara si lasciò impressionare.
Fu così che, con passi lenti e strascicati, tornò dallo Stregone:
«Oh saggio Stregone Internet, io ho tantissima fiducia nella tua sapienza, ma, non per offendere, forse questo problema è al di sopra delle tue capacità.»
«Come osi?» tuonò lo Stregone «In me vi è tutta la conoscenza del mondo.»
Se questa è la saggezza dell’umanità siamo messi maluccio.
Ma non ebbe il coraggio di dirlo ad alta voce.
«Riconosco che il tuo problema non è semplicissimo, ma ho la soluzione. Un talismano sonoro, usato anche per proteggere gli infanti.»
«Fammi capire, dovrò camminare con un jukebox appeso al collo?»
«Non essere ridicola» replicò lo Stregone con una nota stizzosa nella voce «emette un suono percepibile solo alle zanzare. Le infastidirà così tanto che non ti pungeranno più!»
La donna lo accese speranzosa.
Un piccolo click. Poi niente. Era rotto?
Si guardò intorno: per un attimo le zanzare si erano bloccate.
È la volta buona? Lo sperava.
Ma, dopo un attimo di smarrimento, le zanzare sembrarono gradire quella “musica”.
Anzi, avanzavano a passo di marcia.
«Oddio» esclamò la principessa «invece di un antizanzare, ho comprato quello con la Marcia di Radetzky?»
«No» intervenne prontamente la sorella «non è mica un iPod.»
Ormai sull’orlo di una crisi di nervi, tornò dal mago per l’ennesima volta.
«Ciao Stregone.»
«Ancora tu?»
«Lo so, non dovevamo vederci più. Ma neanche il talismano ha funzionato. Sii sincero, sono condannata alla sofferenza eterna?»
Lo Stregone tacque.
Stava attingendo al sapere universale o si stava scaccolando?
La principessa non era sicura di volerlo sapere.
Dopo un tempo che le parve interminabile, lo Stregone si schiarì la voce:
«A questo punto, l’unica spiegazione è una maledizione.»
«Tipo Avada Kedavra di Harry Potter?»
«Sì» sentenziò «ma questa non te la lanciano. Te la meriti. Si chiama Karma.»
Calò il silenzio, persino le zanzare si arrestarono un attimo. In segno di approvazione.
La principessa scoppiò in lacrime «Perché... Perché proprio a me? Perché non posso affrontare orchi e draghi come tutte le principesse normali?»
«Cerca di darti un po’ di contegno» intervenne lo Stregone «le principesse piagnucolose mi snervano. Non riesco a pensare.»
«Grazie, eh» sbottò la principessa ormai incurante della buona educazione «mi sono rivolta a te per una soluzione. Ma tu cos’hai fatto? Niente! Altro che sapere universale. Tu non sai niente. Quasi quasi disdico l’abbonamento.»
«Calmati» la interruppe lo Stregone in tono conciliante, forse anche un po’ intimorito «se la smetti di sbraitare, e mi fai consultare i miei archivi, credo di avere la soluzione definitiva al tuo problema.»
«Come le altre 57?»
«No, sono certo che questa è quella giusta.»
La principessa alzò gli occhi al cielo, ma decise di ascoltarlo.
Tanto peggio di così non poteva andare, pensò.
«Recati dallo speziale più fornito del reame. Ti servono due pozioni: una ti farà odorare come una fogna, l’altra calmerà il prurito.»
La principessa sospirò. «Perfetto. Puzzare e sperare che abbiano il naso tappato.»
Ma le provò. E funzionò.
Le punture svanirono, il prurito sparì, le zanzare la ignorarono.
Per celebrare, organizzò una festa in giardino.
Candele ovunque, braccialetti da battaglia, talismano al collo.
Il suo vestito svolazzava, ma più dell’abito era l’odore a tenere lontani gli insetti.
«Non mi avrete più, maledette» sussurrò soddisfatta, vedendo una zanzara svenire mentre la annusava.
Guardò il cielo, respirò l’aria (leggermente putrida) e sorrise.
Aveva vinto. 

Ma quella notte, per sicurezza, dormì col repellente sul comodino.
E visse felice, maleodorante, ma finalmente prurito-free.
 

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