Celina era seduta al lungo tavolo ovale nel soggiorno. Sua mamma, in cucina, stava finendo di riordinare dopo il pranzo. Celina amava questi momenti in cui era sola col papà. Lui stava leggendo un libro, comodamente seduto sulla sua poltrona e la ragazza stava facendo i compiti. Pochi mesi e avrebbe terminato la scuola superiore. Di fronte alla grande porta finestra, appoggiato alla parete tra i divani e il tavolo, un grande pianoforte verticale in legno scuro dominava la stanza.

Celina aveva notato più volte che suo padre era geloso del grande strumento musicale, anche se non lo suonava mai. Quando venivano i nipotini, figli della sorella di Celina, suo papà chiudeva la ribaltina con la chiave che riponeva in un angolo nascosto. “Non è un giocattolo”, diceva alla moglie, che avrebbe voluto far provare il piano ai bambini. Era strano, perché per il resto era un nonno affettuoso e accogliente.

Il pianoforte era vecchio, aveva ancora i tasti di ebano e avorio e, per quanto Celina potesse ricordare, era sempre stato nella loro casa.

Non aveva mai osato chiedere, ma, quando il padre sollevò gli occhi dal libro e le sorrise, la ragazza si rivolse a lui:

“Papà, da dove viene quel bel pianoforte? Quando l’hai comprato?”

In un primo momento, il padre sembrò sorpreso dalla domanda, ma poi mise il libro sul tavolino, si tolse gli occhiali da lettura e, per qualche istante, guardò fisso davanti a sé.

Poi disse con voce calma:

“Questo pianoforte apparteneva alla mia fidanzata…” Celina sapeva che sua madre non aveva mai suonato in vita sua… Attese, timorosa di aver toccato un tasto doloroso e pronta ad abbandonare la conversazione, anche perché vedeva un’espressione triste, quasi malinconica, sul volto del padre, solitamente sorridente.

Dopo qualche istante, lui proseguì:

“Dopo la guerra, avevo una fidanzata che studiava pianoforte al conservatorio. Era bravissima a suonare e voleva diventare concertista…” Celina era immobile, non aveva mai saputo nulla di quella parte della vita del padre. Sapeva che era stato Partigiano durante la guerra, ma… Attese in silenzio, un silenzio carico di tensione…

“Avevamo deciso di sposarci quando lei finiva di studiare.” Il padre sorrise, immerso nei suoi ricordi. “Quando stavamo cominciando a programmare la nostra vita insieme, improvvisamente si è ammalata di leucemia e, nel giro di pochi mesi, è morta…”

Celina fissò il padre, che le aveva appena confessato qualcosa che nessuno dei suoi fratelli sapeva. Sembrava parlare in modo distaccato, come una persona che ormai ha accettato quella terribile perdita. In un attimo Celina comprese perché suo padre si era sposato tardi, perché sua madre, ogni tanto, parlava di un periodo di esaurimento di suo papà prima del matrimonio, anche se diceva sempre che era stato causato dal rapporto con la madre e i fratelli… Perché non dire il vero motivo?

Celina, da quel momento, vide suo padre in un modo diverso: non era più soltanto uno stimato professore universitario, era un uomo che aveva avuto una grande sofferenza e l'aveva affrontata con dignità. Da quel momento, tra lui e Celina, la figlia più giovane, si creò un legame speciale, un affetto che non aveva bisogno di essere espresso in parole, fatto di sguardi e di intesa reciproca.

 

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