Mai e poi mai ci si voleva convincere che tutte le volte che si vuol fare all’amore il nostro corpo si rinvigorisce, ringiovanisce, s’inebria, si disintossica e spazza via dalla arterie ogni principio di sedimentazione pericolosa. Solo Franco, lo aveva capito perché si documentava nelle riviste scientifiche, dove fior di professoroni, avevano disquisito e continuavano a disquisire sull’evento. Ma per Lucia nulla da fare. Fredda, come se fosse stata scongelata di recente da un iceberg, conduceva il suo rapporto con alti e bassi, non convinta che far l’amore vuol dire donarsi totalmente e che una carezza potesse accendere fuochi nella paglia del suo cuore. Ogni mese si abbarbicava a scuse idiote, dalle classiche, ho mal di testa, alle più originali, il mio ciclo dura quindici giorni e non se ne parla nemmeno, oggi mi fa male la gola, stasera voglio dormire perché sono stanca, i tuoi mi stanno antipatici quindi lo sei anche tu… Una vita da depressa, uno stile di vita auto frenetico, passata a correre dentro casa con shalom tra una camera e l’altra, ogni giorno seguendo lo stesso percorso, inseguendo i suoi strofinacci e lustrando mobili stanchi del suo quotidiano intervento. E Franco si girava e si rigirava nel suo letto la notte, il giorno a lavorare, pranzare, cenare e… domani è un altro giorno. Di questa storia, condotta con tanta sofferenza per l’uno e l’altra, si voleva acquisire una morale. Ma non c’era speranza di setacciarla dai sospiri di stanchezza di Lucia e dalle delusioni continue che riceveva Franco. Forse solo una carezza, una notte di sesso, un piacere condiviso nella più piena soddisfazione poteva capovolgere le situazioni e le condizioni; ma ciò raramente avveniva e tutto precipitava nella routine che Lucia aveva creato, forse perché di amore non aveva provato in quel suo cuore. E si sa, se non c’è amore, può esserci una piccola infatuazione destinata a finire, e quel rapporto rischiava di sciogliersi come neve al primo prepotente raggio solare. Ma per loro due forse questa spiegazione non era la più idonea. Erano passati vent’anni, i capelli erano stati imbiancati dal tempo per i due; continuava sempre quell’atmosfera di pacifica convivenza, giorno per giorno, soffocati dai problemi finanziari, dalle ciclicità delle bollette da pagare, da sorrisi cauti distribuiti a vuoto, già sempre più giù nella vacuità del tempo. Nelle sue navigazioni Franco cominciò a chattare con Natasha. Il suo scopo non era più Lucia ma gli appuntamenti con lei, Natasha di qua e Natasha di là. Intanto Lucia si leggeva i suoi romanzetti rosa la notte e di giorno bazzicava negli ospedali per controllarsi il cuore, il fegato, lo stomaco, l’organo sessuale. Tutto a posto dicevano i medici. Ma lei non ci credeva. Quando finalmente Franco riuscì ad organizzare l’incontro con la sua Natasha, rimase paralizzato. Alla fontana del paese, vicino alla panchina, accanto al vaso con i fiori, con un giornale in mano e con in dosso un vestitino rosso c’era Lucia che aspettava di incontrarsi con il suo “Innamorato Pazzo”, con cui chattava da mesi quando Franco era immerso nel suo computer. Franco dovette bersi un cicchetto della sua grappa che portava con sé e rimase nascosto a vedere Lucia che innervosita guardava l’orologio ed era fremente. Lucia era Natasha. Franco rientrò a casa e si collegò alla chat.” Natasha , il nickname di Lucia, gli chiese perché non fosse venuto all’appuntamento. “Innamorato Pazzo” rispose che forse era meglio continuare ad amarsi attraverso la rete, ognuno senza invadere le proprie vite reali. La donna acconsentì. La sera Lucia scelse il suo nuovo romanzo rosa da cominciare a leggere e Franco, anche lui a letto, cominciò a leggere la Gazzetta dello sport. Il letto ora diventato un centro di cultura e d’informazione. Tutto era ritornato come prima. Era ritornata la solita routine del passato. Guai a disturbarla, caro Franco.

 

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