Due donne s’incontrano nella notte. S’incontrano sotto la luce fioca del lampione, alla fermata del tram. Il freddo le accoglie, le abbraccia.
Due donne s’incontrano e si guardano fugacemente. Non si conoscono, non si sono mai viste prima. E’ buffo trovarsi lì, a quell’ora insolita. E’ come se il gelido inverno le unisse.
Due donne s’incontrano e si stringono nelle sciarpe di lana, sotto i cappelli che le coprono. Gli occhi ridono. Chiari in una, scuri nell’altra.
Due donne s’incontrano come tante altre persone. Si passano affianco. Si vedono. Sarebbe strano fermarsi e guardarsi più attentamente, salutarsi. Due sconosciuti che si salutano non si vedono in giro. Eppure si vedono persone che quando s’incontrano si sentono a casa. Si riconoscono, come se si fossero già viste in un altro tempo, in un’altra storia.
Due donne s’incontrano e vorrebbero offrirsi un caffè. Un tempo per una chiacchierata. Per discutere di quel film appena uscito nelle sale al cinema, per scegliere un giorno in cui mangiare cibo etnico, per promettersi una lettura di un libro a testa. Per rivivere il passato e sognare il futuro. Per ridere senza una ragione. Per promettersi di vedersi la prossima volta senza prendere tutto quel freddo. Per sfiorarsi per errore o per intraprendenza. Per scambiarsi il numero e volere che la serata non finisca, o che finisca insieme.
Due donne s’incontrano e si sorridono lievemente. Il tram è arrivato e la donna dagli occhi chiari sale su. Non perde di vista l’altra donna che si stringe nel giaccone infreddolita. E’ bellissima. Sembra una bambina intimorita in quel momento, eppure dovrebbero essere più o meno coetanee. Sa quanto può essere difficile amare una donna alla luce del sole, ma sa anche come le cose possono cambiare, come stanno cambiando. Ha già amato. Ha già sofferto e giurato a se stessa che non doveva più accadere. Inutilmente. Nuovamente è stata felice, nuovamente si è innamorata. E’ una sorta di ruota che tocca a tutti. Tutti vogliono sentirsi completi, nessuno a metà. Pensava di lasciar passare il tram, senza salirci. Pensava di rincorrerla, di chiederle un’informazione a caso per poterle iniziare a parlare, per proporle un caffè o un sogno. Un sogno da vivere insieme. Una pazzia, sarebbe una pazzia lo sa bene. Scuote la testa, timbra il biglietto e il tram riprende la corsa.
La donna dagli occhi scuri la guarda andar via. Si infila le mani nelle tasche del giaccone. Non si è mai sentita così. Per un attimo ha pensato che la donna sarebbe scesa. Una stupida fantasia, eppure era come se lo sentisse, come se la conoscesse. E’ tardi ed è ancora lontana da casa. Meglio sbrigarsi. Alza il capo e vede una donna sorridere davanti a sé. Il suo riflesso nella vetrina illuminata la guarda. Per un attimo non si era riconosciuta. E’ felice. Felice come non lo era da tempo. Una felicità così visibile, viva, da non poterla neanche dissimulare. Riprende il passo, ma lentamente, con leggerezza, come se avesse paura di perdere quell’immagine flebile da tenere invece stretta.
Due donne s’incontrano e si perdono nella notte. Per poi ritrovarsi, chissà. In un futuro, in un sogno, in un’altra storia. Magari il giorno seguente a quella fermata. Provare ad andare lì, allo stesso orario e attendere, non costerà loro niente. Ci proveranno. Per guardarsi di nuovo e stavolta raggiungersi.

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