Rosaura, alle dieci, bussa alla porta della Pensione La Madrilena, in Calle Rioja, nel vecchio Barrio del Once a Buenos Aires, in cerca del suo (?) Camilo.

La variopinta tribù alloggiata la accoglie con entusiasmo, come “una di casa” e la invita (e costringe) a restare in casa.

E Camilo? Come mai non è altrettanto entusiasta?

 

Non ci troviamo di fronte ad un giallo “classico”, ma le five W (what, when, where, why, who) ci possono dare delle indicazioni: CHE COSA, DOVE, QUANDO sono certi; il PERCHÈ ha delle ragioni, ma è il CHI che ci riempie di dubbi.

 

Qualche mese dopo avviene il FATTO delittuoso.

Ma… chi è Rosaura? Esiste davvero?

 

Questo l’antefatto.

Così ci si addentra in quest’opera affascinante e misteriosa.

Attraverso le dichiarazioni rese alla polizia da parte dei personaggi coinvolti nella vicenda si cerca di (ri)costruire una vita ed una storia (d’amore?).

 

Come spesso accade, ognuno di loro avrà visto/vissuto la vicenda in maniera del tutto personale.

E proprio il “vedere” sarà, in un romanzo che parla di un (quasi) pittore vigliacco e pieno di risentimento verso il mondo e della sua voglia di riprodurre/falsificare l’immagine e la realtà, la chiave di volta che ci porterà, fino all’ultima pagina, a dubitare di ciò che abbiamo conosciuto fino a quel momento.

E alla fine, avremo chiarito realmente… tutto?

 

Pubblicato nel 1955 è stato il maggior successo dello scrittore argentino Marco Denevi (1922/1998), che non è riuscito a ripetere lo stesso exploit con i lavori successivi.

Romanzo che ti mantiene attento e teso fino alla fine e che lo scrittore conduce con mano ferma e scrittura intensa.

 

Da cinemaniaco, mi ha ricordato l’andamento da ricostruzione di RASHOMON di Akira Kurosawa.

 

Due i film tratti dal romanzo e con il medesimo titolo: nel 1958 il regista argentino Mario Soffici ha diretto Susana Campos e Juan Verdaguer; nel 1981 il regista Gian Luigi Calderone, per la RAI, ha diretto Daria Nicolodi.

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