Aeroporto di Capodichino.

Il volo ha due ore di ritardo.

 

-Ma come, per una tratta di appena quaranta minuti tutto questo ritardo? Comme d'abitude.-

Questo pensava Davide, mentre aspettava.

 

E ripensava a quegli ultimi giorni.

La convocazione era arrivata con la firma del Sindaco: aveva vinto il concorso per un posto di Segretario.

Proprio lui! E a tanti chilometri di distanza.

Aveva accettato con soddisfazione.

 

E intanto il volo non era pronto.

 

Gli altri che aspettavano con lui erano impazienti.

Un avvocato in viaggio professionale a Napoli. Una squadra di basket in trasferta.

Due suore che tornavano al loro convento. E via dicendo.

 

Intanto, sul piazzale era calata la sera e il tempo cominciava a cambiare: un fitto strato di umidità anticipava un forte temporale.

 

E intanto il volo non era pronto.

 

Non ne poteva più.

Qualcun altro, purtroppo, fu più lesto nel manifestare insofferenza.

Uno degli atleti, un metro e novantotto di stazza, cominciò a dar di matto prima parlando e sbraitando a voce alta, poi urtando e scalciando borse e suppellettili.

 

Lui si stupì, si alzò in piedi e, dopo aver pensato di intervenire, visto che nessuno ancora lo faceva, vi rinunciò vedendo arrivare gli addetti alla Sicurezza dello scalo.

 

E intanto il volo non era pronto.

 

E non sarebbe mai stato pronto, per lui.

Infatti, mentre cercava di scansarsi, fu raggiunto in piena fronte da un piccolo ma appuntito mobiletto che l'atleta, ormai in preda ad una furia incontenibile, gli aveva lanciato, essendo a pochi passi di distanza da lui.

 

E intanto il volo non era pronto.

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