«mi scusi, c’è mancato pochissimo, la stavo quasi sporcando!»

mi giro, una ragazza provvista di piatto pieno di cibo, bicchiere colmo, tramezzino e pochette mi ha quasi investito allontanandosi dal tavolo del buffet, ha degli occhiali molto spessi fumè che le coprono il viso e si morde nervosamente un labbro.

«aspetti, le do una mano»

prendo il piatto ed il bicchiere e l’accompagno al tavolo, nel frattempo non smette di parlare

«non avrei dovuto prendere tutto insieme, ma quando riesco ad avvicinarmi al tavolo cerco di fare rifornimento più possibile, lo so che non è fine, ma tanto non riuscirei mai ad essere fine, non sono portata per le feste, odio i ricevimenti, odio gli aperitivi ai ricevimenti e odio le gonne lunghe»

…confessa mentre inciampa di nuovo nell’orlo della gonna

“si tenga a me, insieme riusciremo ad andare contro le avversità della vita, non sarà un tramezzino a fermarci!”

mi guarda sorridendo

«purtroppo la sposa è la mia migliore amica, beh, in effetti è mia nipote di secondo grado, ma siamo quasi coetanee, ha deciso di sposare quel carciofo e non potevo rifiutare di venire, lei perché è qui?»

«sono il cugino del carciofo»

non dovevo dirlo mentre lei è ancora in piedi, con una manata fa volare il bicchiere di una signora che disgraziatamente aveva optato per del vino rosso, il modo migliore per accompagnare il brasato che ora giace tristemente affogato in un mare rosso

«scusami zietta»

«non ti preoccupare tesoro, poteva andare peggio»

…e il peggio arriva, per rimediare al danno decide di scolare sull’erba il vino impiattato, sporcando le scarpe di ”zietta”… chissà se il coccodrillo si può smacchiare?

«lascia tesoro, mi pulisco da sola, non preoccuparti, vai col tuo nuovo amico e non pensare a me»

…le dice spingendola un po’ rudemente

«mi scusi, sto dando il peggio di me stessa, ho fatto una figuraccia con lei»

«alt! Ricominciamo da capo! Mi chiamo Carlo»

«io Betty, da Elisabetta, possiamo darci del tu?»

«molto volentieri Betty, odio il lei»

«non sono sempre così, Carlo, solo quando sono nervosa, ai matrimoni c’è sempre gente che non conosco, mi sento giudicata, cerco di fare la brava e ne combino di tutti i colori… ascolta… mi dispiace di aver detto quella cosa su tuo cugino»

«tranquilla, è un parente, non siamo amici»

le catturo una mano, per paura che possa inciampare nell’erba, ovviamente si è messa i tacchi a spillo per peggiorare la situazione. Arriviamo ad un tavolo libero e la faccio sedere, lo spacco della gonna ne approfitta per aprirsi e lei con mano (forse) pudica lo richiude prontamente… goffa ma interessante.

«tu non hai preso nulla?»

«ci stavo andando, ma ho incrociato un simpatico uragano con cui sto facendo il CID»

«Campeador?»

rido della battuta, si sta sciogliendo, forse i camerieri possono iniziare a preoccuparsi d’altro

«se mi prometti di non sparire vado anch’io a fare rifornimento»

«non ti preoccupare, mi ritroveresti grazie alla scarpetta, sicuramente pianterò il tacco nell’erba e la lascerò qui»

mi allontano dal tavolo, incrocio Nevio, lo sposo

«auguri cazzarone»

«grazie cuginetto, ti stai divertendo?»

«finora no, da adesso in poi è un’incognita»

«chi hai incrociato?»

«Betty, la tua nuova zietta»

«odio reciproco, non ci siamo mai sopportati, sin dall’inizio, Sheila dice che è una delle persone più intelligenti ed interessanti che ci siano, forse siamo partiti male, a proposito… si è tolta gli occhialoni scuri?»

«no, perché?»

«non puoi giudicarla finché non le vedi gli occhi, se non fosse così stronza m’acchiappavo lei»

«a suo sfavore, non direi che tu sia un mostro di simpatia»

«aaahhhh, capiscooo, già la difendi, va bene faremo delle belle seratine in quattro davanti al caminetto di casa tua quest’inverno»

«cinque, lo so che ti sei sposato perché hai messa incinta Sheila, zia ha cantato!»

«ah, immagino, è già sul web»

viene catturato dalla moglie per l’ulteriore tonnellata di foto, mi lancia un mezzo sorriso mentre si allontana, per la cena si andrà per le lunghe, recupero una quantità industriale di cibo, scelgo cose che non sporcano e non ungono per sicurezza e ritorno al tavolo

«non sei sparita?»

«no, avrei dovuto farlo? Ormai Nevio ti avrà detto tutto»

«forse non ci crederai, ma a parte l’antipatia che ricambia, mi ha parlato solo bene di te»

«evidentemente c’è lo zampino di Sheila, non ho mai fatto nulla per colpirlo… ah si, gli ho tirato un piatto una volta»

«che ti aveva fatto?» le chiedo ridendo

«beh, sanno tutti che sono goffa, quindi se mi dicono cose sgradevoli, i piatti possono eludere la forza di gravità»

«mi ha detto un’altra cosa… posso parlare sinceramente?»

«prometto che niente sarà usato contro di te»

«allora… mi ha dato un consiglio, se inizio a pensare che potresti piacermi, devo scappare di corsa, prima di vedere i tuoi occhi»

«quindi dipende da me, se io non mi tolgo gli occhiali, possiamo continuare a scherzare senza che mi trovi trascinata dietro ad un cespuglio»

«pensi che potrei farlo?» sorride guardandomi di sottecchi (deliziosa!)

«a questa domanda non rispondo… (colpo basso, qui la faccenda si complica)

alza la manina, come a scuola

«posso parlare anch’io sinceramente?»

«ovvio»

«tuo cugino ha fatto ubriacare Sheila, non è stata violenza, perché lei non aspettava altro, però non hanno usato precauzioni e lui è riuscito nel suo intento, si è fatto sposare dall’ereditiera»

rimango colpito

«sapevo che mio cugino fosse uno stronzo, solo non pensavo fino a questo punto, ma stai tranquilla, io non ho problemi di soldi»

«non era per buttarmi avanti, ti conosco appena, però sei simpatico e vorrei mettere subito le cose in chiaro»

«per caso il piatto volante c’entra qualcosa in questa storia?»

«si, è stato un attimo prima che gli dessi un calcio sui coglioni, purtroppo non abbastanza forte, infatti ha potuto procreare»

«hai ragione, purtroppo»

«non ti sono venuto addosso apposta, però mi hai colpita, dopo che ti ho… colpito»

ridacchia della battuta, poi continua «adesso devo cercare di capire chi sei veramente»

«sono uno che è venuto qui perché doveva farlo, ero convinto che sarebbe stata una di quelle giornate “sprecate”, però poi una collisione con la simpatia, con una tenera goffaggine e battutine gustose ha cambiato un po’ tutto… come dire…»

mi fermo, non so continuare, non voglio spingermi oltre

«Nevio non mi aveva parlato PRIMA di te, anche perché l’ultima volta che lo vidi fu al funerale di nonno, quattro anni fa»

«una famiglia molto unita» sogghigna

«si, una famiglia molto unita, con gli altri cugini e cugine ci amiamo, voglio bene a mia zia, lui mi sta sui coglioni da circa 30 anni, calcola che ne ho 32, non posso dire di averlo odiato TUTTA la vita, ma quasi»

«scusa, non volevo essere cattiva»

«no, hai ragione, tutto quello che sai di noi non può deporre a nostro favore, se mi prometti di non affogarle per sbaglio, ti presento le mie cugine»

«stiamo lontani dalla piscina, sennò non posso giurartelo»

mi alzo

«aspetta, nel caso me le presenti dopo»

mi risiedo

« Ricominciamo da capo! Mi chiamo Betty, da Elisabetta»

«Io mi chiamo Carlo, e l’unica cosa che voglio ricordare della mezz’ora trascorsa sono le tue gambe»

«giuro che non l’ho fatto apposta»

«neanche io a guardarle, riflesso pavloviano»

«è la mia vita, nei momenti normali, in cui sono sicura di me stessa, metto i jeans, quando combino casini, in momenti ufficiali, sto con la gonna, meno male che per sicurezza evito le gonne corte, sennò dovrei fare le presentazioni, in poco tempo la conoscerebbero tutti»

«tranquilla, non sono arrivato a quello, l’ho solo desiderato»

«ti dispiace se non mi presenti nessuno? Non vorrei dare fuoco al gazebo»

«guarda, da quella parte c’è il lago, non è molto illuminato, ma il giusto, non ci sono cespugli, quindi non è possibile che ti trascini dietro con la forza, sarò inoffensivo, ci togliamo le scarpe ed andiamo lì?»

«dai, avevamo promesso di dimenticare l’inizio, perché devi trattarmi così?»

«scusami, hai ragione»

si toglie le scarpe ed inizia a correre, ci metto un po’ di più, tra lacci e calzini, ma poi inizio a correre dietro di lei, appena arriva inizia a schizzare tutto intorno, il primo impulso è tenermi alla larga, poi penso che non mi frega nulla del matrimonio, in ogni caso a cena starò con i piedi sotto il tavolo, quindi non si vedrà nulla

«Marcello, come here, hurry up!»

«Sì Sylvia, vengo anch’io, vengo anch’io… ma sì, ha ragione lei, sto sbagliando tutto. Stiamo sbagliando tutti!»

«hai guadagnato 10 punti Marcello, elevata reattività e profonda conoscenza filmografica»

«per così poco, chiedimi dell’uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov, se vuoi divertirti»

«ottimo, solo per questo hai piantato una bandierina dove tu sai»

«mmhhh… sei del tipo che per eccitarsi, invece delle parolacce deve sentirsi dire: “Murnau… Eisenstein… il gabinetto del dottor Caligari… fino all’orgasmo finale con Akira Kurosawa»

«quasi, se scopri chi è il mio preferito, potresti piantare un’altra bandierina»

«sto andando fuori rotta, ti piacciono ma son troppo vecchi, li stimi, ma sono lontani dal tuo carattere, sei da cinema francese, non Marcel Carné o Jean Vigò… più recenti, dell’epoca Rohmer, Chabrol, Godard…»

smette di muoversi nell’acqua, mi sto avvicinando… non materialmente

«… ma non degli anni ’80, stimi Besson, ma non…»

«smettila, dimmi chi è!”»

«Francois Truffaut»

«assurdo, il cugino coglione non lo sa, nella mia famiglia pensano che mi piacciono tutte le rotture di palle del cinema, non puoi averlo saputo da nessuno»

Mentre parla si sfila lentamente gli occhiali, mettendosi impercettibilmente e volutamente a favore di camera

«film preferito?»

«facile, per una che ama il cinema, “effetto notte”!»

finalmente vedo i suoi occhi, sono viola come quelli di Liz Taylor, impossibile resisterle, ho l’imprinting, da ora in poi sarò suo per sempre

«come hai fatto?»

«non ti confesserò mai che fino ad un certo punto mi sono arrampicato sugli specchi, quando ho parlato di cinema francese ti sei bloccata, da lì è stato facile seguire le tue reazioni alle mie parole, sono stato anche fortunato, amo Truffaut»

mentre ci avviciniamo… pericolosamente, arriva un ragazzino

«mi hanno detto di dirvi che s’inizia a cenare, sbrigatevi!!!»

un frammento di delusione s’insinua tra noi, mi domanda

«che tavolo stai?»

«non ricordo, ma non credo che staremo insieme, avranno riunito per famiglie»

«logico…»

poi ridendo

«riuscirai a stare un’ora lontano da me?»

«l’ultima ora prima dell’eternità? Posso farcela, intanto dammi qualcosa, non pretendo il gioiello su cui ho piantato due bandierine, ma…»

il silenzio è rotto solo dal frinire dei grilli e dai bambini che urlano tra i tavoli della cena.

Ovviamente i nostri tavoli sono lontani, era prevedibile, l’accompagno e le tengo la sedia per evitare che sparecchi, le risatine intorno a noi si sprecano, ancora goccioliamo, per fortuna siamo sull’erba e non facciamo guai, mia madre mi aspetta con aria indagatrice

«com’è che state parlottando tu e quella?»

«quella ha un nome»

«lo sai che ci provava con tuo cugino?»

«lo sai che mio cugino si è preso una ginocchiata sui coglioni perché voleva saltarle addosso? Lo sai che mio cugino ha messo incinta la moglie per accasarsi col patrimonio?»

«e allora? È un buon partito, le donne lo fanno da millenni»

«mamma, non c’è peggior nemico per una donna che un’altra donna»

«stai attento, se entra in casa la ridurrà un ammasso di rovine»

«solo quando è con i parenti perché le rompono le palle… mi ricorda qualcuno»

«va bene, sei maggiorenne e vaccinato, fai come vuoi, ma non dire che non te l’avevo detto»

All’unisono continuo «…ma non dire che non te l’avevo detto, sono anni che mi dici le stesse cose, non ci hai mai preso, cosa ti fa pensare che stavolta avrai ragione tu, il calcolo delle probabilità? La legge di Murphy?»

Si gira verso una parente di secondo grado

«sempre così, che ti dicevo? Tesctardo» dice accentuando l’ultima parola

 

 

 

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