I. Ivan — Ottobre 2025

Ladispoli, fuori stagione, è un paese che sembra aver dimenticato di essere una località di mare. Le persiane delle seconde case sono chiuse, gli stabilimenti sono chiusi, gli alberghi pare che non siano mai stati aperti. Anche i negozi su Viale Italia hanno perso quella vitalità di poche settimane prima.

Io ci passo le estati con i miei, nella casa al mare, e a volte ci rimango fino agli inizi di ottobre, come quell'anno. E così ero ancora a Ladispoli, sotto un cielo basso, grigio, con il vento che arrivava dal mare e faceva correre la sabbia sul lungomare quasi deserto. Le onde si rompevano sulla battigia con uno sciabordio continuo e pare che dal mare salga un freddo che ti penetra nelle ossa.

Ho diciassette anni e sono, come dice mia madre con un misto di orgoglio e di preoccupazione, «uno che pensa troppo».

Passo ore a leggere libri di ogni argomento, prendo appunti su un'app sul telefonino, mi faccio venire il mal di testa a forza di girare intorno a un'idea fissa finché non la capisco fino in fondo. Fede dice che sono «il filosofo», lui invece si definisce «l'uomo che agisce», una battuta che gli ho sentito ripetere così tante volte da sospettare che l'abbia rubata da qualche video che ha visto su YouTube.

Fede lo conosco dalle medie. È alto e muscoloso: piace molto alle ragazze. Esibisce anche una notevole sicurezza di sé. Non è cattivo, voglio dirlo subito, prima di raccontare il resto, perché altrimenti tutto quello che segue sembrerebbe la storia di un ragazzo violento che trascina con sé uno più debole, e non è così semplice. Fede è generoso, difende gli amici e piange guardando film tristi, ma solo quando nessuno lo vede. Ma ha una specie di fame che io non ho mai avuto: la fame di sapere se le cose siano vere anche fuori dalla sua testa.

Quella sera eravamo rimasti in casa perché fuori pioveva. Avevo proposto di guardare Arancia meccanica.

Fede aveva storto il naso, in un primo momento.

«Ha più di cinquant'anni, quel film», aveva detto, buttandosi sul divano.

«Che ci frega a noi di un film degli anni settanta?», riprese.

«Fidati», gli avevo detto, e lui aveva alzato le spalle, tipo va bene, ma se fa schifo lo dico.

Non gli fece schifo. Dopo i primi venti minuti il telefonino di Fede era finito a faccia in giù sul cuscino, spento, dimenticato, e lui guardava lo schermo della tv con un'attenzione che non gli avevo mai visto.

«Guarda come si muove», disse Fede, indicando Alex e i suoi drughi nella scena in cui irrompevano in casa dello scrittore.

«È come se ballassero.»

«È un film», dissi io.

Fede sorrise.

Fu quel sorriso, più delle parole che seguirono, a restarmi impresso:

«Appunto per questo bisognerebbe provare a vedere se è vero».

 

II. Fede

Ivan crede di essere quello che pensa e io quello che agisce, ma si sbaglia: io penso più di lui, solo che non mi fermo mai abbastanza a lungo su un pensiero. Non volevo nemmeno vedere quel film ma, dopo venti minuti, avevo smesso di pensare a quanto fosse datato.

Anzi, scoprii che era una vera figata!

Quella notte, con la pioggia che continuava a battere sui vetri e il salotto ormai buio, tranne per la luce della tv, sentivo un prurito preciso, localizzato, come una scarica elettrica che mi attraversava la spina dorsale.

E allora mi venne una strana idea: volevo verificare. Come quando da bambino tieni in mano un insetto e ti chiedi se, stringendo appena un po' di più, sarebbe sopravvissuto.

Si chiama curiosità.

Uscimmo verso le tre, presi le chiavi del motorino di mio fratello senza dire a Ivan cosa avevo in mente, perché nemmeno io lo sapevo. Attraversammo le strade vuote di Ladispoli, passando davanti alle serrande abbassate e alle case di villeggiatura immerse nel buio.

Poi prendemmo la strada verso la costa, dalle parti di Torre Flavia.

Fino a quando non vidi il vecchio.

Era seduto da solo vicino all'acqua, su una sedia pieghevole, con la canna da pesca in mano, la schiena curva contro il grigio dell'alba.

 

III. Il pontile

Dalle parti di Torre Flavia, quando arriva l'autunno, la costa sembra un'altra cosa. I turisti sono spariti, gli stabilimenti sono chiusi e il vento porta l'odore salmastro fin dentro la vegetazione. La vecchia torre emerge in lontananza, scura contro il cielo, mentre i sentieri che d'estate sono pieni di gente restano deserti.

A quell'ora — le tre e mezza, le quattro — non c'è quasi nessuno. Solo qualche pescatore ostinato, qualcuno che non riesce più a dormire e preferisce aspettare l'alba con una lenza in mano piuttosto che restare a letto contando le ore.

Il vecchio era uno di quelli.

Si chiamava Fausto, il cognome l'ho dimenticato — lo avrei saputo solo dopo dai giornali. Aveva ottant'anni ed era di Cerveteri.

Portava una giacca a vento verde sbiadita e un cappello di tela calato sulla fronte. Quando mi avvicinai mi pareva di sentire il suo respiro affannato, il suo respiro di vecchio.

Ma sentivo anche il mio cuore che mi batteva forsennato in petto.

«Cosa fai», sussurrai a Fede.

«Niente», disse lui, e continuò a camminare.

Ci fermammo a due passi dal vecchio proprio mentre lui si alzava a fatica dalla sedia, appoggiandosi alla canna, perché la lenza si era impigliata da qualche parte sotto il pontile. Fece due passi verso il bordo e si chinò per liberarla, tenendosi con una mano al parapetto.

Fede mi guardò un istante — un solo istante, ma bastò a farci ritrovare la stessa complicità muta che avevamo da bambini, quando decidevamo di scavalcare un cancello — poi si avvicinò alle spalle del vecchio, ancora chinato sul bordo, e con le due mani lo spinse.

Colto di sorpresa, senza il tempo di raddrizzarsi, il vecchio non oppose resistenza. Ci fu un tonfo sordo nell'acqua, lo sciabordio dell'acqua che si richiudeva e un grido breve, quasi un colpo di tosse, poi più nulla.

«Andiamo», disse Fede, e corremmo.

Mi voltai una volta sola: vidi una mano che spuntava dall'acqua nera e si aggrappava a un palo. Pensai, con una lucidità che ancora oggi mi fa paura: bene, allora ce la fa.

Tutti i racconti

3
2
25

La Stazione

08 November 2026

La Stazione Il treno era in perfetto orario. Il Capostazione guardò il vecchio orologio da taschino e sorrise. La stazione era quella di sempre, mattoni rossi e panchine di legno, anche se niente lasciava intendere i mille anni e i tanti treni passati su quei binari. Di questo il Capostazione [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

2
3
16

Il vampiro

Eco
08 November 2026

Capelli rossi. Il mio colore preferito. E che dire di quella vena pulsante sul collo, così evidente sul candore della sua pelle? Il sole era ancora alto. Troppa luce. La osservavo dalla penombra, come un timido innamorato che non trova il coraggio di dichiararsi. Ma il mio non era certo amore. [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Eco: Grazie, Paolo! Mi fa davvero piacere che ti sia piaciuto. Quanto alla tua domanda... [...]

  • zeroassoluto: Finale aperto...
    Capisco l'invecchiamento e lo sfiorire di lei, ma [...]

4
4
23

Ho Bruciato un'Amica

Ancora nelle narici...

08 November 2026

Ho Bruciato un'Amica Ne sento ancora l’odore, il fumo acre, con piccoli refoli dal sapore dolciastro. Chi lo avrebbe mai detto. Succede. Succede quando so che quel sottile spago che divide il razionale dal buonsenso, si spezza ancora prima di essere tesato. E poi il caldo, il repentino cambio [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

6
8
38

L'amministratore delegato

07 November 2026

“Va bene Rino, ti aspetto domani per la verifica dei bilanci” concluse Luca. La giornata lavorativa stava volgendo al termine. Luca guardò il lussuoso orologio che Rino gli aveva regalato il giorno del matrimonio con sua figlia Stefania e sospirò. Da lì a qualche minuto sua moglie sarebbe passata [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

4
3
20

Le Cronache intonacate del Regno di Minfonia: Gli effetti della Maledizione sul Re (4/4)

Vol 1: Il patrimonio ominisessuale

07 November 2026

La Reggina Reggella aveva divorziato e minacciava di portargli via tutto, dal Castello Palazziale al Palazzo al mare, in montania, e in Campania. Il suo esercito era bloccato inerme davanti al Castello della Strecazza, e se questa avesse contrattaccato, di lui non sarebbe rimasto che l'aere. Così [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

6
7
35

L’accordatore di silenzi

07 November 2026

Si chiama Elia Quieti e di mestiere aggiusta silenzi. Non è uno psicologo. Non è un medico. Non è neppure, a ben vedere, qualcuno che sappia davvero parlare bene. È uno che ascolta. Viene chiamato quando qualcuno, dopo un trauma violento, smette di parlare. Arriva con una valigia stretta e lunga, [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

5
6
37

NESSUN APPELLO

06 November 2026

Lui stava lì, seduto sul suo elegante divano, osservando il cellulare che teneva tra le mani. I pensieri erano quelli di un uomo consapevole di aver scritto, sopraffatto da quella nota impulsività, parole che avrebbero generato pensieri cupi e dolore. Alcune parole di lei, in fondo insignificanti, [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • MaricaR: Lui pensa a lei, Lei pensa a lui ma entrambi rimangono arroccati al loro orgoglio. [...]

  • lottimista: Bel racconto, scritto molto bene. Con i cellulari è diventato più [...]

5
10
20

Le Cronache intonacate del Regno di Minfonia: Gli effetti della Maledizione sul Re (3/4)

Vol 1: La prima Grande battaglia primordiale

06 November 2026

L'Esercito Regio dell'Erculeo marciava verso il Castello Marcio della Strecazza. Marciava e marziava, marziava e marciava fino a che non arrivò alla battigia pronto a battagliare. Il Castello unto e marcio della Strecazza albergava su un cucuzzolo a strapiombo sul mare. Cussì l'Esercito Regio si [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

1
1
17

MORE NEWS FROM CENTRALE PARANOICA

IN FONDO A QUELLE ZONE CHIMERICHE C'E' UN CAMION E TRE SELVAGGI MASCHERATI

06 November 2026

Hi, qui è la Centrale Paranoica. “MORE NEWS FROM THE TRANSCEND VILLAGE”; picchiatelli così non li trovate da altre parti, fidatevi e comunque chi non è interessato via, sciò, fuori di qui… I “Western Punk” ve li ricordate? Quelli di “Pop Neon Song” che adorano azzuffarsi in studio? Vi do una [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

12
9
48

Vita e morte di un fiore reciso

Genius - Sfida di scrittura proposta da Luigi Annibaldi - Scegliere il punto di vista della storia

05 November 2026

Ciao. Sono un petalo — o meglio, quel che resta del bellissimo tulipano rosso di cui facevo parte fino a poco fa. Ero in compagnia di altri cinque splendidi petali e tre sepali, tutti di un rosso fuoco vivido. Ora, invece, io, i miei fratelli e il gambo verde ci troviamo spiaccicati sul marciapiede [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Zio Rubone (Ezio Bruno): Mi è piaciuto molto. Non soltanto perché scritto molto bene, [...]

  • Alvin: Oggetti che parlano e anime che si emozionano. Stuzzicante la sfida di scrittura [...]

5
3
19

Le Cronache intonacate del Regno di Minfonia: Gli effetti della Maledizione sul Re (2/4)

Vol 1: Il destino della Reggina Reggella

05 November 2026

Nel frattempo, mentre i Cavalleros cavalcavano fra trappole, trattorie e tratturi, la Reggina si destava nell'ala detestata del Castello Palazziale. All'interno di una istanza dell'alveare, tra alveoli, concubine e concubicoli, vi stava asseggiolata la Reggina su uno strallo di marzipane. «Oibò», [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • MaricaR: Che giramento...no giratesta... no giracollo! va beee, aspettiamo la terza [...]

  • zeroassoluto: Giroglioni di testaccia... merasuoni di pariglia...
    likamente!
    Attendito [...]

5
6
38

Fairy Lights

05 November 2026

Dal calare del sole fino all'alba, nelle notti di luna nuova, nei campi attorno al villaggio compaiono migliaia di lucine danzanti. Elisa sta praticamente trascinando, con la forza dei suoi otto orgogliosi e intrepidi anni, la povera Caterina. — Dai, Cate! Corri! E Caterina, che era già in pigiama [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Smoki: E cosa sono "maniaci, spacciatori, rapitori..." se non orchi, streghe, [...]

  • Rubrus: Come dice Smoki.
    E, come dice Stephen King, il romanzesco è la verità [...]

Torna su