Nel frattempo, mentre i Cavalleros cavalcavano fra trappole, trattorie e tratturi, la Reggina si destava nell'ala detestata del Castello Palazziale.

All'interno di una istanza dell'alveare, tra alveoli, concubine e concubicoli, vi stava asseggiolata la Reggina su uno strallo di marzipane.

«Oibò», ella disse, «è ora di demenzionare il marito dalla sordida minzione.»

E cussì si rivolgette ad un avvocadro azzeccacarbugli, il dottor Pizzicagnoli della casada del Frankenstein.

«Abogado! Abogado! Mi liberi dal vincolo del matrimonio col Re minzioniero e menzognero! La sua minzione nun s'arresta e io so la su mugliera, non la su infermiera!»

L'abogadro si prese à còre il destino della Reggina Reggella di Minfonia e apportò l'Erculeo Toninazzi, Quinto Erede Maggiore della Casata dei Minfonia, avverso il tribunale dei tribuni.

L'Erculeo spatafiozzava la minzione negli occhi dell'abogadro mentre ello procedeva all'arringa dell'arrembaggio.

«Vostro Onore! Vostro Onere! Vostro Giudice unico e cervellone! La mia assistita non può! Guardi che minzione! Non v'è minzione d'onore!»

Il giudice rispondette:

«Vero è che menzione d'onore non c'è. Si prosieda col divorzio! Divorzio sia!»

Il Re si oppose e minzionò dappertutto, ma le guardie del tribunal analizzante lo fermarono:

«La Legge è Sacra e non si abbevera!»

La Reggella, ora single e bella, s'era già fiondata sulle app di tresche e treschelli a cercar menestrelli.

Fu accussì che si celebrò il primo divorzio della storia del Regno, per minzione perpetua, omissione coniugale e grave inondazione del talamo nuziale.

L'Erculeo furioso si mise a correre a più non posso su per le scalinate della torre di Pinzimonio fino a che non giunse innanzi alla bella ex Reggina, ove vi profferì verbo:

«Avete apposto il divorzio! Ora sloggiate dalle mie proprietà!»

La ex Reggina si infiammò:

«Ti porterò via tutto! Tutto! Anche le macchie che c'hai sul baverozzo! Brutto zozzo!»

Il Re chiamò le guardie di guardia alla guardiola e fece scortare la ex giù per le scaliere di legno scorticato.

La donna urlava ululando come una lupa in preda ai lupini:

«Ti porterò via anche il Palazzo Palazziale fronte mare, fronte montagna e fronte spizio!»

Il Re non batté ciglio e accigliato ridette blafochiando come un tronfio blagone.

Così la povera donna dovette trasferirsi in una roulotte di terza mano abitata da un coniquilino zoppo, zotico e roboante.

«Maledetto sia il Re! Maledetto! Ora debbo condividere la mia rulotta con un'altra persona in persona!» disse l'inquilino roboante.

«Provaci, dillo in fazzia al Re! Diglielo! Diglielo!» lo provocò lei astutiziamente.

«Ah, non mi credi omo!»

E accusì corrette verso il Re, aprò la boccuccia roboante e sparò:

«Toglietemi la coniquilina dalla mia rulotta!»

Il Re, ancora accigliato, anche stavolta non alzò ciglio e gli fece in diretta tagliare il testone.

La ex Reggina ora aveva una roulotta tutta per sé.

E da lì gli avrebbe portato via tutto al signor Erculeo Re di Minfonia.

La vita nella roulotta l'avea stancada: era vita dura, al freddo e al caldo.

Fuori piovette e si accumulò fango che lei portava coi suoi piedizi nella tenera rulotta. Non vi era più la servitude.

Doveva andare in bottega a comprare vivande, viveri e succhi delle Ande. Doveva rabboccare il letti, appulire i pavimenti e occuparsi del tetto che ci aveva un buco sopra e penetrava l'acque.

Ormai si trascurava e accussì le venne pria la barbetta, poi la barbuzie e infine il pizzetto.

Donna barbuta era sempre piazuta nel Regno di Minfonia.

Così ella iniziò ad essere ancor più bella e pure dai Regni vicini accorrevano per fare la corte alla ex Reggina pizzettatta di pizzetto.

«Ma che bel pizzetto che hai!» le dicevano principi, duchi, marescialli, cavalieri e magnate.

Tutti se la volevano magnare ma lei, irsuta e coraggiosa, non si concedeva a nissuno di quei biechi porzignacchi.

E fu accussì che la voce intanto giunse alle orecchione del Re Erculeo di Minfonia che immediatamente fu colto da gelosia fulminante che ivi lo fulminò.

Intenzionato a riprendersi la bella con la barbuzie, convocò un'altra tavola rotonda sul mare per una deliberazione.

Ma intanto, nel frattempo, il suo esercito regio correva verso il Castello fetido della Strecazza unta e bisunta, non sapendo cosa vi avrebbe trovato.

 

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