C’era una volta, su di una collina, un piccolo villaggio abitato da creature di ogni tipo. Aveva case di ogni forma, dimensione e colore, e chi vi passava alla ricerca di avventura trovava sempre qualcosa di interessante da fare.

Al centro del villaggio c’era una piazza a forma di stella che ospitava ristoranti e negozi di ogni genere: c’erano il vivaio di Violetta la coniglietta, il ristorante della fata Gisella, l’edicola di Alberto il folletto e tanti altri posti che rendevano meravigliosa la piazza. Da ognuna delle cinque punte della piazza partiva poi una via che faceva il giro del villaggio, fino a unirsi alle altre vie.

In quella più a nord c’erano tre buffe case. La prima era grande e grossa, alta e tonda, e di un colore giallo giallo giallo; dentro ci abitava Gigino il topolino, che era un tipo piccolo, minuto e bassino, con due grandi baffi sul naso che sfoggiava assai fiero. Gigino non aveva famiglia e abitava in quella grande casa tutto solo. La seconda casa, quella vicina, era alta alta, ma anche stretta stretta e di un colore assai scuro. Dentro ci abitavano Giusy e Gregorio, una coppia di orchi trasferitasi da poco. E poi, nella terza casa, quella tutta rosa scintillante, viveva il più cupo dei gufi del villaggio. Il suo nome era Sempronio e viveva in quella casa con le sue quattro sorelle chiacchierone: non ne poteva più di condividere la casa con loro e cercava una soluzione a tutti i costi.

Un giorno Sempronio il gufo si sedette sul marciapiede di fronte a casa sua e, con l’aria più cupa di sempre, fissava l’asfalto sconsolato. Dopo qualche minuto uscì l’orco Gregorio e si mise a sedere sul primo scalino della sua casa. Con la schiena appoggiata al muro, guardava il cielo, mentre la sua alta casa scura copriva quel bel sole che lui tanto amava.

Nel frattempo, Gigino il topolino, sempre cordiale e ben educato, si lucidò i baffi e fece per uscire di casa. Ma quando chiuse la porta dietro di sé, vide i suoi due vicini un po’ affranti e decise di andare a chiedere loro che cosa stesse accadendo.

«Non ne posso più di tutto il baccano che fanno le mie sorelle», rispose subito il gufo. «Vorrei avere una casa tutta per me, dove poter stare in silenzio».

«E io e mia moglie», disse l’orco, «abbiamo bisogno di più sole. La nostra casa sembra creata per chi ama la notte e l’oscurità: noi amiamo il caldo, il calore del sole sulle nostre guance e l’aria riscaldata dell’estate».

Dette queste parole, i due sospirarono pieni di sconforto e guardarono con occhi tristi Gigino il topolino, ma lui non sapeva cosa rispondere.

Gigino si guardò intorno: vide la sua casa grande e gialla, poi la casa degli orchi, cupa e alta, e infine la casa rumorosa del gufo.

«Ma certo! Come abbiamo fatto a non pensarci prima?» gridò a un tratto. «La soluzione è sotto i nostri occhi, amici miei!»

Gigino fece alzare i due e li mise uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra, con lo sguardo rivolto alle loro tre belle case, ed esclamò: «Dovete sapere che anche io cerco un’abitazione diversa: la mia è sempre stata una casa piena di famiglia e ora che vivo da solo, senza i miei fratelli, il silenzio è così assordante che preferisco passare le mie giornate fuori casa, tra i negozi della piazza. Ma, guardando le nostre case e avendo ascoltato i vostri bisogni, mi è venuta un’idea: i problemi di ognuno di noi possono diventare la soluzione per qualcun altro».

Gregorio e Sempronio si guardarono perplessi: non capivano proprio cosa volesse dire quel topolino baffuto.

«Ancora non avete capito?» ribatté Gigino, vedendo le loro facce perplesse. «Ci scambiamo le case!»

E anche se l’idea sembrò un po’ strana, così su due piedi, l’orco e il gufo piano piano iniziarono a capire che c’era un enorme vantaggio in quella soluzione. Così, l’indomani, dopo aver informato le rispettive famiglie, iniziarono a fare i traslochi: Gigino il topolino sarebbe andato a vivere con le rumorose sorelle del gufo, perché a lui piaceva avere la confusione e le chiacchiere dentro casa; Sempronio il gufo sarebbe andato nella casa degli orchi che, con i suoi colori scuri e l’assoluto silenzio, sarebbe stata per lui la dimora perfetta; e Giusy e Gregorio sarebbero andati a vivere nella casa del topolino che, con i suoi ampi spazi e i colori accesi, dava loro la possibilità di godere della luce del sole tutto il giorno.

Così i tre diventarono ottimi amici e parlavano spesso di problemi e soluzioni, perché avevano capito che ognuno aveva abitudini diverse e che, quindi, ciò che non piaceva a uno poteva essere proprio quello che un altro stava cercando da sempre.

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