Il Presidente venne svegliato dolcemente, con un lieve tocco sulla spalla.

«Signor Presidente... Signor Presidente... È ora di svegliarsi.»

Il Presidente si svegliò, si stropicciò gli occhi e disse: «Ti rendi conto, Pedro, che potrei farti condannare per alto tradimento?»

«Sì, signor Presidente. Tuttavia, è ora di alzarsi, altrimenti chi governa la Nazione?»

Il Presidente non se lo fece dire due volte e si mise seduto sul letto.

Pedro uscì e tornò poco dopo assieme a due valletti con due carrelli: uno portava la colazione, l'altro i giornali esteri.

Il Presidente lesse i giornali. Pedro aveva circondato di rosso tutti gli articoli che parlavano del Presidente. Tutti gli articoli parlavano bene del Presidente. Perché Pedro faceva arrivare i giornali dall'estero, li faceva correggere aggiungendo articoli positivi sul Presidente e quindi li faceva ristampare dalla stamperia nazionale. Era imperativo che il Presidente si occupasse della Nazione di buon umore.

I giornali stranieri non parlavano bene del Presidente, soprattutto quelli occidentali. C'era la strana credenza che, solo perché uno fosse un dittatore, fosse automaticamente sanguinario e incapace di governare. Ma il Presidente era diverso.

Pedro lo sapeva.

Il Presidente firmava solo provvedimenti che facevano il bene della Nazione.

E del Presidente.

Ma principalmente della Nazione.

Pedro lo sapeva bene. Gli arrivavano tutti i provvedimenti sulla scrivania; lui li leggeva e poi chiamava gli esperti di mezzo mondo, dopodiché sceglieva quelli migliori. Che poi faceva firmare al Presidente.

Il Presidente era un mattacchione: non firmava mai con il suo nome, firmava con una X, come se non sapesse scrivere.

Ma il Presidente era capace di scrivere.

Aveva scritto trenta libri.

Trenta bestseller che ogni cittadino dell'isola aveva comprato e letto. Libri fondamentali di poesia, filosofia, matematica, scienze e politica, ovviamente. Erano libri di altissimo livello.

Pedro lo sapeva bene.

Li aveva scritti lui.

Il Presidente li aveva solo firmati.

Con una X, ma li aveva firmati.

Il Presidente prese il cioccolato con panna e la brioche e trangugiò tutto come se non ci fosse un domani. Si alzò e si fece aiutare a indossare la divisa da militare con la mostrina di «Supermega Generalissimo».

Perché il Presidente era così.

Tutti i dittatori sono bravi a farsi chiamare «Generalissimo», ma lui non era un comune presidente: era meglio.

Un Supermega Presidente e un Supermega Generalissimo.

Le forze armate lo adoravano. Il Presidente dava il massimo per le forze armate. Pedro, ogni giorno, sentiva lo Stato Maggiore, si assicurava delle loro necessità e poi provvedeva a stanziare i fondi necessari su un documento che faceva firmare al Presidente.

Che firmava con una X.

Il Presidente uscì dalla stanza, attraversò i corridoi di marmo policromo, entrò nel suo gigantesco ufficio, tra colonne di marmo dai capitelli dorati, e si sedette sulla poltrona in pelle nera, alla sua scrivania in mogano.

Accese il computer e si girò verso gli enormi finestroni.

E lì, sul finire del lungo viale alberato che portava al cancello del palazzo presidenziale, dopo i cancelli, iniziava la capitale: un enorme slum di case costruite con materiali di fortuna, con un insolito brulichio di persone in movimento.

«Pedro! Cosa fanno quelle persone laggiù?» domandò il Presidente.

«Protestano contro la sua idea dell'arco trionfale», rispose onestamente Pedro.

«Chiama l'esercito. Falli uccidere tutti. Ingrati. Non sanno quanta fatica faccio per governarli?»

«Sì, signor Presidente», disse Pedro, prendendo uno smartphone e telefonando allo Stato Maggiore.

«A proposito di governo, Pedro, cosa devo firmare oggi?» domandò il Presidente.

Pedro prese un plico e disse:

«Un provvedimento per aumentare le esportazioni di materie prime verso la Cina. Porterà alcuni miliardi di dollari nelle casse dello Stato e potremo costruire il suo arco del trionfo.»

«Ho un'idea, Pedro. Abbattiamo parte dello slum e costruiamo un foro, come quello degli imperatori romani! Sono certo che domani troverò il modo di firmare un provvedimento per finanziarlo. Sono un genio, Pedro. Io lo penso e il provvedimento arriva sempre il giorno dopo. Sono proprio un genio.»

«Sì, signor Presidente, è un genio», disse Pedro.

«Tutti quegli stupidi non capiscono quanto sia difficile governare», disse il Presidente, osservando l'arrivo dei carri armati.

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