Ciao. Sono un petalo — o meglio, quel che resta del bellissimo tulipano rosso di cui facevo parte fino a poco fa.

 

Ero in compagnia di altri cinque splendidi petali e tre sepali, tutti di un rosso fuoco vivido. Ora, invece, io, i miei fratelli e il gambo verde ci troviamo spiaccicati sul marciapiede dinanzi alla scuola elementare “Sibilla Aleramo” di Torino.

 

Vi racconto la mia triste storia.

 

Zaratea è una bambina di sette anni che frequenta la seconda B. Ha la pelle scura e lucida, i capelli folti e ricci, labbra disegnate e occhi neri grandi e profondi. Quel giorno aveva ricevuto dai genitori la sua paghetta mensile di cinque euro ed era corsa subito dal fioraio: voleva comprare un regalo per la sua migliore amica e compagna di classe. Tra i tanti fiori disponibili aveva scelto me e i miei fratelli, il tulipano più bello del mazzo. Il fioraio aveva avvolto il gambo con un foglio di alluminio e un nastro rosso che spiccava sul verde intenso delle foglie. Eravamo costati tre euro — più della metà dei suoi risparmi — ed era così orgogliosa di stringerci come un trofeo nella sua manina!

 

Siamo entrati a scuola e, non appena ha visto Leda, le è corsa incontro offrendoci in dono. A Leda siamo piaciuti subito: ci ha annusati e ha ricambiato il gesto con un grande abbraccio. Per tutta la mattinata siamo rimasti al riparo sotto il banco, in attesa della campanella.

 

All'uscita, le due bambine camminavano tenendosi per mano, mentre Leda ci stringeva saldamente nella destra. Ero felice, assieme ai miei fratelli: sentivamo di aver contribuito a rafforzare il legame tra due amiche così diverse e speciali. Leda è una bambina dolcissima, con le lentiggini, i capelli rossi lunghi sulle spalle e gli occhietti verdi. Insieme facevano una bellissima coppia e noi, con il nostro rosso fuoco, completavamo a meraviglia il quadretto.

 

Fuori dal cancello, una signora distinta agitava la mano in segno di saluto. Era Viola, la mamma di Leda, arrivata a riprenderle. Noi eravamo lì, stanchi ma fiduciosi, in attesa di essere portati a casa e immersi in un vaso d'acqua fresca; io e i miei fratelli cominciavano a perdere turgore e avevamo un gran bisogno di bere.

 

Ma Leda, in un impeto d'affetto improvviso, ci ha consegnati alla madre dicendole che eravamo un regalo per «la mamma più bella del mondo». Viola, commossa, ha abbracciato la figlia, ma si è accorta subito della reazione di Zaratea. La bambina aveva iniziato a protestare con le lacrime agli occhi, spiegando che quel fiore lo aveva comprato lei per la sua amica, spendendo quasi tutta la sua paghetta.

 

Viola ha capito al volo la situazione e, con molta delicatezza, ci ha restituiti alle mani tremanti di Zaratea.

 

Ma la piccola era ormai fuori di sé dalla rabbia: con un gesto fulmineo mi ha strappato dal gambo insieme a tutti i miei fratelli, gettandoci a terra e calpestandoci furiosamente con le scarpe da ginnastica.

 

Mentre venivamo ridotti in pezzettini, Leda è scoppiata in un pianto irrefrenabile.

 

Ora sono qui, steso sull'asfalto assieme a quello che resta dei miei fratelli e del gambo, in attesa che arrivi lo spazzino con la ramazza a chiudermi in un sacco nero diretto in discarica.

 

Peccato! Una bella storia d'amicizia finita in tragedia... almeno per me.

 

Addio, mondo crudele!

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