La Reggina Reggella aveva divorziato e minacciava di portargli via tutto, dal Castello Palazziale al Palazzo al mare, in montania, e in Campania.

Il suo esercito era bloccato inerme davanti al Castello della Strecazza, e se questa avesse contrattaccato, di lui non sarebbe rimasto che l'aere.

Così perse la testa, andò su tutte le furie, si fece paonazzo, rosso, viola, poi blu e verde.

Si capitombolò sui consiglieri, i Duchi, i sommi Religiosi e tutti gli altri capoccia e li fece neri. Tutti. Dal primo all'ultimo primate.

Poi accorse verso un angolo del castello, si asseggiolò in un cantuccio e iniziò a piangere come un bimbo capriccioso.

«Weeee, weee, weee. Gneeee, gnee, gnee.»

Poi s'alzò, s'illuminò e disse:

«Se me lo devo proprio pijà n'ter culo, che così sia!»

Accorse verso il più bel menestrello del Castello Palazziale e se lo impalmò.

Iniziò a girare mano a mano, col giovinotto, per li corridoi, gli anfratti, gli accessi e gli amplessi più neri del Castello.

Tutti i capoccia, fervidi amministratori del Regno di Minfonia, erano impazziti. Il Regno sarebbe collassato su sé stesso come un castello di carte di cartone.

Così cercarono in tutti i modi di nascondere la coppia, ma il Re li colse alla sprovvista e si presentò dalla torre più alta e alticcia del Castello e blafonchiò col megafono:

«Eccoli, eccoli qui i nuovi Re di Minfonia. L'Erculeo e il Menestrello!»

Manco a dirlo, il popolo impazzì come un bue imbizzarrito.

Chi sarà l'omo? Chi la femena? Chi farà li mestieri di casa? Chi cucinerà? Chi andrà alla partita di calcetto?

Tutti li omini erano impazziti, avevano perso la bussola.

Le femmene si addomandavano chi avrebbe preso il loro posto se li omini li avessero rimpiazzati con altri omini.

E fu accussì che crebbe la rivolta del popolo imbufalito come un bove.

«Oh sacro Giove!» dicevao i più pii, bestemmiando innanzi al televisore. «Questo matrimonio non s'ha da fare!»

«Oh sacripanti!» dicevano i più aitanti, sbrocolando mentre nitrivano nelle piazze e spaccavano le vitrine delle botteghe.

I più astuti e pericolosi eran però gli invidiosi. Avrebbero loro voluto sedersi al posto del Re; accussì si addobarono con delli passamotagna e misero a ferro e fuco il Regno di Minfonia.

Arringavano le folle, ringhiavano e mordevano i cavalieri alle caviglie. Spaccavano tutto e, con la bava alla bocca, addentavano donne, bambini e marpioni.

I capoccia e i capocchia che reggevano tutta la baracca s'eran destati e accapigliati.

Eran nel panico. Il Regno andava a ferro e foco.

Ma se avessero spodestato il Re, se lo avessero dimesso, deflagrato o avvelenato con un veneno Strigale, al suo posto ci sarebbe stato di peggio.

Il Re non avea figli; di piccoli Minfonietti manco l'ombra.

Il secondo in carica, quello ch'avrebbe preso il su scranno, il suo posto, la su seggiola, era il Duca Principe Mario Maria Gintili, detto Brutal.

Il Duca Principe era amante del teatro, dei videogiochi e della tortura.

Il vecchio e sadico Duca Principe li avrebbe impalati tutti per suo diletto, ai capocchia.

Così tutti i capoccia e capocchia concordarono, annuirono e decretarono ch'era meglio ch'el Re si impalasse lui piuttosto ch'el Duca Principe impalasse a loro.

Fu accussì che dovettero metter mano al Regno per metterci ordine.

Chiamarono legali, azzeccarbugli e legiferanti ingorgogliati.

Poi deliberarono:

«Solo il Re c'ha diritto d'aver omini e donne. Il diritto di scelta spetta solo al Re e non alli comuni mortali, che devono restare strettamente eterosessuali nonché eterodiretti.»

Scrissero sulle pergamene a toni solenni:

«Sulli Orifizi Soltanto Re Erculeo Diritti Ne Ha.»

Questa nuova legge mise d'accordo anche cani, porci e poracci.

Il diritto al buco era un diritto quasi Sacro, di cui solo il Re poteva disporre. Ai sudditi ciò non sarebbe stato mai concesso.

E chi avesse trasgredito, chi avesse voluto appropriarsi di un tal regal diritto, sarebbe stato scapocchiato con un colpo di mannaia sul testone dal Boia di Monfalcone.

Questo diritto Regale, i capoccia e i capocchia, capurioni del Regno, lo chiamarono Patrimonio Ominisessuale.

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