Spesso ho il sospetto che, mentre di notte dormo beatamente, un altro me si dia da fare in avventure che io non vivrei. L’espressione “cose che non sognerei mai di fare” è poco indicata nel mio caso. Purtroppo, per quanti sforzi faccia al risveglio, raramente riesco a ricordare cosa ho sognato; restano piccoli frammenti di situazioni  stravaganti o di normale vita quotidiana che irrimediabilmente svaniscono un attimo dopo il risveglio. Resto solo in preda all’ansia o ad un inspiegabile buonumore e a tante altre sensazioni che non trovano riscontro nei ricordi. 

A volte il ricordo permane e sono anche in grado di descriverlo a mia moglie o ad un amico. Generalmente si tratta di storie ambientate in contesti a me familiari, frequentati in un passato più o meno remoto, con la partecipazione di persone conosciute in ambiti e tempi diversi, mescolati senza un’apparente logica e senza un nesso con la realtà. 

Gli scienziati sostengono che sia un meccanismo di autotutela del cervello per evitare l’accumulo di ricordi che, non essendo riferiti a fatti reali, sono classificati alla stregua di materiale di risulta, inutile e pertanto da eliminare. Ma tale spiegazione non mi trova del tutto d’accordo, visto che il nostro caro Sigmund Freud nel 1899 si prendeva la briga di pubblicare il suo saggio più famoso “L'interpretazione dei sogni”, sul quale tutti quelli che da allora intendono intraprendere la professione di “strizzacervelli”, devono studiare come fosse un testo sacro, molto in voga, affianco alla smorfia, anche presso le migliori ricevitorie del lotto dove i clienti traducono gli aspetti salienti dei sogni in numeri da giocare. I più fortunati hanno parenti nell’aldilà che si prodigano nel dare loro le dritte giuste per tentare la sorte.

Immerso in questi pensieri, durante la mia passeggiata quotidiana, in via Giuseppe Pinetti di Merci, mi imbatto in un negozio cinese di accessori elettronici e mercanzie varie, che non avevo mai notato prima. La curiosità mi spinge a visitarlo subito. All’ingresso mi accoglie un ometto dai tratti orientali, bassino, un po’ calvo, con la classica barbetta bianca a punta, lunghi baffetti e l’esile corpo ricoperto da una tunica azzurra damascata. Gli manifesto il mio stupore per non aver mai notato l’esistenza di un negozio di tecnologia cinese, pur percorrendo spesso quella strada. Lui si presenta, in un buon italiano dice di chiamarsi Sherab e di venire dal Tibet. “Mi chiamo Stefano” gli dico stringendogli la mano. Lui accenna un piccolo inchino: “Lieto di fare la tua conoscenza”. Con molto orgoglio afferma che la tecnologia emergente è quella tibetana, che presto supererà tutte le altre, perché si fonda su principi spirituali superiori. Io non ho motivo di contraddirlo e visito le varie corsie del magazzino accompagnato da Sherab che mi illustra le apparecchiature e i dispositivi in vendita. Su tutte le confezioni ci sono iscrizioni nella lingua tibetana del Dharma, prive di traduzione. Alcuni oggetti rappresentati sulle scatole colpiscono la mia curiosità e Shrerab prontamente me ne spiega l’uso e il funzionamento: il tostapane a induzione, il forno a nano onde, il misuratore di pressione a intuizione vocale, consolle elettroniche con la realtà aumentata, smartphone con analisi predittiva e altre diavolerie. Quello che più mi affascina e rapisce tutto il mio interesse è il tablet registratore di sogni. “Lo devi accendere e posizionare sotto il cuscino. La mattina, azionando il tasto play, potrai vedere cosa hai sognato. Puoi andare avanti, rivedere una scena o un intero sogno, cancellare o salvare in memoria quello che ti interessa, proprio come un normale registratore.” Poi si avvicina e, abbassando la voce, mi spiega che il Garante per la privacy onirica non approva la vendita e l’utilizzo di tali apparecchi, perché il nostro io inconscio ha diritto alla sua riservatezza, infatti, per certe situazioni che si verificano nel corso della fase R.E.M., l’io si adopera per non consentirne l’accesso da sveglio. 

Che strana coincidenza! penso, stavo proprio meditando sulla difficoltà di ricordare i sogni. Ho molte perplessità circa il reale funzionamento di un tale dispositivo, ma il costo non eccessivo e la curiosità hanno la meglio sul mio scetticismo e decido di comprarlo.  Shrerab prima di consegnarmelo mi fa promettere solennemente di usare “l’acchiappasogni” per uso strettamente personale; non cercare di carpire i sogni di altre persone; non pubblicare mai sui social le scene registrate; rispettare la privacy del mio io inconscio e quella di altri.

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