Con le mani affondate nelle tasche del montgomery blu, abbinato a un cappello di lana tirato giù fin quasi agli occhi, guardava il tramonto sul mare, in piedi sul promontorio più remoto della costa, accanto al faro.

Dopo la separazione dalla moglie, si era ritirato lì.
«Sappi che ti aspetterò ogni giorno. Quando vorrai tornare da me, io ti accoglierò».

Lei si era voltata senza dire nulla, ma lui sapeva che stava piangendo.
Non erano lacrime solo per la fine di un amore, ma per la disfatta silenziosa dei sogni condivisi, delle speranze coltivate insieme.

I figli avevano ormai preso la loro strada e, forse, non avrebbero sofferto troppo per la decisione dei genitori.

Con il passare del tempo, aveva arredato la casa con i ricordi: le foto dei figli, i ritagli di giornale che parlavano di loro, delle loro vittorie, dei successi. Ne era profondamente orgoglioso.

Avrebbe voluto dirlo a entrambi, ma non erano mai venuti a trovarlo al faro. E lui non voleva allontanarsi: doveva restare. Doveva aspettare lei. Era convinto che un giorno sarebbe tornata, all’improvviso.

Le foto di lei lo circondavano: quelle in cui ridevano insieme, quelle in cui lo guardava con quegli occhi di cui si era innamorato tanto tempo prima.
Ricordava ancora, con dolcezza e struggimento, quando e come si erano incontrati la prima volta.

Ogni sera, alla luce del tramonto, si commuoveva. Era convinto che, se il sole scompariva nel mare, anche quel giorno lei non sarebbe tornata.
Semplicemente perché il giorno era finito.

Vide una figura avvicinarsi dal pontile. C’era qualcosa di familiare in quella sagoma: sembrava di conoscerla.

Era un giovane, vestito in stile vintage, con jeans e t-shirt. Quando gli fu più vicino, lo riconobbe: era lui, da ragazzo.

Il giovane si avvicinò con passo tranquillo e voce calma:
«Ciao! Come stai? È da tanto che non ti vengo a trovare. Volevo parlarti... confrontarmi con te».

All’inizio fu turbato, ma sentendo quella voce così pacata, anche lui si calmò.

«Vuoi sapere come finirà la tua vita?» chiese con un filo di voce.

«No, caro. Il finale lo conosco già. Voglio sapere se hai rimpianti. Se, morendo, lasci qualcosa in sospeso».

«Morendo...? Quindi... starei per morire?»
Un brivido lo attraversò.

E sì, certo che aveva dei rimpianti. E sì, c’erano cose lasciate a metà.
«Certo che ho rimpianti! E delle cose in sospeso! Lo sai benissimo anche tu!»

Il giovane annuì, con un sorriso dolce, quasi compassionevole.
«I tuoi figli stanno bene. Si sono costruiti la loro vita. Vivono nei loro paesi, con le loro famiglie. Sono felici, per ciò che hanno e per ciò che conquistano ogni giorno».

«Sì, è vero… ma lei… lei mi aspetta ancora! Sa che prima o poi tornerò da lei. Lo so. Ci penso ogni giorno… Dovrei tornare da lei!»

Il giovane lo guardò con la tenerezza di chi conosce la verità.
«Lo sai che dopo la vostra separazione, lei smise di pensarti. Si era rifatta una vita. Non ti aveva più cercato. Tu la pensi ancora… ma lei non ti voleva più».

Sentì le lacrime farsi strada agli occhi.
«Cosa dici? Lei mi vuole ancora bene… pensa ancora a me… mi aspetta… ma… aspetta… perché ne parli al passato?»

Il giovane lo abbracciò.
«Lo sai perché. Non ha sofferto. Era circondata dall’affetto della sua nuova famiglia. Non avrebbe potuto chiedere di meglio».

La voce dell’uomo tremava, rotta dal pianto.
«Quindi... vuoi dirmi che non c’è più nulla da fare qui? Che sono arrivato alla fine dei miei giorni? Che il mio tempo è finito? Ma perché adesso? Perché dopo dieci anni passati in questo faro, solo… ad aspettare i miei figli, ad aspettare il mio amore… con ansia, con speranza, con paura…?»

Con estrema compassione, il giovane lo avvolse in un abbraccio intenso.
«Sì. Hai dovuto passare tutto questo per arrivare fino a qui».

Quelle parole gli riportarono alla mente l’intera sua vita, come un lampo accecante.
«Ma… alla tua età io non conoscevo lei! Come mai sei qui tu? Dovrei avere qualche anno in più… Cos’è che non capisco? Ti prego, dimmelo!» disse, in un pianto disperato, sperando che quella fosse la frase d’addio del giovane.

Ma non fu così.

«Hai ragione. Non conoscevi lei… Ma forse parte proprio da qui, da questa età, il tuo rimorso. Il tuo rammarico».

Parlava con voce calma, quasi pacata.

«Ma cosa stai dicendo?! Sì, ho rimorsi! Ho rammarichi! È vero, lei non è stata l’unica donna che ho amato…
Ma è stato l’unico, vero grande amore della mia vita!»

Si fermò.

Quasi attonito, il dubbio gli attanagliava ora la mente.
Mio Dio… La disperazione della consapevolezza di essere giunto all’ultimo minuto della sua esistenza si univa a quel pensiero che gli annebbiava il cervello.

Guardò il giovane, fisso negli occhi, e vide un riflesso che fece svanire ogni incertezza.

Non c’erano rimpianti, né ripensamenti.
Il trucco del giovane era svelato.
Era solo un’illusione. Un inganno per confonderlo.

Con fierezza, dichiarò:
«Hai tentato di farmi vacillare sul mio unico amore, ma non ci sei riuscito! Ora posso vivere!»

Il giovane gli prese la mano e lo fece sedere su una panchina, accanto a lui.
Sempre tenendolo per mano, gli accarezzò dolcemente la testa.
Poi la sua mano passò davanti agli occhi dell’uomo, come a calare un sipario.

Carmela andava un giorno sì e uno no ad aiutarlo con le faccende di casa.

Quella mattina lo trovò seduto sulla panchina, a guardare il mare.

«Ancora?!» pensò.
«Com’è possibile che abbia passato lì tutta la notte…»

«Andiamo a chiamarlo, lo mettiamo a letto».

«Claudio!» chiamò, senza ricevere risposta.
«Signor Claudio!» ripeté, ormai vicina. Gli mise una mano sulla spalla.
«Claudio…»

Ma lui si piegò in avanti in modo innaturale, fino a cadere a terra.

Carmela capì.
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