Un colpo di Walther Pkk 7.65 alla tempia è l'ultima cosa che ricordo. Buio. Buio. Buio. E ancora buio. Per interminabili momenti. Forse ore, giorni, o chissà quanti anni. 

Orrore. Dove mi trovo? È un posto così… terrificante. Sembra una selva. Di fronte a me un bivio.

Nudo come un verme, attraverso l'oscura stradina a destra, poi altri bivi sempre più tenebrosi, fino ad arrivare a una cittadella dall'aspetto antico, credo medievale protetto dalle sue mura imponenti dalle quali posso distinguere a stento innumerevoli macchie di sangue sulle pareti. Percepisco odori di morte, avverto un'atmosfera cupa e morbosa. Ad accrescere il mio raccapriccio le aleggianti e vaporose nubi rossastre per non parlare degli echi e dei lamenti che si odono. Non sono effetti allucinogeni, tutto è dannatamente vero e concreto.

Avanzo lentamente, tremando, la paura comincia a sopraffarmi. Una forza sconosciuta mi scaraventa a terra. Mi ritrovo ad annaspare in una nerissima fanghiglia dall'olezzo pestilenziale. Mi rialzo penosamente in piedi, e riprendo il mio cammino con estrema lentezza, protendo le mani come per timore di qualcuno o di qualcosa. Raggiungo il centro del fortificato restando spalmato in una delle mura. 
Nel procedere scorgo dapprima un’ombra sino a delineare perfettamente un’orripilante figura somigliante al Minotauro di ellenica memoria che emana strani gas. Se ne sta adagiata alla parete con le braccia conserte in fondo ad una viuzza disseminata da torce accese tutte d’un tratto. Sembrava quasi che mi stesse aspettando.

All'improvviso, un lampo scagliato dal cielo nerastro come per ammonire la mia iniquità di dannato, rischiara per un solo istante la cittadella. E quel breve istante è sufficiente a farmi trasalire e a gridare. La Bestia rimane lì, con quell'espressione ghignante, gli occhi neri e infossati che mi osservano, tra l’altro avvolta nel suo abito scuro, con quegli artigli lunghissimi e dalle cicatrici che scendono lungo il torace. Sopraffatto dal terrore, corro. Ma è tutto inutile, la nefasta creatura mi raggiunge agilmente tirandomi per il collo. Mi pianta gli unghioni acuminati, scarificando una doppia S sulle spalle. Posso giurarlo: un dolore indescrivibile.  

“Non sai quanto ho aspettato proprio questo momento.” mi sussurra all'orecchio con tono mefistofelico.

“Mein gott!” esclamò pietosamente.

“Qui non c'è Dio. Qui ci sono Io. Da queste parti si soffre e si patisce continuamente, il tempo non esiste, esiste il tormentoso eterno sempre." 

Io, con la mente annebbiata e rassegnato alle crudeli tribolazioni che mi aspettano, in quest'Inferno sto pagando per l'inferno che avevo causato in Terra. 

 

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