Erano giornate difficili, piene di tensioni. 

Parole non dette, frasi sussurrate, telefono sempre tra le mani. 

Assenze troppo impreviste e impegni di lavoro confusi. 

Sara sapeva che qualcosa stava rovinando il loro matrimonio da un po' di tempo, ma sperava che tutto si potesse sistemare. Sperava che, prima o poi, la volontà di chiarirsi, un po' di tempo di qualità insieme, avrebbero riportato lei e suo marito a momenti felici. 

Non era pronta a quello che in un normale sabato mattina di marzo sarebbe accaduto. 

La notte era trascorsa con una lama di cristallo nel letto che separava i loro due corpi. Non una carezza, non una mano allungata sulle gambe. Il freddo e il silenzio regnava. Ma l'agitazione latente era vibrante tra loro. Poco sonno, molto tormento e movimenti tipici di coloro che non trovano pace. 

Sara prese il coraggio e chiese: “Dimmi la verità, hai un'altra donna?”. E Marco rispose, con poche parole ma devastanti. “Mi sono innamorato di un'altra”. 

Ecco il rinoceronte nella stanza. Nella loro camera da letto. Marco seduto sul letto, Sara frammentata in minuscoli pezzi sul pavimento. 

Come l'installazione del rinoceronte bianco di Itamar Gov, queste parole assunsero la forma di un gigantesco rinoceronte. 

Sara ne fu travolta. 

Il pensiero in lei divenne dominante: altro non riusciva a pensare né a vedere. 

L'amore della sua vita le aveva detto le peggiori parole. Peggio del “ti ho tradita con un'altra”, ma amo un'altra. 

Questo immenso rinoceronte restò tra loro: invadendo la loro vita. 

Sara ha provato a cacciarlo, abbatterlo, sgonfiarlo… voleva farlo diventare un topolino per poi buttarlo fuori con la scopa. 

Ora è passato quasi un anno da quel giorno. Sul cuore di Sara c'è ancora quel peso.

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