"Papà, guardami!".

Il padre, in piedi poco distante, stava fissando il telefono mentre strisciava il pollice sullo schermo con insistenza.

Il bambino stava palleggiando con entrambe le mani. "Guardami, papà!".

L’uomo non si mosse se non per passare il dispositivo sull'altra mano e per picchiettare lo schermo stavolta con il dito indice.

La madre del bambino era seduta al centro della panchina a due posti, allargò le braccia appoggiandole lungo lo schienale. "Novità?", chiese rivolta a suo marito.

L’uomo non rispose.

"Papà! Papà!", urlò il bambino.

"Allora?", chiese nuovamente la madre.

L’uomo, senza alzare la testa, mugugnò una risposta negativa.

"Ho fatto cinquanta palleggi, papà!".

La donna sospirò guardando le foglie della quercia che la teneva all’ombra. "Bisogna venire a capo di questa faccenda…", disse.

L’uomo annuì senza guardarla.

"Papà! Papà!", gridò il bambino mentre stava ancora palleggiando, "Guardami!"; la palla rimbalzò su un sasso nascosto nell'erba e prese una direzione strana.

"Oh, tesoro", disse la madre, "non vedi che papà è impegnato?".

Il bambino, che stava guardando il pallone rotolare via, si girò verso la madre. "Ma…", tirò su con il naso, "papà mi… aveva… promes—".

"Gioco io con te!", lo interruppe lei.

Il bambino abbozzò un sorriso e corse a recuperare la palla.

La donna aprì la sua borsetta ed estrasse il suo telefono.

"Mamma! Mamma!", urlò il piccolo mentre correva col pallone stretto fra le mani verso di lei. "Vieni a giocare!".

La madre scosse la testa. "Gioca con papà".

Il bimbo si voltò. "Tira, papà!".

L’uomo si ritrovò il pallone fra i piedi, lo passò di piede al bambino mentre il suo pollice lavorava; la palla, dopo aver subito un calcio storto, scavalcò suo figlio.

"Ma papà…", gridò il piccolo indicandosi i piedi, "io sono qui!".

"Tesoro", intervenne la madre, "togliti gli occhiali quando giochi a calcio".

Il bambino, che aveva un cerotto sull'occhio destro, obbedì e fece per dare gli occhiali a suo padre.

"Dalli alla mamma", gli disse lui senza guardarlo.

Il bambino si avvicinò alla panchina con la mano tesa; lei, col telefono in mano, sbuffò. "Tesoro, appoggiali lì", disse indicando col mento il tavolino da ping pong che aveva di fronte; lui obbedì e lei cominciò a strisciare il pollice sullo schermo.

"Vado a prendere la palla, papà!", urlò il bambino prima di correre via.

"Bisogna", disse la donna rivolta al marito, "che ti decidi…".

L’uomo alzò gli occhi per un istante. "Cosa? Che?".

Lei non lo degnò di uno sguardo. "Lo sai".

Il bambino tornò di corsa con il pallone in mano. "Tieni, papà!", urlò prima di lanciargli di nuovo la palla sui piedi.

Il padre mise il telefono in tasca e restituì il passaggio al figlio di piede, questa volta preciso.

"Bravo, papà!".

Si passarono il pallone reciprocamente un altro paio di volte poi l’uomo riprese il telefono dalla tasca e ricominciò a fissare lo schermo.

Toccava al bambino passare la palla. "Tieni, papà!".

Il padre gli restituì il passaggio senza guardare e la palla finì qualche metro alla sinistra del bambino; lui la raggiunse, la afferrò con le mani e la lanciò al padre.

Il pallone urtò il telefono e l’uomo, con una mossa da giocoliere, riuscì ad evitare che il dispositivo cadesse a terra.

"Dai, papà!", supplicò il bimbo, "Prendila!".

L'adulto voltò la testa e realizzò che la palla era finita poco lontano alle sue spalle. La andò a raccogliere.

"Passa, papà!", urlò il bambino. "Passa!".

L’uomo riprese a guardare il telefono e lanciò il pallone con l’altra mano; finì sul tavolo da ping pong, esattamente sopra gli occhiali.

"Insomma!", sbottò la donna alzandosi. "Perché hai messo gli occhiali lì?", indicò il bambino con fare minaccioso. "Eh?".

"Ma… mamma…", mormorò lui stringendosi nelle spalle.

Lei gli rifilò un'occhiataccia e si avventò sugli occhiali caduti a terra, li prese e li rigirò fra le mani. "Stavolta è andata bene…", disse dopo averli esaminati con cura.

Il bambino serrò i pugni. "Ma—".

"Adesso", lo interruppe lei, "muoviti che papà deve andare a finire un lavoro". Si sedette di nuovo sulla panchina e riprese a guardare lo schermo luminoso.

"Ma mamma", piagnucolò il piccolo, "è da poco che siamo qui!".

"Te l'ho detto tesoro, papà deve finire un lavoro. Vero, caro?".

"M-mh", rispose lui, sguardo basso.

"Poi", riprese lei, "dopo andiamo tutti all'All You Can Eat".

Il bambino non disse niente.

"Contento?".

"Ma mamma… io… volevo rimanere qui al parco…".

La madre strisciò il pollice un paio di volte sullo schermo e si alzò dalla panchina. "Abbiamo già giocato", decretò. "Ora dobbiamo andare, che papà deve finire un lavoro importante".

Il bambino si allontanò e andò verso il pallone, lo afferrò e cominciò a palleggiare con le mani. "Mamma! Mamma! Conta quanti palleggi faccio".

"Vieni, caro!", ordinò lei al marito mentre riponeva il telefono nella borsetta.

L’uomo, senza smettere di lavorare con l’indice, si avvicinò.

"Stai contando, mamma?".

"Fai in fretta a finire, okay?", sibilò la donna al marito, "che poi dobbiamo andare con quegli stronzi all'All You Can Eat".

L'uomo annuì.

Il bambino stava continuando a palleggiare qualche metro più lontano.

"Andiamo!", intimò lei a tutti e due.

Il piccolo strinse la palla fra le mani. "Mamma! Papà! Lo sapete che prima ho fatto cinquanta palleggi?”.

Tutti i racconti

0
1
6

Daredevil: a Parigi

02 October 2026

Parigi, sabato sera. Due giorni di convegno possono stancare anche Matt Murdock. La sala dell'università, le relazioni, le domande del pubblico, le cene istituzionali. Quando finalmente esce, l'aria della sera gli restituisce una città diversa. Parigi smette di essere un'aula e torna a essere [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

0
0
2

Cinquanta palleggi

02 October 2026

"Papà, guardami!". Il padre, in piedi poco distante, stava fissando il telefono mentre strisciava il pollice sullo schermo con insistenza. Il bambino stava palleggiando con entrambe le mani. "Guardami, papà!". L’uomo non si mosse se non per passare il dispositivo sull'altra mano e per picchiettare [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

11
7
87

Dentro il materasso

La Donna

01 October 2026

Ada aveva imparato che il mondo ha un odore. Non quello del pane caldo o dei tigli d’estate. Il mondo odorava di cemento bagnato, ferro, ascensori chiusi, ospedali, cappotti umidi. Odorava di corpi che si sfiorano senza vedersi. Di paura. La paura, Ada la percepiva prima delle parole. Forse per [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • zeroassoluto: È molto difficile uscire dalla depressione: la sola volontà non [...]

  • LaurY: Grazie davvero per queste parole. Mi fa particolarmente piacere che il racconto [...]

3
2
71

Fredda Lama

01 October 2026

Nel silenzio grave di un’alba oscura, si ode il gelo d’un cuore tradito, come vento che frantuma fiori innocenti nel giardino d’un mito. L’ombra del rispetto, tra veli di nebbia, si dissolve nell’ira, e l’eco d’onore si perde nelle spire d’un’alma che sospira. Come stelle cadute in un cielo tradito, [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

6
7
53

L' anziana signora

30 September 2026

L’anziana signora è dietro il bancone della sua bancarella di pesce fresco. Un odore forte di mare invade tutta la strada. Con la sua voce fiera invita i passanti a fermarsi. Molti non la sentono. Molti altri chiudono le loro orecchie quando le passano accanto. Alcuni disegnano smorfie sui loro [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

4
13
56

Dacci oggi il nostro disagio quotidiano

30 September 2026

Sono le ventidue di un qualsiasi anonimo sabato sera di una qualsiasi anonima città di provincia. L’aria ha iniziato a raffrescarsi, rendendo quasi gradevole la consueta cena all’aperto nel giardino della nostra pizzeria preferita. Mia moglie racconta la sua giornata lavorativa, tentando di ravvivare [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Indomito Pisano: Ben lieto Luca!

  • Piso81: valutare sempre bene quello che si vuole condividere in chat e compagnia bella😅
    cinico [...]

5
6
61

Action!

Storie in 280 caratteri

30 September 2026

Sono fermo sul marciapiede e improvvisamente sento qualcosa di duro e freddo che mi preme sulla nuca. Una voce femminile mi intima: “cammina senza girarti, altrimenti…”. Vado avanti terrorizzato, poi la voce riprende: “entra in quel vicolo, svelto”. Tre passi e… Stop! Buona la prima!

Tempo di lettura: 30 secondi

  • Franzisku: Buongiorno e grazie a voi per il vostro apprezzamento 😉😉...Less is more!

  • zeroassoluto: Queste donne cominciano a farmi paura!
    Like

3
6
40

Ritratto post mortem del mio amico

29 September 2026

Mi hanno chiesto di dire due parole su Paul, ora che se n'è andato, e confesso che il compito mi mette a disagio più di quanto mi abbia mai messo a disagio la sua presenza in vita. Perché ricordare un uomo significa, per forza di cose, trattarlo come una totalità compiuta, ma ciò che ci rimane [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

10
10
44

Maji (acqua)

29 September 2026

Ti fai un’idea dell’equatore e poi vieni smentito dalla realtà. Se atterri ad Arusha vedi il Kilimanjaro perennemente innevato. I dolci pendii del vulcano ti ingannano. Puoi scalarlo a piedi, fino a 3.000 metri. E ti inganna, come tutto il resto. A quella quota rischi ustioni severe, ma la temperatura [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

10
15
63

L'esecuzione

28 September 2026

«Ascolta. Mi senti? Ci sei? Devi ascoltarmi bene. Inutile che ti agiti, non puoi muoverti, ascoltami! Tanto il tempo non ci manca. Guarda questo soffitto a pezzi, la muffa, guarda l’intonaco che cade. La vedi l’umidità che mangia gli angoli di questa stanza? Siamo noi, so che per te non è così, [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Dax: azz, coinvolgente. Ma pensavo che il prigioniero fosse una donna e il carnefice [...]

  • Dario Mazzolini: per Dax
    non è dato sapere... la forza della disperazione. Grazie [...]

4
10
39

Un breve incontro

L'inizio

28 September 2026

Dieci anni fa. Un pomeriggio di luglio, assorto nei miei pensieri, camminavo lungo un dritto viale alberato, in periferia. Una macchina si accosta a me. - Ciao, come stai? Una voce femminile che subito non riconosco. Mi abbasso e poi la vedo. Erano passati mesi dall'ultima volte che ci siamo visti. [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Renato Arciere: Scusate se rispondo solo ora, giornata piena. Quello che conta quando si scrive [...]

  • Renato Arciere: @Luca C: confermo che non ri conosco. Per il profilo che non vedete, controllerò [...]

2
3
26

Il mare mi ha rifiutato

28 September 2026

ETTORE — Napoli, 25 marzo 1938, ore 22 La penna gratta sul foglio e io la lascio grattare, perché è più facile scrivere che pensare a voce alta. A Carrelli scrivo che ho preso "una decisione ormai inevitabile", e mi accorgo che la frase suona come una diagnosi clinica più che come un addio. Forse [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • zeroassoluto: 👏👏👏
    Bravissimo Carlo; un super racconto!

  • CarloAnti: Grazie dei commenti lusinghieri:))) le teorie sono tante e spesso divergenti.

Torna su