Parigi, sabato sera.

 

Due giorni di convegno possono stancare anche Matt Murdock.

La sala dell'università, le relazioni, le domande del pubblico, le cene istituzionali. Quando finalmente esce, l'aria della sera gli restituisce una città diversa. Parigi smette di essere un'aula e torna a essere un fiume.

Lungo la Senna i tavolini sono ancora pieni. Il rumore delle conversazioni si mescola a quello dell'acqua. Matt sorride appena.

«Sai qual è la prima cosa che penso ogni volta che passo da queste parti?»

Diane Ronin alza un sopracciglio.

«Sorprendimi.»

«Resusci Anne. Il manichino della respirazione bocca a bocca.»

«Questa non me l'aspettavo.»

«Il volto è modellato su quello della ragazza sconosciuta ripescata dalla Senna nell'Ottocento, l'Inconnue de la Seine. Una ragazza morta è diventata, senza volerlo, il volto attraverso cui milioni di persone hanno imparato a salvare altre vite. È una delle ironie più eleganti della storia.»

Diane resta in silenzio per qualche secondo.

«Da un penalista mi aspetterei un aneddoto su Vidocq.»

«Quello lo tengo per il dolce.»

Ridono entrambi.

Il vino arriva. Poi, inevitabilmente, il discorso scivola sul diritto penale.

«Sai cosa mi colpisce?» dice Diane. «Ogni volta che un avvocato difende un imputato impopolare, c'è qualcuno che pensa che condivida ciò che ha fatto.»

Matt annuisce.

«È il fraintendimento più antico del nostro mestiere.»

«Eppure continua.»

«Perché la gente confonde la difesa con l'approvazione morale.»

Diane appoggia il bicchiere.

«Un penalista deve poter difendere tutti. Non alcuni. Tutti.»

«Anche il peggiore.»

«Soprattutto il peggiore. Perché i diritti fondamentali non si misurano sulle persone simpatiche. Se valgono solo per chi ci piace, non sono diritti: sono privilegi.»

Matt ascolta senza interromperla.

Lei se ne accorge.

«Non mi stai preparando la replica.»

«No.»

«Stai aspettando.»

«Sto cercando di capire esattamente dove vuoi arrivare.»

Diane sorride.

«È raro.»

«Ascoltare è una tecnica processuale prima ancora che una forma di educazione.»

«Lo pensi davvero?»

«Certo. Il testimone parla. Il cliente parla. Il collega parla. Persino l'avversario parla. Se mentre ascolti stai già costruendo la tua risposta, hai smesso di ascoltare. E spesso perdi il dettaglio che cambia il processo.»

«Molti credono che un grande avvocato sia quello che parla meglio.»

«Io credo che sia quello che ascolta meglio. Le parole arrivano dopo.»

La conversazione prosegue senza bisogno di alzare la voce. Nessuno cerca di prevalere. Ognuno lascia all'altro il tempo di finire il ragionamento.

È questo, pensa Diane, che rende una discussione interessante.

Non il fatto che qualcuno vinca.

Il fatto che entrambi ne escano con un'idea in più.

Alla fine della cena Diane scuote la testa divertita.

«Sai, comincio a capire perché i clienti si fidano di te.»

«Perché?»

«Perché sai discutere senza trasformare ogni dialogo in un'arringa.»

Poi aggiunge, con quell'ironia asciutta che ogni tanto le sfugge.

«Molto meglio di un certo avvocato fiorentino.»

Matt inclina leggermente il capo.

«Che ha fatto?»

«Vorrebbe intervistarmi per Filodiritto. Fin qui, tutto normale. Il problema è che manda una quantità di e-mail tale da farmi sospettare che il codice penale stia per introdurre il reato di corrispondenza aggravata.»

Matt ride.

«Mi chiama "Ninfa Calipso". Poi sostiene che sarebbe disposto a dieci anni d'assedio, come nell'Iliade. Credo abbia letto Omero con un entusiasmo... creativo.»

«E tu?»

«Sto valutando una denuncia per stalking. Più che altro per legittima difesa della casella di posta.»

Per la prima volta nella serata Matt tradisce un lieve imbarazzo.

Abbassa il bicchiere.

Rimane in silenzio qualche istante.

«Temo... di aver capito di chi stiamo parlando.»

«Lo conosci?»

«Solo di fama.»

Pausa.

«E, con tutto il rispetto... sono sinceramente felice che non fosse tra i relatori del convegno.»

Diane scoppia a ridere.

«È davvero così terribile da non meritare una difesa?»

Matt sorride.

«No. Anzi.»

«Mi stai dicendo che difenderesti anche lui?»

«Volentieri.»

«Nonostante le e-mail?»

«Quelle potrebbero costituire un'aggravante. Ma ogni imputato ha diritto a un difensore.»

Lei scuote il capo, divertita.

«E quale sarebbe la tua linea difensiva?»

«Direi che è un originale. Gli originali hanno un difetto: spesso non conoscono il freno. Però hanno anche un pregio: credono davvero nelle idee che inseguono.»

«Questa è una bella arringa.»

«È la verità. Ultimamente, poi, ha una fissazione.»

«Sentiamo.»

«L'Encomio di Elena, di Gorgia da Lentini.»

«Un testo sulla retorica.»

«Lui direbbe che è riduttivo. Sostiene che Gorgia non stia semplicemente spiegando come persuadere. Sta mostrando qualcosa di più profondo: che la parola crea realtà umane.»

Diane lo guarda, incuriosita.

«Continua.»

«Ripete sempre che "poesia" deriva da poieo, fare. La parola non è solo descrizione. È azione. Io parlo e produco effetti in te, in lui, in chi ascolta. Posso rassicurare, spaventare, convincere, ferire, consolare. Le parole costruiscono mondi prima ancora delle mani.»

«E dove entrerebbe il mondo giudaico-cristiano?»

«Nella stessa intuizione. "In principio era il Verbo." Per lui il filo che unisce Atene e Gerusalemme passa anche da qui: la parola come forza creatrice e responsabile. Cambiano il linguaggio e la teologia, ma resta l'idea che ciò che dici non svanisce nell'aria. Produce conseguenze.»

Diane rimane qualche istante in silenzio.

«Sai una cosa?»

«Dimmi.»

«Se davvero scrive così come pensa... forse gli concederò un'intervista.»

Matt ride.

«Ti consiglio di fissare subito un limite.»

«Alle domande?»

«No. Alle e-mail.»

Finita la cena, lasciano il ristorante.

 


Questa è un’opera di fan-fiction realizzata senza alcuno scopo di lucro. I personaggi, l’ambientazione e gli elementi degli universi narrativi originali appartengono ai rispettivi autori e/o detentori dei diritti. Nessuna violazione di copyright è intenzionale. Il presente racconto è stato scritto esclusivamente per intrattenimento, come omaggio e nel rispetto delle opere originali.
Daredevil / Matt Murdock © Marvel

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