Oggi notte accendeva  la luce sul comodino ed erano sempre le 2:15.  Da quando Elisa lo aveva lasciato e se n'era andata a quell'ora, Michele si svegliava con un senso di oppressione al petto. A volte si alzava, beveva un bicchiere d'acqua, a volte provava a leggere per riaddormentarsi, a volte accendeva il PC. Più spesso reprimeva la tentazione di mandarle un messaggio. La sveglia continuava il suo ritmo per suonare alle sette, ma per Michele era un segnale inutile: non si era più  addormentato. Si alzava imprecando al nuovo giorno che arrivava.

Da mesi continuava a chiedersi come fosse stato possibile aver commesso quell'errore così grave, eppure era così: l'amava e l'aveva persa. Tristemente ricordava le lotte scherzose per entrare per primo nella doccia, pensava alle loro colazioni insieme con i toast bruciacchiati, la rivedeva cercare affannosamente il cellulare dimenticato in chissà quale borsa, sorrideva al pensiero di quel disordine di vestiti gettati sul letto sempre indecisa su quale mettere, gli pareva di sentire ancora il tintinnio delle chiavi nello svuotatasche e il bacio, quel bacio appassionato che dopo tanti anni lei sapeva ancora dargli prima di uscire di casa.

Poi una sera il cellulare aziendale di Michele dimenticato nella giacca e lei lo aveva sentito vibrare. Noiosissima riunione di lavoro -le aveva detto- invece il messaggio era chiaro: l' altra era in ritardo ma l'avrebbe raggiunto subito al salito posto. Non poteva credere a cosa stava leggendo, ma scorse i messaggi indietro ed erano tutti inequivocabili: Michele aveva un'altra da molti mesi.

Quindici anni di vita insieme svaniti in un attimo: il tempo di leggere un messaggio non destinato a lei. Due valigie per gli ultimi vestiti, qualche gioiello, due paia di scarpe. Il resto lo avrebbe mandato a prendere. Elisa sistemò tutto con calma e si sedette sul divano. Si sorprese da sola per essere così calma, ma sapeva quanti giorni bui e tristi la aspettavano. Ingannarsi da sola non serviva, poteva tenere a bada le illusioni, ma ciò che era scritto parlava chiaro.

Michele tornò, aprì cautamente la porta per non svegliarla, ma la trovò al telefono intenta a chiamare un taxi. Di colpo si accorse di avere in tasca il cellulare privato e non quello aziendale, guardò l'ora ed erano le 2:15.

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