Tratto da una storia vera

 

Quell'anno decisi di partire. 

Volevo andare a trovare la mia amica Milagros a Lima, dove lei viveva. Ero emozionata al solo pensiero di viaggiare!

Volevo vedere Machu Picchu, il posto dei miei sogni. Oltretutto Milagros mi aveva promesso di portarmi a fare una gita sul lago Titicaca e forse avrebbe trovato anche il tempo d'insegnarmi qualche parola della lingua Quechua. O per lo meno lo speravo, così mi sarei sentita una vera peruviana.

Devo confessarvi che da un po' di anni ormai vivevo in Uruguay e spesso passavo il mio tempo anche nella Patagonia argentina, tra varie manifestazioni artistiche. Ero dunque diventata una sudamericana con i fiocchi! Il viaggio fino in Perù dunque non sarebbe stato lunghissimo.

Ma ritornando a noi, il giorno in cui arrivai a Lima mi sentii più felice che mai. Da troppo tempo sentivo quel desiderio di esplorare, d'immergermi in quel paese.

Milagros mi venne subito incontro appena scesi dall'aereo, sorridente e con in mano il classico gorro peruano.

“Mili, hai davvero cucito questo per me?!”, domandai ridendo incredula.

“Certo! ‘Vos sabes’ che te lo avevo promesso!”, rispose ridendo a sua volta.

Okay, questo del vos sabes lei lo diceva apposta per ridere del nuovo accento che ero solita ormai utilizzare. Non lo confessava, ma sapevo che ne era affascinata. 

Io invece le avevo portato una tela che raffigurava una vista sul lago Nahuel Huapi, dove si trovava San Carlos de Bariloche, il mio posto preferito nel mondo.

Ma gliela avrei data prima di ripartire. 

Non starò qua a spiegarvi tutto quello che ci siamo dette appena uscite dall'aeroporto, ma posso solo raccontarvi che in tutti quei giorni che rimasi lì riuscii a vedere tantissime delle bellezze che presentava il Perù.

Ma in particolare rimasi senza parole quando vidi Machu Picchu. Non mi ero sbagliata: quello era il posto più bello che avessi mai visto. 

“Allora, che ne pensi di questo paese?”, mi domandò Milagros mentre ci dirigevamo verso il luogo dove si trovava il lago Titicaca.

Sumaq!”, risposi.

“Vedo che stai imparando bene il Quechua!” 

Le feci l'occhiolino facendola ridere. 

Milagros rideva sempre ed era tra le persone più positive che avessi mai conosciuto, dopo la mia amica Gabri del Venezuela. D'altronde erano ragazze che ne avevano viste di tutti i colori nei loro paesi, eppure erano sempre allegre. C'era proprio qualcosa da imparare da loro! 

Ma io sapevo che negli occhi neri di Milagros si nascondeva qualcosa. Una storia forse. 

Lo notai mentre facevamo la nostra gita sul Titicaca. Era rimasta improvvisamente in silenzio. 

Decisi di non chiederle nulla, ma fu lei a cominciare in seguito questo discorso.

“Quando ero piccola venivo sempre qua… prima che fui…”

“Che cosa?”, le chiesi curiosa di sapere.

Milagros si girò e sorrise lentamente.

“Data via. Prima che fui data via e donata a un'altra famiglia.”, rispose infine osservando un punto davanti a lei.

“Come data via? Cosa vuoi dire?” 

Anche se nel fondo qualcosa già intuivo.

Milagros emise un respiro profondo.

“Lo sai, la vita è dura a volte qua. Lo hai visto anche tu ormai vivendoci.”

Ed era vero, non aveva tutti i torti. Paesi così belli e spesso così pieni di problemi. 

“Adesso ti racconterò una piccola storia. Quella della mia infanzia. Voglio raccontartela perché di te mi fido. Posso fidarmi di una persona che si unisce a protestare in difesa dei Mapuche."

Risi un po' perché sapevo che intendeva dirmi che ero una pazza, in senso buono. Mi sentii però felice di quello che mi aveva detto.

“Nella mia famiglia eravamo 8 in tutto. Papà, mamma e i miei 3 fratelli e due sorelle.”, cominciò a raccontare Milagros.

“Eravamo poveri e non riuscivano i miei a starci dietro, per un po' andammo avanti, ma poi un giorno arrivò questa persona che ci disse che qualcuno di noi se ne sarebbe andato. Che avremmo trovato una vita migliore.”

“Quella… eri tu?”, chiesi guardandola.

Milagros annuì.

“E quella persona ebbe ragione. Io e qualcun altro dei miei fratelli trovammo veramente una vita migliore di quella che si prospettava in casa.”

Milagros rimase in silenzio per qualche minuto.

“Questa nuova famiglia ci diede tutto… da mangiare, nuovi vestiti, ci fece studiare.”

“Ma… cosa non andava?” 

“Il fatto stesso non andava. Il fatto che capita a molti di doversi separare dalla propria famiglia, a volte… si danno via i figli in cambio di soldi. Giocano con la povertà.

"A me non mi hanno venduta, no di certo!”, esclamò precedendo la mia domanda. “Ma fu lo stesso brutto. Mi dovetti separare da loro, dagli altri miei fratelli, e per 20 anni non li vidi più…”

“Oh Mili… mi dispiace.”, le dissi mettendole una mano sulla spalla.

“Già… però per quanto possa sembrare una storia triste ha un finale felice.” 

La guardai come a incitarla a seguire.

“Dopo 20 anni ritrovai la mia famiglia. C'incontrammo di nuovo, all'inizio ho sentito rabbia… verso di loro… da bambina mi ero sentita abbandonata, strappata via. Ma poi crescendo ho capito quello che passavano molte altre famiglie, e che in verità io sono stata più fortunata perché delle persone gentili mi hanno cresciuta lo stesso. Comunque alla fine li ho perdonati, ci siamo avvicinati di nuovo. Adesso ci vediamo spesso.” continuò. “Il prossimo Natale lo passerò con loro, per la prima volta dopo tutti questi anni.” 

“Ma questo è molto bello!”

Milagros sorrise.

“Sì, suppongo sia stata una bella fortuna alla fine. Ci sono destini peggiori." 

Rimasi in silenzio per un po' riflettendo su ciò che mi aveva raccontato, immaginando quello che passavano molte persone, alle storie simili che potevano aver avuto altri bambini come lo era stata Milagros.

E mi venne un'idea. Seppi già cosa preparare quando sarei tornata nella Patagonia alle nostre solite manifestazioni. 

“Mili, posso dirti una cosa?” 

Quando ero pronta per partire di nuovo sentii che c'era qualcosa che dovevo dirle.

“Che cosa?”, mi chiese con la tela in mano.

“Due anzi. La prima è che devi venire a trovarmi giù al sud! La seconda è che il tuo nome è un vero dono.”, Milagros sorrise e mi abbracciò.

Milagros, il miracolo. Una storia di sacrifici iniziata tristemente ma giunta alla sua fine grazie a un piccolo grande miracolo.

 

Questo racconto è tratto da una storia vera. La storia di una persona di cui non farò il  vero nome, ma che mi ha dato l'opportunità di scoprire la sua storia dal finale molto felice.

Da qui lo spunto di chiamare la ragazza della storia col nome Milagros, che per l'appunto vuol dire ‘Miracoli’ al plurale. 

Ps: grazie ‘Mili’ per avermi dato questa lezione di vita e per avermi narrato la tua incredibile storia.

P.s.s: grazie anche alle breve lezioni di quechua. Prima o poi lo imparerò meglio. Per quando verrò a trovarti… chi lo sa.

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