Per che cosa intervenire? Per quale motivo? Forse per provare a cambiare ciò che non ci piace, tentare di migliorarlo.

Per dare spazio alle nostri voci perché qualcosa da dire, qualcosa da dimostrare ce l'abbiamo sempre.

Dunque interveniamo.

E proprio per questo nella solita scuola dei colori quel giorno si sarebbe svolta quello che si poteva definire un intervento, però creativo.

L'intervento creativo e originale per dare agli studenti e agli insegnanti l'opportunità di esprimere quello che pensavano senza sentire paura.

Quel giorno quindi a scuola ogni studente avrebbe messo in mostra il proprio talento o una propria idea, il proprio sogno, poiché loro non volevano fare parte di quella generazione che aveva perso da molto tempo l'incanto con la vita.

"Ce la faranno..."

Camila Flores credeva in loro, perché sapeva che i ragazzi a quell'età hanno bisogno di essere stimolati a creare, a mostrare il lato creativo che tutti abbiamo dentro.

Ma gli studenti andavano anche controllati e ascoltati perché l'anima di ognuno di loro in quel periodo era sempre fragile e poteva perdersi nelle vie oscure della vita, e proprio per questo lei aveva dato vita a tutti questi progetti.

La scuola era tappezzata di simboli della pace, di fiori, di scritte che incitavano alla positività e alla creatività e infine piena dei progetti di ogni alunno.

Ma cosa avevano preparato coloro che avevano deciso di lottare e di dare, anche se minimo, un piccolo ma significativo spazio alle loro voci?

Luz, che amava la fotografia, aveva allestito una mostra di foto: da un lato esse mostravano le bellezze del loro paese, dall'altro la decadenza.

Foto di paesaggi meravigliosi accompagnati invece da foto che mostravano il contrario della bellezza come foto di spazzatura, di paesaggi morti e rovinati.

Il messaggio di Luz era chiaro: provate a rispettare e a prendervi un po' più cura del mondo che vi circonda.

Emilia invece aveva ideato insieme a Luca un progetto che mostrava come gli effetti di sostanze stupefacenti potessero essere pericolosi attraverso foto, articoli di giornale trovati da Valeria e finti attori interpretati da altri alunni che fingevano di essere testimoni diretti dell'orribile destino che poteva comportare l'entrata in questi gironi senza fine.

Pedro, insieme a Juan, Maia e Candela e León aveva preparato cartelloni, disegni, oggetti artigianali appesi in tutta la scuola che trasmettevano un altro chiaro messaggio: noi vogliamo farci sentire.

Disegni d'amore, di speranza, di pace.

Ramiro invece si sarebbe unito insieme a Rocío e con altri ragazzi a cantare e suonare. L'uno suonava uno strumento, l'altra regalava la possibilità di far ascoltare la sua meravigliosa voce.

Canzoni di felicità, di voglia di vivere, di non arrendersi.

Pablo invece avrebbe messo in scena insieme al suo maestro le sue doti intraprese nell'arte del Tai-Chi, mentre Valeria metteva in mostra e spiegava attraverso le sue storie quello che succedeva nel mondo, cosa esattamente ci dicevano e cosa invece ci nascondevano.

Jaime invece che aveva da poco scoperto la sua nuova passione per i filmati, avrebbe ripreso tutto e lo avrebbe fatto girare online, e forse anche in televisione grazie all'aiuto di alcuni contatti.

E infine Agustín a sorpresa di tutti scoprì di avere il potere di convincere la gente, di organizzare grandi eventi, cosicché riuscì a far riempire la scuola di visitatori da ogni parte.

Era stato un gioco di squadra e ognuno di loro grazie ai loro talenti ci aveva messo il proprio impegno. Ognuno di loro era stato utile per questa causa.

Ed ecco l'intervento senza violenza, senza armi, ma solo l'amore e il potere dei sogni.

Gli insegnanti si sarebbero uniti e avrebbero aiutato i loro alunni poiché tutti erano essenziali.

 

"Agustín, ma dove hai trovato tutta questa gente?", domandò il direttore Felipe sorridendo e osservando la marea di gente accorsa.

"Caro direttore, il potere della parola, il potere di convincere la gente. Soy o no soy un capo?",  rispose Agustín adulandosi.

"Va bene capo, no te hagas mucho el vivo, sí?.", esclamò Felipe ridendo.

"Signor direttore, un saluto per le telecamere?"

Jaime si presentò con la sua telecamera e Felipe e Agustín salutarono e sorrisero alla telecamera.

Felipe cominciò a fare un giro per la scuola per vedere come stava andando l'intervento.

Ognuno di loro era impegnato intrattenendo qualcuno, spiegando, parlando, dando spazio alla propria idea e mostrando la propria opinione. Ma cosa più importante combattendo una guerra a modo loro.

Perché loro non avevano più paura di quello che poteva succedere, l'incanto era tornato e ormai sapevano che la soluzione era combattere, ma a modo loro e come loro desideravano.

Lasciando le loro impronte, i loro messaggi.

"Tutto apposto qua?"

Felipe aveva raggiunto Ramiro e Rocío che stavano allestendo il palchetto per il loro piccolo concerto che sarebbe stata la sorpresa finale.

"Manca solo da sistemare qualcosina, ma è tutto apposto.", rispose Ramiro sorridendo.

Era incredibile quanto stava succedendo. Oltretutto i ragazzi si sarebbero esercitati con l'importanza dell'organizzazione e con il lavoro di squadra.

 

"Sono contenta che vi stiate occupando di questo tema."

Camila aveva raggiunto Luca ed Emilia impegnati con le loro dimostrazioni sulle sostanze, orgogliosa di quanto stavano facendo.

"Abbiamo capito che è importante dimostrare che non c'è niente di figo nell'assunzione di certe sostanze pericolose...", spiegò Emilia guardando Luca.

Camila fece un enorme sorriso e un occhiolino ai due. Due ragazzi coraggiosi che avevano deciso di mettere fine a un giro così dannoso e avevano preso il coraggio di denunciarlo.

"Verità o bugia? Cosa ci nascondono veramente?"

Uno studente stava spiegando insieme a Valeria un articolo che avevano scritto insieme e Camila si mise ad ascoltarli attentamente rivolgendo un altro grande sorriso alla sua alunna, che doveva inoltre ringraziare per aver pubblicato l'idea del corso di non violenza e aver dato così la possibilità di far partecipare tutti quanti dentro quella scuola.

 

"Direi che va tutto alla grande, non credi?"

Felipe e Camila si erano seduti per qualche attimo sulle scale di una porta d'uscita d'emergenza dove non si trovava nessuno in quel momento e si raccontavano a vicenda di come si stava svolgendo la situazione.

"Direi proprio di sì.", rispose Camila felice.

"Manca solo una cosa adesso...", aggiunse Camila guardando Felipe con complicità.

"La sorpresa finale per i nostri coraggiosi studenti.", rispose Felipe sorridendo e senza staccarle gli occhi di dosso.

I due sorrisero insieme e senza previsione successe: i due si baciarono.

Fu un bacio intriso di dolcezza e passione.

"Mi sembrava giusto intervenire...", disse Felipe dopo essersi staccato lentamente dalle labbra di Camila.

Camila rise e ricambiò nuovamente il bacio.

 

Prendere coraggio e intervenire per cambiare quello che volevamo cambiare.

Ecco perché bisognava sempre intervenire.

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