"Buongiorno a tutti." 

La signorina Flores era entrata con il suo solito modo di fare allegro e pacifico in quella classe dai muri e banchi sgargianti di quella scuola che sembrava esistere solo nelle fantasie più profonde di qualche artista pazzo.

Vestita con una maglietta e un pantalone colorato e con una fascia particolare che copriva i rasta che portava in testa sembrava una coetanea, ed era quello che lei stessa cercava di fare. 

Credeva che per capire gli studenti a volte bisognava comportarsi come loro e provare a ritornare ad avere la loro età.

Gli studenti risposero a quel saluto anch'essi vestiti con delle divise colorate. Alcuni ancora sembravano dormire in piedi, mentre altri erano già svegli e pronti ad imparare. 

A volte tra di loro si punzecchiavano ma riuscivano sempre a risolvere i loro problemi perché in quella scuola portarsi rispetto a vicenda era la cosa più importante, ma non sempre era facile. Un po' per gli ormoni, un po' per lo spirito ribelle del classico adolescente, ma nel fondo erano amici, o per lo meno cercavano di esserlo. 

Ma la violenza poteva essere sempre in agguato poiché il parassita che s'insinuava dentro le loro anime poteva essere sempre pronto a scattare per un piccolo gesto, per una parola. E questo valeva per tutti, studenti e insegnanti compresi, tuttavia il compito di questi ultimi era cercare di trovare sempre una soluzione per far ritornare la pace.

I professori di quella scuola erano convinti che se riuscivano a trovare il modo di insegnare il rispetto, l'amore e la speranza ai suoi studenti essi sarebbero diventati grandi adulti in grado di gestire le loro emozioni. 

Ma come potevano fare? Come trovare una soluzione?

Ecco che un giorno alla signorina Flores, l'insegnante di etica, venne un'idea. E proprio quel giorno l'avrebbe messa in pratica per la prima volta.

"Bene ragazzi, intanto mi auguro che oggi vi sentiate tutti bene perché proprio in questa magnifica giornata di sole cominceremo un nuovo corso."

"Un nuovo corso? Non ne facciamo già tanti? Proprio ieri il corso di Tai Chi mi ha steso!", si lamentò Pablo. 

Alcuni ragazzi e ragazze si dissero d'accordo con Pablo.

"E il corso al Beauty Center? Anche quello era stancante!", affermò Candela. 

"Stancare fare due unghie... come no...", rispose Emilia, sua sorella.

Candela tirò un pezzettino di carta a sua sorella che subito rispose con un altro pezzo ancora più grande.

I ragazzi cominciarono a scatenarsi e urla e movimenti rapidi seguirono quel diverbio.

"Ragazzi! Calma tutti quanti." 

La signorina Flores ci mise un po' ma alla fine riuscì a convincere la classe a calmarsi di nuovo.

"Quello che avete appena visto accadere tra Candela ed Emilia è stato un piccolo scontro generato da diversi punti di vista. E questo è qualcosa che non deve accadere. Il rispetto reciproco, lo ricordate no?" 

Qualcuno guardò l'insegnante con aria di sfida, ma nessuno osava interrompere. 

"E qui è dove voglio arrivare oggi. Oggi inaugureremo il corso di non violenza." 

I studenti si guardarono tra di loro stupiti e curiosi allo stesso tempo.

"Vedo che ho catturato la vostra attenzione."

La professoressa si sedette sul banco, cosa che i ragazzi adoravano e per cui riuscivano a prestare maggiore attenzione.

"Prima di tutto cerchiamo di capire cosa vuol dire commettere una violenza. Perché spesso si arriva a sentire una rabbia così profonda che genera tutta una serie di azioni che in modo naturale sfociano in un atto di violenza? Qualcuno saprebbe dare una risposta?" 

"Forse perché a volte ci sentiamo frustrati... o perché non possiamo ottenere qualcosa che desideriamo... o qualcuno ci ha deluso...", azzardò Pedro, un ragazzo moro di cui tutte facilmente s'innamoravano.

"Ne sai forse qualcosa?", sussurrò Maia a bassa voce guardando Pedro con amore, al che anche lui si girò verso Maia con un affetto e una voglia di abbracciarla.

"Bene questo potrebbe essere un inizio. Pedro non ha sbagliato. Le emozioni negative spesso arrivano a causa di una delusione, di un'aspettativa, da incomprensioni. Pensiamola come a un parassita. Immaginiamo che sia come un granello che entra dentro e s'impossessa di noi e ci fa commettere errori. Un miscuglio di emozioni negative: rancore, rabbia, odio, invidia, frustazione. E tutte queste emozioni sfociano nella cosiddetta violenza." 

"E come possiamo fare per contrastare tutto questo? Per fare in modo che non accada?", domandò Valeria, la più saggia della classe e appassionata di scrittura.

"Prendendo parte al corso di non violenza.", rispose semplicemente la professoressa sorridendo. 

I ragazzi sembravano ancora non capire.

"E in cosa consiste il corso?", domandò Luca a cui sembrava una sciocchezza.

"Come prima cosa il corso di non violenza funziona solo se siamo uniti. Piano piano continueremo il nostro programma di rispetto verso noi stessi perché, come tutti voi sapete, solo rispettando e amando la persona che siamo possiamo provare lo stesso per gli altri. 

E questa sapete che sta alla base dell'etica, quello che cerco d'insegnarvi. E attraverso queste due basi fondamentali possiamo arrivare alla pace e a poter praticare la non violenza." 

"Allora accettate la sfida? Organizzaremo piccoli interventi, chiameremo persone che ci aiuteranno, leggeremo e questo sarà l'obiettivo finale del nostro anno scolastico. Voi sapete che in questa scuola quello che per noi conta davvero è rendervi brave persone che potranno portare ed essere il cambiamento che tutti vogliamo in questo mondo. Ma questo cambiamento deve partire dentro ognuno di noi. Sì anche noi insegnanti." 

"E ci sarà anche un'esame finale?", chiese Jaime. 

"Certo. Consisterà nel prendere parte a un piccolo intervento che penserete voi mettendo in pratica le nozioni fondamentali della non violenza. Un mondo che pratica un corso di non violenza è un mondo che conoscerà la meritata pace. Ma ora non posso raccontarvi tutto. Piano piano ci proveremo e vedremo a che risultati arriveremo. Esigo il massimo impegno e so che non mi deluderete." 

Alla fine la professoressa riuscì a convincere i suoi studenti, anche coloro che inizialmente erano dubbiosi riguardo a questa iniziativa. Inoltre fu in grado anche di riappacificare Candela e Emilia che si chiesero scusa a vicenda.

"Professoressa." 

Valeria aveva raggiunto l'insegnante alla fine della lezione.

"Dimmi Valeria."

"Posso scrivere quanto lei ci ha detto oggi? Posso fare pubblicità al corso di non violenza?" 

"Ma certo!", rispose la signorina Flores entusiasta.

"Solo deve dirmi una piccola cosa, se può..." 

"Cosa?" 

"Per quale motivo ha dato  vita a questo corso?"

La signorina Flores si guardò intorno per qualche secondo prima di posare nuovamente il suo sguardo sull'alunna.
"Perché come ho detto prima Valeria, un mondo che ha la possibilità di prendere parte a un corso di non violenza e talvolta anche riuscire a metterlo in pratica sarà un mondo migliore che riuscirà a salvare la pace." 

 

https://www.youtube.com/watch?v=Sc23vVlvccA

 

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