La signora Marie viveva in un attico e, sebbene avesse un'età avanzata, era ancora una donna agile e dalla memoria di ferro. Aveva vissuto una lunga vita piena di gioie, ma anche di tristi dolori.

Nonostante tutto aveva formato una bella famiglia con tanti nipotini, e tutti loro adoravano la nonna e bisnonna Marie.

Quella mattina Marie si era alzata dal letto, anche se per lei diventava sempre più difficile prendere sonno, e si era ritrovata una bella sorpresa ad attenderla in cucina: i suoi due nipotini erano venuti a farle una visita!

Mía e Cristían erano i gemelli nipoti della figlia di Marie ed era dunque la loro bisnonna, ma loro erano soliti chiamarla nonna lo stesso.

Marie abbracciò i due gemellini che erano molto uniti.

"Allora piccoli miei, avete qualcosa di piacevole da raccontarmi?", domandò Marie allegramente, visto che normalmente avevano sempre qualcosa da dire.

Mía e Cristían cominciarono a parlare di tutto quello che era successo in quella settimana.

"E avete infine preso i biglietti?"

Mía aveva detto alla nonna Marie che era da tempo che cercavano dei biglietti per uno spettacolo unico che non si sarebbe ripetuto mai più!

"Per fortuna ne abbiamo trovati tre!", esclamò Cristían soddisfatto.

"Perché tre? Vi porterete qualche amichetto?", domandò Marie.

"Sì! Si tratta di Celeste!", spiegò Mía sorridendo.

"E questa Celeste chi sarebbe?", chiese Marie affabile sorridendo.

"Celeste è una bambina nuova.", rispose Mía.

"Sì, è molto carina, ma è un po' taciturna e sembra un po' strana... forse per via del suo passato."

"Passato?", domandò Marie preoccupata guardandoli attentamente.

"Beh nonna Celeste ci ha detto che stato adottata da poco e che prima viveva in un orfanotrofio del... dell'America! Sì dell'America!", disse Mía.

"Esatto, e siccome è nuova e non conosce bene il posto abbiamo voluto invitarla!", aggiunse Cristían.

Marie guardò i due nipotini fiera del loro bel gesto.

"Nonna secondo te perché è così triste?"

"Le mancherà l'orfanotrofio?", azzardò Cristían.

Marie ci rifletté su.

"Non sappiamo perché si senta abbattuta come dite voi...  magari le è successo qualcosa prima di essere adottata o forse non le piace la sua nuova famiglia."

"Celeste ha detto che adora i suoi genitori adottivi!"

"Nonna, gli orfanotrofi sono posti molto brutti?", domandò Cristían lentamente.

Il volto di Marie si rabbuiò per qualche secondo, ma poi si riprese e ritornò a guardare i suoi nipotini.

"Posti molto felici non sono, se ci pensate bene nessun bambino merita di finire in un orfanotrofio."

Mía e Cristían si misero ad ascoltare attentamente la bisnonna.

"Sapete vorrei raccontarvi una piccola storia. Non voglio che vi spaventiate, cercherò di non renderlo un racconto troppo pesante. Una volta esisteva un orfanotrofio che, benché avesse un nome, erano tutti soliti chiamare il luogo delle ombre."

Marie fece un respiro profondo e cominciò il suo racconto.

"Il luogo delle ombre era un posto spesso affollato ed era anche molto lugubre, spoglio e ogni muro sembrava intriso di tristezza. Difatti nessuno poteva dire di essere felice di trovarsi in un tal posto. Sembrava non esserci tempo per pensare ai sogni e alla speranza. Ora non voglio spaventarvi, ma è bene sapere", rifletté Marie.

"In questo posto bisognava rispettare le regole, tutti erano vestiti uguali e a volte purtroppo coloro che lavoravano là dentro ricorrevano anche a delle punizioni."

"Punizioni?", chiese Cristían inorridito.

"Sì.", confermò Marie. "Ma non starò qui a spiegarvi che genere di punizioni, solo mi basta che pensiate che non era mai veramente giusto subirle. La direttrice inoltre era molto antipatica e spesso rispondeva male a tutti. Comunque, nessuno le meritava per davvero. Erano pochi coloro che avevano pazienza e il più delle volte potevano esserci anche ragioni economiche dietro; motivi ben precisi per cui molti bambini si trovavano dentro a questi luoghi."

"Ma perché se era un posto così orribile nessuno lo ha chiuso o denunciato?", domandò Mía.

"Perché probabilmente non tutti sapevano cosa succedeva dentro a queste case, o forse a molti neanche interessava. Di bambini orfani ce ne sono sempre molti e di certo non è colpa loro. Hanno dovuto inventare dei luoghi adatti per queste povere creature, solo non sempre sono stati gestiti correttamente. Non sempre i direttori sono brave persone."

"Ma questo che ci hai raccontato nonna non dovrebbe essere permesso!", disse Cristían.

"Ascoltatemi bene! Non dovete avere paura di quanto vi ho raccontato, ma è giusto che sappiate che nel mondo esistono anche ingiustizie e non tutti hanno la nostra fortuna di avere una bella famiglia."

"Ma forse si può  fare qualcosa!", tentò Mía.

"Si potrebbe mettere fine a tali ingiustizie solamente unendoci. Sapete quale può essere una buona idea? Raccontarlo. Scrivendolo anche magari. Potreste scrivere quello che vi ho appena narrato. Dovete sempre tenere a mente che nessuno merita di soffrire e a nessun bambino deve succedere di passare per questo genere di violenze. C'è bisogno di unione per provare a metter fine a tutte queste sofferenze, d'altronde l'unione fa la forza ed è anche quella che servirebbe per salvare il mondo. E soprattutto non bisogna mai perdere la speranza e mai smettere di sognare e questo può diventare possibile. Ne sono più che sicura; un giorno succederà!"

"Forse a Celeste è capitato tutto questo che ci hai detto?", domandarono i gemellini.

"Non saprei, magari no! Sono sicura che non tutti sono uguali, non tutti vivono o hanno vissuto nel luogo delle ombre."

I due gemellini si sentirono un po' più tranquilli, ma in qualche modo avrebbero tenuto fede alla loro bisnonna e chissà se un giorno avrebbero veramente narrato del luogo delle ombre e questi avrebbero cessato di esistere.

"Nonna...", tentò Mía.

"Sì?", disse Marie sorridendo affabile come sempre.

"Ma te come sai di tutto questo, come sei venuta a conoscenza del luogo delle ombre?"

La bisnonna rivolse un sorriso ai nipotini, il sorriso di qualcuno che ne aveva passate delle brutte ma che era riuscite a superarle per poi raccontarle.

"Perché io, cara Mía, sono stata una bambina come tante altre che per un bel po' di tempo ha vissuto proprio nelle ombre."

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