E allora che fai? Esci di casa e sbatti la porta e lasci la giacca all’attaccapanni e l’ombrello che non c’è, perché l’avrai lasciato in qualche negozio o nell’ufficio del commercialista, e ti prendi l’acqua a scroscio nella schiena perché piove come se qualcuno ti rovesciasse addosso una pentola d’acqua e un cane ti piscia sulla gamba mentre te ne stai fermo al cazzo di semaforo rosso e aspetti che passi un suv che passa, sì, e ti affoga in un’onda di fango che ci esci che sembri un guerrigliero fuggito da un campo di prigionia vietnamita!

E tutto perché quelli del telegiornale ti hanno rotto il cazzo e la scatoletta di tonno non ti dà quella soddisfazione da piatto gourmet di cui avresti bisogno in certi momenti come questo, che non hai quasi più voglia nemmeno di guardarti allo specchio per la paura di vedere un coglione che si domanda se davvero quella è una cazzo di vita!

C’è gente che si attacca al cellulare e fa post e fa selfie e fa storie e si fa i cazzi degli altri pur di non fare i conti con quei due neuroni che girano nel vuoto cosmico della testa, come in un frullatore rotto che sputa pezzi di pensieri tutto intorno e che escono appena trovano un buco, un orecchio, un cazzo di buco del naso. E diventano lacrime se trovano l’uscita da un occhio ma quel che è peggio è che diventano parole se trovano il buco della bocca.

Per qualcuno sarebbe meglio trovassero il buco del culo.

E i miei due stronzi di neuroni mi spingono fuori dalla bocca un vaffanculo abbellito da una serie di congetture sulla mamma del conducente e da un paio di moccoli piuttosto fantasiosi, roba che Dio ci farebbe due risate prima di prenderti a calci nel culo, e la conseguenza di quella fuoriuscita accidentale di materia impalpabile, ma pesante come l’alito di un alcolista con la piorrea, è che l’autista del suv inchioda e mette le quattro frecce.

Come cazzo ha fatto a sentirmi?

Non lo so davvero come cazzo ha fatto a sentirmi, ma mi ha sentito e adesso scende e non gli frega un cazzo che piove, apre la bauliera, prende il cric e si gira verso di me con uno sguardo talmente truce che per fortuna non lo vedo perché me la sono data appena mi ha voltato le spalle e adesso corro come in preda a un attacco di diarrea e magari mi viene davvero o sono altri pezzi di pensieri che i neuroni mi hanno sparato così violentemente che hanno preso la strada del culo.

Penso che non sia stata una buona idea uscire con questa pioggia e quasi quasi rimpiango la scatoletta di tonno e Lilli Gruber che mi sfonda i coglioni con la crisi di governo.

No, niente rimpianti. Molto meglio un po’ di jogging nella strada allagata inseguito da un tizio con il cric e le scarpe piene d’acqua che sembro un airone nel pantano. In questa parte della città che non… Cazzo, ma che posto è?

Sotto la luce gialla dei lampioni l’acquazzone che non cede di un millimetro sporca l’aria e lo sguardo si perde indefinito in un blur fatto con photoshop da un fotografo incompetente… Cazzo di photoshop! Ho perso gli occhiali! Scappando da quel tizio del suv ho perso gli occhiali!

Avete idea di quanto costano un paio di occhiali con le lenti bifocali per chi non ci vede un cazzo come me, con il filtro luce blu, antigraffio e antiriflesso e antilamaialadellaviareggina? Non ti bastano ottocento euro se ti prendi una montatura di mezza tacca! Ottocento euro!

Devo tornare indietro per cercarli anche a costo di incontrare il cric del tizio che però spero si sia rotto le palle di stare sotto l’acqua in attesa di un deficiente, che sarei io, e magari se ne sarà andato per i fatti suoi dalla moglie, o meglio dall’amante, perché a quest’ora se ti aggiri per la città con questo tempo di merda è perché sei attirato da una scopata foresta…

Affanculo lui e il cric e il suv e l’amante! Per ottocento euro sarei in grado di abbattere l’incredibile Hulk a testate!

Torno per la strada che avevo fatto prima o credo che sia quella perché continua a piovere come fosse il diluvio universale e anche i lampioni si stanno spegnendo perché il comune ha deciso di spegnerli dopo una cert’ora tanto non gira più nessuno e chi gira sono cazzi suoi.

Cerco di guardare l’ora ma non riesco nemmeno a vedere l’orologio e finisco con un piede in una pozzanghera che sembra il Mar Morto. E in fondo alla pozza qualcosa scricchiola di quello scricchiolio caratteristico di ottocento fottuti euro sotto forma di lenti bifocali antisticazzi e mentre recupero il cadavere piango di un pianto a dirotto che non si nota sotto l’acquazzone che si sta tramutando in temporale, senza anima viva sulla strada e con Lilli Gruber che starà pensando che è bene, me lo merito, io e quei miei neuroni del cazzo a mollo nella notte, dimenticato dal mondo mentre potevo guardare il suo programma comodamente seduto nella mia cucina asciutta!

Mi parte un vaffanculo a voce alta proprio mentre una saetta sovrasta l’uscita verbale ed esplode sul lampione di fianco a me, illuminando per un momento uno di quegli striscioni che ancora penzolano dai balconi.

E mi siedo, #andràtuttobene, nella pozzanghera, aspettando l’alba.

O il cric.

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