'Fatti sentire, ti devo parlare, un bel po' urgente', lessi sul cellulare.

Sia che debba propormi di fondare il nuovo ordine dei templari o di esordire con una carriera da accabbadora facendo il giro delle case travestiti da Vergine Maria, sicuro come la quarantena che qualsivoglia merda sia, ci sono di mezzo i soldi. Poco male, visto che sono spiantato come una baldracca in settimana santa, e lo sa. Credo che pure lui sia a secco, be', lui è sempre a secco, figuriamoci.
Siamo agli ultimi due giorni di fase uno e Piu ha (riportando testuali parole) un bel po' urgenza di parlarmi. Dico io, ma non può aspettare quarantotto ore? Perché la gente ha sempre fretta? Cosa genera la fretta? Sembra che la cucinino nei laboratori come con la metanfetamina e poi la liberano nell'aria alla stregua di quel virus là. Appunto, esempio calzante: uno vive di fretta tutta la vita, poi gli prende la polmonite da Covid e bye bye. È inutile avere fretta, se devi morire incompleto muori incompleto. La gente cerca di fare più veloce possibile soltanto per avere più tempo per procrastinare, ecco tutto. Ma lui ha un bel po' urgenza. Certo. Stare reclusi non giova alla salute e per “Piu il chirurgo” cos'è, la quarta? La quinta quarantena?

Si era guadagnato il soprannome di chirurgo quando avevamo quindici anni. Era capodanno, e Piu arrivò al festino con mezza pera di eroina rubata allo zio tossico conclamato. Aveva con sé tutto l'occorrente per pungersi meno il laccio emostatico, che rimediò tirando via il cordone della felpa di qualcuno che era lì con noi, non ricordo chi. Rimase tutta la notte stravacato in un angolo, circondato da lattine di birra e flute di spumante che gli posavamo vicino. Era capodanno, volevamo che festeggiasse con noi, ma era troppo distrutto per brindare, la bava alla bocca, gli occhi in gloria. Il giorno dopo tutto il paese sapeva cosa aveva combinato quello sprovveduto, compresi i genitori, che se lo tennero un anno intero rinchiuso in casa.

Un'altra volta, sempre quel grande genio di Piu alias il chirurgo, altrimenti noto come il sinto (per il vizietto zingaresco di appropriarsi di qualsiasi cosa gli capita sotto mano) ebbe la brillante idea di sgattaiolare dentro la casa di una vecchia di ottantadue anni per derubarla. Lui ne aveva ventinove all'epoca e il suo piano gli sembrava talmente prodigioso da fargli decidere di non invischiare nessun complice. Si sarebbe infiltrato dal cortile sul retro passando dai tetti. Era lì, già in proprietà privata, doveva soltanto calarsi furtivo; ma mise il piede sulla tegola sbagliata che lo tradì, fece un capitombolo di tre metri. Il tonfo allertò la povera vecchia, che alle tre del mattino dovette alzarsi dal letto per scoprire, nel proprio cortile, Piu a contorcersi dal dolore con un'anca lussata. La vecchia lo riconobbe subito, lei e sua nonna erano assidue frequentatrici di chiesa, sempre in prima fila a messa per ingraziarsi il prete, a far a gara di decibel durante i canti. Lo aiutò ad alzarsi (a ottantadue anni!) e lo accolse dentro casa. Non gli chiese la ragione per cui in piena notte stesse facendo una passeggiata sul tetto di casa sua né espose denuncia, anzi, chiamò i soccorsi. Subito la croce gialla venne a prenderselo per scaricarlo al pronto soccorso, dove ricevette i medicamenti appropriati. Così Piu il sito alias il chirurgo si fece tre mesi di convalescenza chiuso in casa e altri tre per far digerire alla spietatissima opinione pubblica di paese l'immane figura di merda ormai a uso e consumo di tutti.

Tra le epopee che annovera il mio amico imbecille non si può tralasciare l'arresto. Trecentosessantacinque giorni di domiciliari per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Un figurone. E oggi siamo in quarantena da quanto, due mesi? E Piu ha urgenza di parlarmi. Va bene, vediamo cosa vuole. Lo chiamo. Sta squillando.

“Pronto”, sbraita.

“Pi, cosa mi devi dire di così urgente?”

“È meglio se ci incontriamo.”

“C'è la quarantena, cosa vuoi, dai...”

“Ma al telefono è una mina parlarne.”

“Sei convinto che stanno a intercettare a noi? Mica lavoro per i servizi segreti, se vuoi parla adesso, se no tra due giorni.”

“Ascò, ho un lavoro sicuro. Una cosa facile, ben pensata.”

“E dimmi va.”

“Ieri notte ho sognato che eravamo in chiesa, la sagrestia era piena d'oro...”

“E quindi?!”

“Sai tutti i pezzi preziosi e offerte di soldi che ci sono in chiesa?”

“Non vorrai andare a rubare in chiesa?”

“Andiamo, io e tu, in questi giorni è tutto deserto, non ci vede nessuno, un'ora e abbiamo bell'e fatto.”

“Secondo te io, a trentacinque anni, mi sveglio al mattino per andare a rubare in chiesa?”

“Ti dico che è una cosa sicura, è buona...”

“E vai allora, che vuoi da me?!”

“C'eri anche tu nel sogno!”

“Ma va' a cagare!”

“Fa' come vuoi, poi non chiedermi favori di soldi...”

“Ma quando mai uno sogna di fare qualcosa e con la stessa semplicità si lancia a farla? In chiesa c'è il prete, gli chiedi una confessione quando ti scopre?”

“Il prete è in quarantena come tutti, coglione!”

“E la perpetua? E le illibate che stanno più in chiesa che a casa? Le navate vanno pulite anche se siamo in quarantena, coglione!”

“Fai come vuoi...”, e chiude.

Il sistema ha una falla per cui i designati a rimanere dietro continuano a rimanere dietro, fino a sprofondare dimenticati, seppelliti vivi. E intanto io ho fame... e nutrendomi di soli bastoncini di pesce surgelati non riesco a placarla.

Maledetta borghesia moderata! Sarà colpa dello schiavismo imprenditoriale se ho già addosso il cappuccio nero della felpa? Gli sciacalli della destra bene e le loro cravatte decorose che ti offrono un impiego di sussistenza: mangiare, affitto, benzina, cinema e a fine mese in apnea. Sto stringendo le stringhe a una scarpa. Come se non bastasse il lockdown ha fatto abbassare le serrande, il governo è debole, si offrono demagogie a tutte le ruote. Il mio titolare è sparito. E con seicento euro ci ho pagato l'assicurazione.

'Tra 10 minuti sotto casa tua', scrivo sul cellulare.

Mi porto mascherina, guanti e tronchesi. Le tronchesi tornano sempre utili.

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