Non è stato facile fissare questo incontro, per ottenerlo ho dovuto mentire sulla mia identità. Mi aspetta nella hall dell'albergo. Mentre mi avvicino perdo tutta la baldanza che mi ha fatto arrivare fino a qui. Vorrei tornare indietro, ma è troppo tardi: mi ha visto. 
Due occhi grandi e scuri si sono appena posati su di me. Non l'avrei mai detto: sono bellissimi, magnetici. E, d'altra parte, solo gli occhi riesco a vedere di lei. Il suo corpo è avvolto da una lunga tunica bianca, di tessuto leggero. La testa è coperta da un velo color cremisi, che le nasconde completamente i capelli e buona parte del viso, lasciando scoperti solo gli occhi. Mi aveva detto per telefono come sarebbe stata vestita e che, quindi, non avrei avuto difficoltà a riconoscerla. Infatti l'ho individuata subito, senza alcuna possibilità di confonderla con un'altra.

Eccomi ormai in piedi di fronte a lei. Non riesco a evitare che un brivido mi serpeggi lungo la schiena nel momento in cui i suoi occhi penetranti si posano su di me.

Mi viene in mente il titolo di una poesia: "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi". Mai verso fu più azzeccato. Sento le gambe molli: il suo è uno sguardo che ti toglie il respiro, tanto è bello. 
"Dunque, eccoti qui", mi dice con la stessa voce soave con cui mi aveva parlato al telefono. "Se sei arrivato fino a questo punto", prosegue, "vuol dire che sei determinato ad andare fino in fondo".

"Sì, certo. Voglio andare fino in fondo", rispondo con una voce che, mio malgrado, risulta incrinata. La paura che fino a ora sono riuscito a governare, comincia a sfuggire al mio controllo. Mi dico che non devo cedere, che tra pochi minuti tutto sarà finito. Tra poco, finalmente, si compirà ciò che desidero da molto tempo.

Intanto mi rendo conto di non riuscire a staccare lo sguardo da quegli occhi meravigliosi. 'Com'è possibile che esistano occhi così?', mi chiedo mentre lei si alza e, in silenzio, mi fa cenno di seguirla, 'Come può avere questi occhi la creatura che da sempre è la più temuta da tutti gli esseri umani?'.

Mi avvio sulla scia dei suoi passi silenziosi. Mentre usciamo dall'albergo nella mia testa si affacciano, indesiderate l'ansia e la paura per quanto di irreparabile sta per accadere. Poi, però, il pensiero che mi percorre la mente diventa solo uno: 'Riuscirò a vedere il suo viso? Se i tratti del suo volto sono straordinari come i suoi occhi, come farò ad accettare che accada ciò per cui sono arrivato sin qui?'

"Vedrai il mio viso", dice lei rompendo il silenzio, come se avesse letto nel mio pensiero, "prima che accada ciò che ormai è destinato ad accadere e che non si può più evitare. Nel momento in cui hai posato il tuo sguardo su di me, il tuo destino ha iniziato a compiersi".

Annuisco mentre le cammino accanto con passo poco sicuro. Mi sento come un bambino che ha imparato a camminare da poco: le stesse incertezze, la stessa paura di cadere. Dopo aver percorso il breve tratto di strada che separa l'hotel dalla spiaggia guadagniamo il bagnasciuga e ci incamminiamo verso sinistra, affondando, uno dopo l'altro, i nostri piedi nella sabbia soffice e fresca. A qualche centinaio di metri da lì, proteso verso il mare, si staglia un promontorio roccioso. Qualcosa mi dice che è lì che accadrà.

Percorriamo la distanza che ci separa da quel luogo in silenzio: riesco a cogliere soltanto i battiti accelerati del mio cuore, accompagnati dal rumore ritmico delle onde. Arriviamo ai piedi del promontorio, lei si dirige con passo sicuro verso una specie di grotta che si apre nella roccia, io la seguo. Chissà quante volte sarà stata lì prima d'ora.

Ci siamo. Si ferma e si volta verso di me. Mi afferra una mano e mi invita ad avvicinarmi. Stranamente ora non ho più paura. "È arrivato il momento", mi dice senza alcuna emozione, togliendosi il velo. Sono annientato da tanta bellezza. Quando le sue labbra si posano sulle mie, solo un ultimo pensiero riesce ad attraversarmi la mente: "Sono morto".

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