Mi trovavo a Roma, precisamente all'aeroporto di Fiumicino per prendere un volo per Varsavia.  Ero in attesa di attraversare i Controlli. La fila risultava abbastanza lunga ed in mano tenevo una valigia esternamente disseminata di adesivi. 

Avete presente una divisa piena di mostrine e di medaglie? Oppure un frigo con migliaia di calamite piazzate in ogni dove? Ecco, il mio bagaglio a mano c'aveva incollato tantissimi "posti", o comunque luoghi. In sostanza dal "Polo Sud" al "Polo Nord" ovvero dall'alto in basso della Samsonite piena di “tappe.”

Ad un certo punto una giovane donna di origine svizzera diretta a Ginevra, chiaramente annoiata da quel profluvio di persone, attaccò bottone col sottoscritto. Le raccontai che stavo andando in Polonia dalla mia ragazza (ormai ex da circa cinque anni) e che il tempo non prometteva niente di buono. Infatti, nella mattinata avvenne un brutto temporale e ciò aveva procurato disagi e di conseguenza ritardi nella quasi totalità dei voli.

La ginevrina ad un certo punto si focalizzò sulla mia valigia, tant'è che rimase ammirata dalla moltitudine di adesivi. Mi reputò un provetto ed esperto viaggiatore.

«Una valigia di tutto rispetto, da avventuriero proprio.» osservò.

«Ah, guarda c'è di tutto», esposi elencando un po', «Hotel Hilton di New York, Hotel Mediterraneo di Atene, Bangkok, Malaysia, Jakarta, Cheng Resort di Hong Kong, Pretoria, Bogotà, Tibet, Hammamet Resort di Tunisi, Costa Rica, Paraguay... eh avoglia!»

«Ti manca il Panama.»

«Beh, già…»

«Intendevo dire il cappello in testa!»

Sorrisi.

«Però, quanti luoghi!», esclamò la svizzerotta.

«L'unica cosa che stona», ammisi facendo boccuccia, «Sarebbe l'etichetta dell'albergo Trinacria di Palermo.»

«Come mai?»

«Perché finora è l'unico posto in cui sono stato veramente.»

La Suisse scoppiò a ridere.

«Sei troppo simpatico! Sono sicura che la tua ragazza con te si diverte e si divertirà un "mondo", giusto per restare in tema.»

Porco mondo, non proprio. I dieci giorni passati insieme ad A. furono costellati dai litigi per via del suo carattere di merda estremamente lunatico.

Successivamente quando tornai in Italia, cioè a casa, mia madre notò subito che ero profondamente scazzato. Da precisare che avevo comprato dei souvenir, quindi il bagaglio risultava più pesante rispetto alla partenza.

«Ma cosa c'hai messo dentro? mi chiese la mamma soppesando la Samsonite prima di aprirla.»

«Rabbia, incazzature e bestemmie!»

Ad ogni modo tutti quei caccamarini (così chiamavo gli adesivi, giusto per citare Lino Banfi in una sequenza del film “Al bar dello sport”) furono applicati da Elisa, la mia sorellina, poiché glieli aveva regalati una sua compagnetta di classe in quanto il padre gestiva una agenzia di viaggio. Si stupì che non “aggiornai” la valigia con dei posti polacchi. E dire che l’avevo girata in lungo e largo.

In effetti mancavano, ma soprattutto l’adesivo più importante rivolto ad A. la ragazza di allora: Suka! (Stronza, trad. in polacco)

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