Raccolta di otto testi di tipo black humour o simil black humour, un sottogenere di satira che tratta di eventi o argomenti generalmente considerati seri o delicati.

In “Black Humor Scilipotiano” almeno un paio di testi possono arrivare a rasentare la barzelletta inoltre gli ultimi due scritti risultano per giunta autobiografici.

Non sarò bravo come i britannici (indiscussi maestri del genere), ma essendo desideroso di sperimentare più generi possibili attraverso la scrittura mi è sembrato giusto e soprattutto divertente provarci anch’io.

 

 

 

Il dottor Marte e il paziente assai malato

 

Il dottor Marte, storpiato col nome di Dottor Morte per il suo modo bizzarro di comunicare notizie per nulla rassicuranti ai pazienti, invita un paziente assai malato ad accomodarsi nello studio medico.

Dottore - "Ho una buona e una cattiva notizia. Quale vorresti ascoltare per prima?"
Paziente - "Quella buona per favore."
Dottore - "Ho l'esito finale dei risultati e purtroppo per te ti restano soltanto sette giorni di vita."
Paziente - "Ah, mentre la notizia cattiva?"
Dottore - "È da una settimana che cerco di contattarti e soltanto stamattina ci sono riuscito."

 

 

Il dottor Marte e l’allettato

 

Il dottor Marte, storpiato col nome di Dottor Morte per il suo modo bizzarro di comunicare notizie per nulla rassicuranti ai pazienti, si piazza davanti al letto di un degente proprio al momento del risveglio.

Dottore - “Bentornato tra i vivi!”

Il medico misurando la temperatura al signore allettato gli comunica che sarà necessaria l’assunzione di farmaci specifichi.

Paziente - “Ma che mi succede? Non riesco a sentire le gambe!"

Dottore - “Non si faccia prendere dal panico, è perfettamente normale. È perché le ho semplicemente amputate!"

 

 

Wallace e il computer intelligente

 

Wallace, uno scienziato di Edimburgo, dopo anni e anni di dedizione riuscì a inventare un computer intelligente capace di rispondere a qualsiasi domanda. Da buon scozzese lo battezzò col nome di Mac. (Macintosh non c'entra!)

«Mac, perché non riesco a trovare una fidanzata?»

Mac, in men che non si dica, attivò la fotocamera frontale e con una cibernetica voce gli disse:

«A vadditi nto' specchiu!»

Purtroppo Wallace aveva impostato erroneamente il computer in lingua siciliana e l'invito a guardarsi nello specchio passò inizialmente inosservato. Realizzò in seguito, precisamente dopo aver impostato l'elaboratore in inglese. 

 

 

L’ex principessa

 

La mia ex ragazza pretendeva un matrimonio proprio come quello di una fiaba.

Le ho dato una pagnotta e l'ho lasciata da sola nel bosco.

L’accontentai, del resto era o non era la mia principessa?

 

 

Dottore…

 

- Dottore per favore venga subito qui, mia figlia ha mangiato del cemento. Cosa posso fare? -

- Innanzitutto, non le dia dell’acqua. Il tempo di chiudere lo studio e vengo da voi. Calma e gesso! -

 

 

Giorgio e Bruna

 

Giorgio, si innamorò fin da subito di una ragazza di nome Bruna, conosciuta al parco proprio mentre facevano jogging.

Si sedettero in una panchina e in brevissimo tempo il ragazzo si dichiarò senza preamboli.

Lei - “Ehi, ma come corri!”

Lui - “Ma se stiamo fermi!”

Lei - “Guarda che io cambio i ragazzi come le scarpe!”

Lui - “Da tennis?

Lei - “Sì, anche!”

Lui - “Quindi non ho speranze?”

Lei - “Guarda, in verità sei molto carino. Oh chissà, magari in seguito mi potrei innamorare di te!”

Giorgio scosse la testa e le disse in maniera schietta: “Non spezzare mai il mio cuore. Se proprio devi spezzare qualcosa di me preferisco qualche osso, tanto ne ho circa duecento.”

 

 

Corso di paracadutismo - Testo autobiografico

 

Nel periodo in cui ero nell’esercito feci un corso di paracadutismo. Completai soltanto la parte teorica in quanto, non superando il concorso per accedere alla ferma quadriennale, non fu necessario completarlo visto che due mesi dopo mi sarei congedato.

Confesso che prima di mollare le lezioni mi “lanciai”, cioè mi prodigai, con molto entusiasmo, infatti seguivo con estrema attenzione l’istruttore, tant’è che prendevo appunti in un taccuino.

All’occorrenza esternavo le domande al maresciallo di origine napoletana che paradossalmente di cognome faceva Volo, proprio come il famoso conduttore radiofonico e televisivo

«Marescià, ma se la cordicella non si dovesse aprire?», gli chiesi un pomeriggio mentre il corso era in “corso.”

«Tira la cordicella di emergenza, che si trova all’estrema destra.»

«E se non si dovesse aprire nemmeno quella?»

«Beh, semplicemente capirai al “volo” che il paracadutismo non fa per te.»

E i miei commilitoni gesticolando con fare aleggiante mi intonarono in coro una canzone canzonatoria: «Vola, colomba bianca, volaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!»

 

 

La mensa militare - Testo autobiografico

 

Nel periodo in cui ero nell’esercito, precisamente a due mesi esatti di caserma, una mattina al termine di un duro addestramento il tenente diede ‘il rompete le righe’ in quanto, essendo quasi mezzogiorno, si doveva andare a mensa per pranzare.

La fila risultava lunghissima, la fame mi stava divorando dentro e durante l’attesa io e un certo Trapani, un collega originario di Palermo, discutemmo piacevolmente, constatando che la mensa militare non era affatto male anche perché gestita da una cooperativa esterna, quindi noi militari eravamo esentati dalla corvée e se si veniva puniti… nessuno doveva pelare montagne di patate.

Sull’igiene e soprattutto sulla qualità del cibo dovetti poi “rimangiarmi” le parole poiché, appena mi piazzai col vassoio davanti la bacheca col cibo in esposizione, notai qualcosa in uno dei vogue (contenitori per alimenti in acciaio inox) che mi fece ripugnanza e raccapriccio.

Una civile, precisamente una delle donne addette alla distribuzione dei pasti, notò la mia titubanza.

«Che prendi? C’è la pasta al pomodoro, l’insalata di pomodoro, il riso al pomodoro…»

«Tutto al pomodoro, praticamente!»

«Eh sì!»

Con discrezione indicai con un cenno il contenitore col risotto.

«Scusa, guarda che c’è un moscone morto proprio lì!», le dissi schifato.

La donna strabuzzò gli occhi e nervosamente portò l’indice sulle labbra.

« Shhh, parla piano. Sennò la vogliono tutti e si crea confusione!»

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