Marinella guardò il cielo ceruleo dalla finestra, le nuvole erano sparse come di contorno e avevano un bianco che puntellava ogni angolo empireo sopra la testa e che gli faceva tornare alla mente i colori d'acquatinta sulla tavolozza e quello che avrebbe potuto farci. Avrebbe provveduto a togliere quel bianco acerbo da qua e da là;  pensò alle tempere di un rosso dei tramonti estivi, quelli al mare che aveva conosciuto negli anni giovani; pensò ad un giallo ocra per le ombre e ad un' ispida delicatezza nei contorni che affievolivano sul mare.

Avrebbe disegnato le persone nei vestiti di un tempo: gli uomini col pastrano e gli occhi stesi sulle labbra delle amate, le donne con la bocca confusa nei baci accendersi, mentre passeggiavano per le vie nei loro lunghi vestiti che avrebbe inventato a proprio piacimento. Posti nuovi e nuovi mondi, poi ancora strade che portavano lontano chissà dove, in quale novizio universo. Alle sette di sera avrebbe potuto pensare di far straripare il Tamigi e cominciare da capo, disegnare qualcos'altro.

Il cielo sopra di lei era la tela dei suoi occhi. Magari si potesse pensò, tutto ad un tratto si ricordò dei fiori, avrebbe disegnato nuove specie e nuovi colori. Avrebbe nuotato ella stessa in oceani a cui avrebbe dato nomi e usato nuove parole, dizionari, etimologie, culture e società.
Tutto ad un tratto  qualcuno dall'altra stanza la chiamò, sollevò lo sguardo dalla finestra, per un attimo si dimenticò di rispondere e dove si trovavasse; guardò la stanza che gli pareva ora diversa, vuota, inusuale. L'orologio segnava un ora più avanti dell'ultima volta che aveva guardato, sospirò, si ricordò dell'appuntamento con le amiche, impiegò qualche minuto per scegliere i vestiti che avrebbe indossato con grazia e davanti allo specchio attentamente curò la sua immagine nei particolari  raffinati,  senza lasciare in sospeso alcunché; e la potevi vedere camminare tra la folla e sfiorire, come un fiore fuori di stagione.

Di bellezza ne era ormai già piena la stanza, le mura, l'aria divenne della fragranza fresca che usava quando si muoveva spostandosi. I libri e le letture erano rimasti aperti al solito posto sulla scrivania e sembravano poter invecchiare... questo le faceva pensare al tempo che cambiava le cose; i libri li avrebbe trovati intatti dove li aveva lasciati e letti quella notte stessa quando sarebbe tornata, o l'indomani se ne avesse avuto voglia. Leggeva di uomini e donne e vibrava delle esperienze che avrebbe voluto fare. Sognava di vivere a Parigi o giù di lì, di diventare una gran donna, pensava al futuro e ci pensava poco; per lo più pensava all'oggi e forse al domani, cercava di andare pari passo con la vita che si svolgeva nello stesso modo in cui filano le ore nei rintocchi senza dimenticarsi degli obiettivi prefissatisi. Non aveva forse mai conosciuto qualcuno che suscitasse il suo interesse o stimolasse la sua curiosità?

Quella sera si ritrovò a bere birra in uno di quei posti per lo più così, che sentiva di non appartenerle, con due delle sue amiche di cui una non le stava particolarmente simpatica. Parlava poco e osservava tanto, il viso bianco sembrava una sua pittura, pareva fosse fatto apposta così in natura di grazia e le donava una tenerezza quasi infantile, come un amore che sbocciava in una fioritura di immagini e parole che presero forma davanti ai miei occhi quando la vidi la prima volta.

Pensai che il mondo doveva essere un bel posto se lo abitasse lei e che avrei voluto rivederla tutte le volte, sentirla parlare e pensare a voce alta, leggerle quei due occhi e stringerla forte a me, farci l'amore, tenerla al sicuro. Avrei voluto saper volare per mostrarle il cielo da vicino e spogliarla di ogni pesantezza per vestirla di leggerezza come nelle cose, come nelle parole, come nelle persone, senza inquietudine come quando ci si sta al vento ad aspettare o a sentirsi addosso l'estate.

Mi avvicinai dicendole ciao, le chiesi il nome. Quello che diventò fu una storia d'amore.

Gli anni passarono in fretta dopo quella volta: "non hai smesso di mancarmi, non ho smesso di amarti", ogni tanto ancora le dico. Non ho smesso di scrivere di te. Un giorno il cielo prenderà nuovi colori, nuovi viola, nuovi arditi. I passeri danzeranno sopra le nuvole bucherellandole qua e là e una sottile pioggia cadrà quando si sentirà triste. Al mattino un sole d'orzo toccherà le cose creando luci e armonie, non sarà strano non sarà diverso né inusuale.

Vorrei vivere in un mondo visto con gli occhi tuoi.

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