Così dicendo s’intrufolò in un buco nella parete della cucina, quello che serviva per far uscire i cattivi odori, e scomparve. Gertrude si allontanò per un attimo per poi tornare quasi subito, si mise seduta davanti alla porta e aspettò.

Passarono più di dieci minuti prima che la maniglia della porta si muovesse leggermente, qualcuno stava tentando entrare, la moglie di Babbo se ne accorse e si alzò mettendosi dietro la porta. Quando questa si socchiuse e poi si aprì del tutto per far entrare il mago avvolto in un mantello nero, lei senza nemmeno dire una parola uscì da dietro e cominciò a calare sulla testa del mago violenti colpi con un matterello lungo un metro. Era un matterello duro e pesante e ogni colpo che lei menava la testa scricchiolava sotto la furia della donna.

Bastarono altri pochi colpi per ridurre uno straccio il malcapitato, ora era disteso per terra svenuto, la testa era piena di bernoccoli grossi come uova. La donna per nulla intimorita, cominciò a spogliarlo, gli tolse tutti gli indumenti neri lasciandolo seminudo, poi accese tutte le luci e lo mise sotto il fascio illuminato. La pelle del mago era bianca perché non aveva mai preso sole e sotto il calore delle lampade cominciò quasi a sfrigolare. Quando sentì il calore scendergli dentro, il mago si svegliò ed emise un urlo disumano, cercò qualcosa per difendersi da quella luce che gli stava riscaldando il cuore e lui non voleva assolutamente. Gertrude lo aveva legato per bene e lui dovette subire quella tortura fino a quando il suo cuore nero si sciolse e si aprì al caldo tepore. Il suo viso si trasformò da arcigno e duro in uno completamente diverso, divenne un uomo dai lineamenti delicati, nonostante l’età adesso aveva la pelle di un giovane.

Gertrude lo liberò dalle corde, ormai non c’era più pericolo, e gli offrì una cioccolata calda. Si misero a parlare come due vecchi amici. Passarono tutta la notte della vigilia di Natale a parlare. Il mattino seguente li vide ancora a chiacchierare, quando Babbo rientrò dalla sua notte magica li trovò addormentati sulle sedie con la testa sul tavolo.

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Notando e (an)notando

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22 July 2019

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22 July 2019

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Parodia di"La mia banda suona il rock"di Ivano Fossati

21 July 2019

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Luna 20 luglio 1969, io c’ero

21 July 2019

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Al Golfarone

20 July 2019

Approfitto di un giorno di ferie per andare a sperdermi in un bosco. C'è una cascatella vicino a un ruscello e puoi godere di una piscina full-immersion nella natura. Così preparo lo zaino, prendo il casco e mi faccio una girata di un'oretta per raggiungere uno slargo su una strada provinciale. [...]

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  • Giuseppe Scilipoti: Ciao Ducapaso, è da un pezzo che non pubblichi un pezzo. Adoro i racconti [...]

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20 July 2019

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19 July 2019

La stanza poco prima era completamente al buio. Come una sorta di sfida, il sole volle fare capolino da dietro il Monte Faito e i suoi raggi si infilarono prepotenti tra le stecche delle persiane, ancora chiuse. Invasero quel luogo in una sorta di gioco di luci, creando lunghe scie che si rifrangevano [...]

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19 July 2019

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