La delusione fu grande, di bettole nemmeno l'ombra, soltanto pizzerie, bracerie, street food e altre diavolerie del genere. Poichè stavano nei paraggi, si diressero alla Reggia di Caserta ma le cucine reali erano scomparse, si erano trasformate in uffici, stessa cosa per il Palazzo Reale di Napoli, la Reggia di Capodimonte e quella di Portici. Ormai queste residenze erano destinate a tutt'altro, erano diventate musei, per la genovese bisognava andare soltanto nel cuore pulsante di Napoli: i Decumani. Atterrarono sul tetto di San Domenico Maggiore, la chiesa dei re aragonese, e scesero in piazza. Appena cominciarono a girare furono travolti da mille colori e inebriati da mille profumi, anche quello della genovese. Ferdinando era a proprio agio, il Cherubino un pò meno perchè era originario del profondo Nord. Continuarono a camminare fino alla statua del Nilo e lì seguirono il loro olfatto. Approdarono in una trattoria molto accogliente, con cucina a vista dove stavano preparando la genovese e tante altre delizie culinarie. Ferdinando a questo punto esclamò: -  Cherubino mio, qui è il mio Paradiso, io nel Paradiso tuo non ci torno più! -

Dopo quest'attimo di smarrimento, si sedettero entrambi a un tavolo e mangiarono prima la genovese, poi i polipetti affogati, infine la salsiccia alla brace. Chiusero con un babà strepitoso che, a detta di Ferdinando, era più buono di quello che gli preparava il monsù siciliano quando stava in esilio a Palermo.

Finito il pranzo, bisognava rientrare. Se Ferdinando non lo avesse fatto, Nostro Signore Dio Onnipotente lo avrebbe spedito dritto all'Inferno senza più nessuna speranza di salvezza. Gli sarebbe piaciuto portare in Paradiso due sfogliatelle per Maria Carolina, ma il Cherubino gli fece notare che lassù nessuno desidera nulla se non stare con Dio e sarebbe stato così anche per lui, una volta messo piede sulla nuvoletta che lo avrebbe riportato su.

Quel giorno a Capodichino c'era lo sciopero dei controllori di volo, nessun aereo poteva decollare ma il velivolo celeste viaggiava su una rotta speciale e partì lo stesso dopo uno sberleffo di Ferdinando rivolto ai passeggeri in attesa. Man mano che salivano verso il Paradiso, Ferdinando si rilassò e si lasciò cullare dalle nuvole fino ad addormentarsi. Quando si svegliò, si trovò nel letto a baldacchino accanto alla regina e tutto frastornato disse: - Carolì, che bel sogno che ho fatto! Un Paradiso all'improvviso! -

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