La barca scivolò nell'acqua lentamente, silenziosa. Cinque uomini la spingevano senza proferir verbo. Se necessario, si capivano a gesti. Nella semioscurità sembravano ombre, o spettri malvagi che si muovano circospetti in attesa della vittima.

Il contadino provò una fitta di desiderio. Lui sarebbe rimasto per sempre inchiodato alla terra che lo aveva visto nascere, mentre quella scialuppa dipinta di nero salpava ogni notte per un'altra avventura. Seguì lo scafo con con lo sguardo finché disparve nel limite più scuro tra cielo e lago. Se solo fosse stato avido, avrebbe spifferato quell'ap­prodo al questore, cavandone forse un paio di Carlini da dilapidare all'osteria tra i lazzi dei compagni di bevute. Ma il Giago preferì sentirsi amico dei contrabbandieri. A malincuore tornò a casa, alla stalla, ai gesti ripetuti mille e mille volte. L'immagine della prua insolente, che fendeva le onde, gli rimaneva negli occhi facendoli luccicare di muta tristezza.

 

Passò una mesata senza che i furfanti tornassero da quelle parti. Il Giago si recava spesso al lago, temendo magari di veder tracce certe di un'imbarcazione tirata in secca e riportata in acqua dopo qualche ora. Non voleva mancare il suo appuntamento con destino. Finché, mentre Settembre stava già quasi morendo, il gruppetto ricomparve, sul far del buio. Lesto, il Giago saltò allora in mezzo al sentiero. Sapeva di rischiare una palla di archibugio in pieno petto? Fu coraggioso o stolto? E chi può dirlo? Fatto sta che riuscì a spiegarsi prima che qualcuno della ciurma ponesse mano alle armi. Non gli servì far tanti discorsi. Dato che difettavano di un mozzo, i contrabbandieri lo arruolarono all'istante.

Fu l'inizio entusiasta di anni e anni di scorrerie, rischi, cicatrici sul viso e palle schivate per un soffio. Anche quando si vide il cappio al collo, lui non si pentì di essere stato furfante. Si rimproverò piuttosto di essere stato poco furbo, non poco saggio. L'ultima cosa che vide, o immaginò, un attimo prima che la corda lo strozzasse, fu quella prua nera nel momento in cui guadagnava il largo in una notte di Maggio.

 

Mi sveglio sudato. Oddio che angoscia, la corda intorno al collo. Ricordo di aver sognato saccheggi, ruberie e contrabbando d'oro tra Spagna e Francia, circa due secoli fa. Si trattava del ricordo di una vita precedente? Bah! Non ho mai creduto a queste baggianate. Eppure, era tutto così reale che fatico a mantenere il mio solito cinismo. No. La cosa deve avere un altro significato. In fondo, che fa di tanto cattivo un contrabbandiere? Porta merci proibite dalle leggi. Evade le gabelle. Vive di notte. Ecco il legame. Scrivere, per me, è fare dell'onesto contrabbando, tentando di evitare argomenti e parole ovvie o gradite al potere (merce scadente e niente affatto rara). Non tutti saranno d'accordo, ma se trovo quattro o cinque compagni di ventura... ecco là, l'equipaggio è fatto.

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