Sara si sedette accanto alla madre immobile e le accarezzò la testa.

«Oggi è riuscita a mangiare qualcosa?» chiese la giovane donna con un fil di voce a Sergei, l'infermiere di origine ucraina rannicchiato a braccia conserte sul davanzale della finestra.

Il sanitario si limitò ad un cenno di no con la testa e con desolata espressione abbassò lo sguardo, e infine, per non violare l'intimità tra le due donne, decise di uscire dalla stanza non prima di osservarle con sincera tenerezza.   

Sara aprì il suo diario e scrisse la data di quel giorno in quanto da circa un anno aveva deciso di trascrivere i momenti più significativi con sua madre piuttosto che dedicarsi ad un impegnativo romanzo che difatti accantonò a tempo indeterminato. 

«Mammina, guarda, sul parapetto c'è un una colomba bianca, il tuo volatile preferito!» le indicò con dolcezza.

La bocca di Ada si incurvò, inespressiva, muta e con lo sguardo immancabilmente vitreo.

Sara sospirò tristemente per poi adagiare con delicatezza l'anziana genitrice sul letto, le tenne la mano, come per paura di perderla anche fisicamente da un momento all'altro.

Madre e figlia passarono insieme tutta la mattinata, divise da un baratro di triste silenzio, un baratro che consumava entrambe in maniera irreversibile.

«Tornerò domani, come sempre!» le promise poi Sara con un piccolo singulto e uscì in lacrime dalla stanza lasciando sul comò il suo diario aperto in data 15 Ottobre. Queste furono le ultime parole che un paio di mesi prima scrisse:

 

"Mamma, tanti auguri di buon compleanno, ti ho portato come regalo i girasoli, so che ti piacciono tanto però in realtà il regalo più bello l'hai fatto tu a me: il tuo sorriso buono e il tuo sguardo placido! Quando è stata l'ultima volta? Ancora non ci riesco a credere...

Mamma, mi mancano i tuo consigli, mi manca il tuo rassicurare, mi manca il tuo esserci, io..."

 

Il flusso di parole si interruppe, ma le numerose macchie tonde di lacrime seccate in un certo senso proseguirono ciò che doveva essere un fiume in piena di emozioni scritte su carta.

L'Alzheimer aveva colpito quell'esile figura incurvata e Sara non seppe come sopportare il vuoto, lo stesso vuoto delle moltissime precedenti e tutte le successive pagine di quel diario dalla copertina rossa.

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24‭ ‬dicembre‭ ‬1989 Tutto il giorno ad aspettare una chiamata.‭ ‬Almeno lui si può muovere,‭ ‬non ha‭ ‬uno specchio che lo tormenta.‭ ‬A sera finalmente squilla il telefono. ‭"‬Ciao,‭ ‬Nicola,‭ ‬sono Alessandro‭"‬. ‭"‬Ciao,‭ ‬bell'uomo,‭ ‬dimmi qualcosa di bello‭!" " 'Qualcosa di bello‭'! ‬Ma [...]

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