Ciao Loredana, come stai? Immagino stupita, ma spero serena.

Dunque eccomi qua, davanti al mio computer a scriverti questa prima e-mail.Sai, ho riflettuto a lungo su quali fossero le parole migliori per descriverti il mio stato d’animo attuale, ma quando credevo di averle trovate e provavo a metterle sul foglio virtuale che ho di fronte, esse puntualmente svanivano. Alla fine ho deciso di semplificare al massimo i concetti senza preoccuparmi di dare loro una forma precisa, se la sostanza era quella voluta. E con piacere noto che la cosa funziona, le mie dita hanno preso a scorrere veloci sulla tastiera.

Sembrava pazzesco, eppure ieri è successo. Una possibilità, imprevedibile e casuale, e uno squillo, fatto senza molte pretese ma con un’intima speranza. Poi uno scambio di messaggi sempre più serrato. Dopo circa vent’anni il contatto tra noi si è ristabilito e già di per sé è bastato a cancellarne tanti, di giorni. Tutti quelli che da allora sono trascorsi senza di te: sospesi, sbiaditi, anche amari nei quali mi limitavo ad acquisire le poche e frammentarie notizie che riuscivo ad avere sul tuo conto, ma rifiutandomi di accantonare le aspettative migliori. Sì, perché in molte circostanze avvertivo un senso di vuoto e di incompletezza che riusciva però ad amplificare ogni mia percezione. Per questo sentivo che il legame che ci univa era ancora forte, nonostante le apparenze, e pure tutto quanto il resto, che ci ha portato ad incrociare le nostre strade con quelle di altri. Nel frattempo nella mia memoria si cristallizzava l’immagine di una ragazza unica e speciale, mettevano radici profonde i semi piantati in un periodo per me formidabile qual è stata l’adolescenza. E oggi posso dire di aver fatto bene a non smettere di pensare che prima o poi qualcosa avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi. Eraclito in un suo frammento afferma che se non ti aspetti l’inaspettato esso non accadrà mai. Proprio vero, anche se adesso mi risulta difficile dare un ordine, una logica, a concetti vecchi e nuovi; a emozioni sconosciute o mai sopite. Mi consolo pensando che io sono così: passionale, vivo intensamente le cose belle che mi capitano e mi indigno per le maldicenze della gente. Mi consola il fatto che le cattiverie vengono sempre a galla e giudicate per ciò che sono, cioè nulla, mentre le altre, le cose belle per l’appunto, spesso ritornano e si ripropongono come, se non più di prima. Per quel che mi riguarda, ho sempre desiderato vivere una vita soltanto: quella nella quale c’eri tu, comunque presente in un modo o nell’altro.

Il primo ricordo che ho di noi risale a quando ci incontravamo ogni mattina mentre andavamo a scuola. Frequentavamo istituti diversi. Tu aspettavi il pullman alla fermata e io, passando dall’altra parte della strada, non appena ti vedevo rallentavo l’andatura. I nostri sguardi si incrociavano, si trasmettevano vibrazioni in mezzo alla folla ed al traffico impazzito di quell’ora. Diventavo insensibile a tutto ciò che mi circondava; esitavo, cercando invano di scrollarmi di dosso la zavorra della mia timidezza. Quanto avrei voluto attraversarla quella strada che ci divideva e parlare con te; farti compagnia fino all’arrivo del tuo pullman; trascorrere il resto della mattinata nell’attesa di rivederti in quello stesso posto al tuo ritorno da scuola. Ma le intenzioni non riuscivano a trasformarsi in determinazione, per avvicinarti e dirti almeno ciao o augurarti una buona giornata. Abbassavo la testa e l’incanto svaniva, si disperdeva come sabbia portata via dal vento da una mano aperta. Crescendo ho imparato a stringere i pugni, se serve; a tenere strette le persone che mi fanno stare bene. Oggi le mie azioni si sono in buona parte liberate di pesi o legacci e cerco semplicemente di essere ciò che sono, di comportarmi con coerenza nelle cose che faccio anche se ognuno è inevitabilmente la somma di esperienze impossibili da cancellare.

Spesso e volentieri chiudo gli occhi e lascio che i ricordi della mia adolescenza affiorino dalla nebbia del tempo passato e allora un’altra scena si definisce chiara e ricorrente: è quella di te che passeggiavi nella villa comunale della nostra città, insieme alle tue amiche e col volto baciato dal sole di un tramonto estivo. Ti muovevi con leggerezza, quasi ballando sulle punte in un contesto nel quale altre presenze servivano solo a giustificare il fatto che io potessi essere lì, in quelle occasioni. All’inizio facevamo ricorso a muti dialoghi, accorciavamo le distanze che ci separavano grazie a sorrisi accennati, a giochi di ammiccamenti, a messaggi corporali e a studiate indifferenze. Poi piano piano io ho cominciato ad approfittare di ogni scusa, di ogni situazione favorevole per scambiare qualche battuta con te. Forse la mia era anche voglia di scoprire e capire istanze particolari, diverse, che mi arrivavano alla mente senza passare dal cuore e per le quali ti osservavo con espressione candida e densa, specialmente quando i tuoi abiti rivelavano senza scoprire ed i tuoi movimenti invitavano senza promettere. Condividendo luoghi ed amicizie finimmo per conoscerci. Fin da subito tra noi ci fu un’intesa forte, magnetica. Ti rivelasti il mio alter ego; l’immagine migliore di me la ritrovavo in te, in alcuni casi ammirandola per la prima volta. Attraverso la diversa prospettiva che mi offrivi del mondo ricevevo un’infinità di stimoli, provavo suggestioni nuove, mi nutrivo di sentimenti veri e profondi. E la mia mente correva libera e felice. Ma un giorno ti trasferisti altrove con la tua famiglia ed il sogno s’interruppe, si chiuse come un bel libro che avevamo appena iniziato a sfogliare.

Hai chiesto di non accelerare i tempi, scritto di non lasciarci travolgere dalle emozioni, che è meglio se in questa fase comunichiamo solo su whatsapp. Per me va bene. Credo però sia sbagliato temere certi stati confusionali. Anzi, è proprio il caos che può scoppiarci dentro a far nascere una stella nuova nel nostro universo. Forse non dovremmo continuare a domandarci se tutto questo sia vero oppure no, ma ritenerlo come una sorta di compensazione fatta dal destino che in realtà ci restituisce quanto ci aveva sottratto. Troppo a lungo ci siamo incontrati ad un livello superiore, quello delle intuizioni e della sensibilità più pura, e adesso che i fili delle nostre esistenze sono tornati ad intrecciarsi, abbiamo avuto la conferma che io e te siamo due gocce uniche, complementari, che non possono più stare divise in un oceano piatto e monotono. Sarà così, vedrai: alla fine coglieremo l’attimo e non ce lo faremo sfuggire.

Tanti baci!

Tua, Francesca (o se preferisci Chicca, come mi chiamavi allora)

 

“Ho capito che nella vita ci sono tante vite,

per quante volte in vita abbiamo amato.”

(Evgenij Aleksandrovič Evtušenko)

 

 

1
1
3

Alla ricerca di un eroe

Stava a Napoli ma nessuno lo sapeva

26 March 2019

Amici di letturedametropolitana eccomi di nuovo tornato in azione per presentarvi un nuovo eroe. Questa gente, cari miei, non sono personaggi che si buttano in mezzo al fuoco, nè li troverete fra le rapide di un fiume vorticoso a salvare gente a mollo. Io non cerco eroi da mission impossible, ma [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

1
1
3

La strada della selva - 2/2

Racconto del tempo di guerra

26 March 2019

...ora che la nonna un c'era più a fammele preparare, sicché mi dovevo ingegnà con quel che c'era sul momento. Tante volte ce la facevo, ma tante altre un serviva a nulla, i bimbi eran troppo malati, li vedevo di straforo e di nascosto, perché il prete s'arrabbiava e i babbi un volevano che gli [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

7
11
29

Tre microscopici racconti

25 March 2019

Lessons Consumano una parte di loro stessi quando vengono raschiati. Ogni singola scaglia dei gessi sulle lavagne istruiscono gli studenti per la vita. E la spugna? Utilissima per cancellare, soprattutto i problemi, non prima di una risoluzione. Cambiare registro? È possibile, basta non autovalutarsi [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

  • ducapaso: Come puoi dedurre dai miei racconti, prediligo le storie che scivolano verso [...]

  • Giuseppe Scilipoti: Ciao Nicola, dalla tua narrativa, fin dal suo primo racconto avevo dedotto [...]

3
6
14

La strada della Selva - 1/2

Racconto del tempo di guerra

25 March 2019

Con questo racconto ho partecipato ad un concorso di scrittura sul tempo di guerra nella provincia di Firenze, per questo è scritto in vernacolo Vai ci risiamo. Arrivano in tre o quattro briachi fradici. Salgan su dalla strada di dietro, quella che passa dall'orto, per non farsi beccare dalla pattuglia, [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • ducapaso: Piacere Walter, sono Nicola :-)

  • ducapaso: Scrittore, c'era da rappresentà queste genti, semplici ma forti, [...]

3
3
14

Greta & Susette - 3/3

il finale

24 March 2019

< accidenti a te Susette, stavo così bene fino a poco fa prima che arrivassi tu come un ciclone, tu hai rimesso tutto in discussione. È vero, a quanto pare siamo due donne alle quali fanno difetto gli uomini, sembri dispiaciuta di questa situazione, mentre io ti dico che sto bene così. Dei maschietti [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Giuseppe Scilipoti: Buongiorno Lorenzo, la parte conclusiva ed ovviamente tutto il racconto dimostra [...]

  • Lo Scrittore: era nell'aria che non poteva che finire così, due donne a prima [...]

2
2
15

CINEMA e/è FELICITÀ!

Il cinema della felicità

24 March 2019

Pedro ha un’unica “passione fatale”: il CINEMA. Gira, assembla e monta video con i pochi strumenti che possiede e attorniato da tanti amici, un po’ folli come lui. Organizza, senza grande riscontro di pubblico, CINEMA FELICITÀ, Cineforum per tutti quelli che attraversano un momento difficile nella [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Giuseppe Scilipoti: MUSICA, LETTERATURA E CINEMA, le mie tre passioni principali tanto da menzionarle [...]

  • Puccia: Bel racconto, ha suscitato in me, malinconia!

4
3
14

Greta & Susette - 2/3

l'amicizia

23 March 2019

La donna girò il capo come se fosse infastidita dall’esuberanza di quella ragazzina. Certo aveva una bella faccia tosta a rivolgersi a una sconosciuta in quei termini. La fissò a lungo prima di rispondere, stava decidendo quale risposta dare a quella maleducata, nel pensare si mordicchiava le labbra [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • flavia: Ha già detto tutto Scilipoti aggiungo solo che mi è molto piaciuto [...]

  • Francesca: Mi associo a Flavia..

3
3
11

Il Pettirosso

Da piatta a sferica fu fatta la Terra

23 March 2019

Il Signore, di fronte alla tanta dolcezza del suo pettirosso — che ancora così non si chiamava — si intenerì e provvide in extremis a trasformare la neo creata piatta terra in una dolce sfera! Il pettirosso riconoscente fece ciò che potè sfilando una spina dalla corona del Cristo in croce, restando [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

5
3
13

Greta & Susette - 1/3

l'incontro

22 March 2019

Aveva ventidue anni, ma ne dimostrava molti di meno. Era un tipetto tutto pepe, capelli corti biondo cenere, una bocca larga sempre aperta in sorrisi. Indossava spesso jeans e camicette semiaperte che lasciavano intravedere le sue forme ancora da adolescente. Due seni candidi e piccoli come arance. [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • ducapaso: Confermo quello che ha scritto Flavia, bello e intrigante. Vediamo dove ci porti

  • Giuseppe Scilipoti: Ciao Lorenzo, a quanto vedo ritorni ad affrontare la tematica "Donna", [...]

4
3
20

Un fiore tra le tue dita

22 March 2019

Cerniere di emozioni nascondono lo spettacolo degli occhi dopo il nostro primo bacio. Secondi lunghi come racconti. Incapaci di muoverci fermiamo l'aria per sentirci correre. Come un ruscello di montagna ghiacciato in inverno il nostro sangue scorre sotto la pelle bollente. Il silenzio delle parole [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

3
4
13

Zolfo - 3/3

21 March 2019

Quando mi risveglio, sono nella mia tenda, ma qualcosa non va, mi sento a pezzi e non sono solo: una vecchia del villaggio mi accudisce e mi dice di stare fermo, sono malato. Non c'è problema, sono talmente indolenzito che non ho nessuna intenzione di farlo. Mi riprendo in un paio di giorni e scopro [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Giuseppe Scilipoti: Ed eccomi giunto alla terza parte, wow che storia da... incubo oppure la "zolfata" [...]

  • ducapaso: Giuseppe, le tue recensioni mi lusingano davvero.
    Soprattutto se penso [...]

3
8
22

pomeriggio di sole

21 March 2019

Era un caldo e soleggiato pomeriggio di una qualsiasi domenica di marzo dei nostri giorni. Il signor Mario Serra se ne stava seduto con gli occhi chiusi e le mani giunte poggiare sulle gambe, in una panchina di ferro battuto in piazza Islanda, piu comunemente conosciuta come la " piazzetta", nel [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

Torna su