Eravamo sdraiati su un'amaca con il cielo che in alto ci guidava tra un dondolio ed un altro e l'immensa distesa di grano che profumava d'estate. Eravamo in un luogo di cui non ho mai conosciuto il nome. Ricordo il colore della rugiada, la sua forma, la sua musica quando si distaccava dalle foglie, ricordo il colore dei tuoi occhi: verdi e lucenti, il profilo del tuo volto, il tocco della tua mano calda e sicura, ricordo l'amore in un giorno di primavera.

Distesi io e te su un'amaca nel luogo del cuore.

Mi dicesti ti amo con una carezza leggera, il fruscio del tuo tocco e il profumo del tuo sorriso.

Non ricordo esattamente l'ora, probabilmente era al calar del sole.

Poi ricordo che improvvisamente il mare e la sabbia si unirono al campo e passammo quasi teletrasportati dalla dolcezza di una danza serena alla passione delle onde marine.

Eravamo allora in piedi a calpestare la sabbia, le orme e i piedi nudi.

Camminavamo vicini, sole e luna dinnanzi a noi, le stelle e i desideri, i sogni e le parole dolci e confortanti, di un futuro certo.

Le poesie delle sirene, sedute sulla scogliera lontana: eravamo io e te e il racconto era unico, era il solo.

Era bello poter condividere la solitudine e l'amore, la serenità e la sicurezza.

Nella nostra poesia esisteva l'unicità.

Non ci siamo mai promessi niente ad alta voce, a noi bastava il grano, il mare, bastava la vita.

Era bello poter raccontare in quel posto senza nome.

 

E' stato un sogno...un'eternità magnifica...avrei voluto tanto non conoscere nulla ...

Oggi conosco il mio posto, conosco il nome del mio racconto e si chiama consapevolezza.

Perché dopo la conquista i sogni ci lasciano una scia di malinconia alle spalle.

Tutto diventa reale, una persona fatta di maschere, uscite fuori dal nulla. Ne riconosciamo l'essenza e scopriamo che forse era solo un riflesso.

Per poi comprendere che eravamo innamorati dell'idea dell'amore, in un luogo lontano che un nome non ha.

 

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