Ho tenuto gli occhi aperti, ti ho visto uscire. Ti muovevi, eri vivo. Sei rimasto vivo finché il dottore non ha fatto l’iniezione, poi ti sei afflosciato come un polpo fuor d’acqua.

 

Devo telefonare a Frank, devo chiamare io, perché lui sta in riunione fino a tardi, e poi va a prendere sua figlia all’asilo. Frank ama sua figlia, parla sempre di come lei storpia la parola coccodrillo, dello spazio che ha fra i dentini, di quando gli corre incontro al rientro dal lavoro. Devo dirgli che non si dia più pena, che sua moglie non può fare uno scandalo, che nessuno gli toglierà la bambina. Non posso vederlo in quello stato, così cupo che non mi dà neppure un bacio.

Però giovedì è arrivato sorridente all’appuntamento. «Non ti preoccupare, Sandy, ho considerato tutto.» Mi ha messo in mano un biglietto da visita con il nome di una clinica privata. «Il dottor Stone è un amico, con l’assegno che gli ho staccato non farà storie. Su, coraggio, Sandy, nella vita ci vuole buon senso».

Ho annuito, poi mi sono guardata le scarpe.

Ha ragione lui, naturalmente.  Frank ha sempre ragione.

 

Ti sei mosso parecchio nell’ultima settimana, il ginocchio contro il diaframma, il piede verso l’intestino. Sei cresciuto da un’ecografia all’altra.

Non è stato un aborto. Non al sesto mese.

 

«Sai che non devi chiamarmi quando sono in riunione.»

«Scusa, Frank, ti volevo avvisare.»

«Com’è andata?»

«Non c’è più.»

«Tu come stai?»

«Sto bene, Frank… ma…»

«Che c’è?»

«Era vivo, respirava.»

«Per l’amor di Dio, Sandy, smetti di pensarci.»

 

Il dottore ti ha preso con due mani perché eri troppo grande per stare in una sola. Avevi le dita lunghe e i piedi come quelli di Frank. Eri coperto da una peluria rossa.

Tua sorella Maddie, la figlia di Frank, doveva essere così, quando è nata

 

Stasera, dice Frank, non può passare a trovarmi in clinica. Devo fare la brava, devo capire che è un giorno speciale, perché nevica. «Di sicuro Maddie vorrà far pallate. È incredibile come ogni cosa la faccia impazzire.»

 

E tu?

Tu che mi amavi solo perché ero tua madre, che ti fidavi di me, che ascoltavi battere il mio cuore all’unisono col tuo, che aspettavi di vedermi e di vedere tuo padre? Tu non avevi il diritto d’impazzire?

 

Domani mi alzerò da questo letto e troverò Frank giù in macchina. Mi dirà di aver sognato le mie labbra e che nessuna lo eccita come me.

Poi tornerà da Maddie.

Anch’io andrò a casa. Senza pancia, senza niente.

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