Cerchi una persona che ti graffi e poi non vuoi che le ferite ti brucino; che strana pretesa.

Stavo sul serio parlando d'amore con un vecchio scapolo dalla barba ingiallita e l'odore di borotalco. Era novembre, i rami scricchiolavano come le ossa di quell'uomo, le foglie avevano da un pezzo preso le sfumature terricciose e ormai si amalgamavano con i suoi vestiti usurati, e non mi sembrava più tanto strano parlare con lui, sembrava impresso nella natura.

Eppure il suo discorso strideva.

Scapolo perchè ho amato troppo, tesoro. Spendi la vita alla ricerca di qualcosa che non puoi avere, eppure lo sai che non puoi ottenerla, ma continui a cercarla.

Io non avrei fatto la sua fine, era così ovvio. Chi mai può pensare che un brutto destino sia proprio destinanto a se stesso. Ho sfilacciato il mio corpo di ogni fibra dando alle amate tutto ciò che possedevo. Pensavo bastasse. Credevo fosse quella la chiave segreta. Eppure, in quel momento in cui il vecchio mi parlava, più pensavo con istintiva compassione alla diversità che ci legava, più cresceva un sorriso sbilenco sul mio viso; cercavo di scacciare la profonda consapevolezza che stavo mentendomi, e ho iniziato a grattare silenziosamente la panchina di legno levandone le scheggie sottili. Giovane, certo, ero giovane quel novembre finchè quell'uomo stantio non ha fatto luce sulla senile essenza del mio spirito.

Una ragazza amai più di ogni cosa. Perdonami se parlo in modo semplice, e perdonami anche tu, amore, ovunque tu sia ora se mi ascolti, perchè non ho in gola le parole di diamante che servirebbero a descriverti. Già perchè quella ragazza era l'oro per la mia vita. Lei mi ha insegnato ad amare, ma ebbi paura e scappai. No, non rifarei lo stesso tremendo errore. Lei mi cercò per tanto tempo, ma chi continua ad inseguire un cavallo impazzito se si è solo a piedi.


 

Quella ragazza. I capelli castani, li ho marchiati nella mia povera testa, che ora mi sembra scoppiare. Il sole iniziava a farmi sudare, dannazione, non era stagione.


 

Sudo anche ora. Rido, perchè mentre scrivo queste parole sul mio computer, la mia compagna mi fa calore abbracciandomi le spalle dietro di me e leggendo ogni parola. Ecco, ora ride e sento il fiato colare sul mio collo. Come posso tornare indietro a quel novembre, dire al vecchio che avrebbe potuto fare qualcosa, come posso avvertirlo del fatto che se si è disposti a migliorare, l'impossibile lo si può ottenere. Non avrebbe fatto comunque la differenza, ormai era parte di quel tronco dietro di lui, incastonato nella panchina. Il suo ruolo l'ha svolto; mi ha dato la possibilità, quell'autunno, di tenermi stretta la donna che mi amava sul serio. Graffia, certo. Ciò che cerco è una personalità di fuoco che possa incendiarsi con la mia di leone. Non posso desiderare segni miti, dove sarebbe il divertimento?

Se trovi la donna che ti fa pentire di averla incontrata e allo stesso tempo la ringrazi di essere precipitata nella tua vita, è la donna che ti può salvare dalla tua misera condizione. Ti fa cadere, perchè tu sei debole, ma ti dà lo sprono per rialzarti e imparare a cadere senza che ti faccia male. No, non cercare quella che acconsente ai tuoi sbalzi, che ti accontenta, quella donna ti fa male sul serio, accrescerà sempre il tuo lato oscuro. Cercane una che ti metta in crisi, che ti faccia salire i dubbi, che ti faccia urlare, quella che ti faccia dire 'hai ragione' non per abitudine, ma perchè l'ha sul serio. Non ti accontentare di quella che ti fa sorridere sempre.

Stupido vecchio, pensai quel giorno. Discorso senza senso. Tornai a casa, l'odore di quell'uomo era ancora insinuato nelle mie narici. Il rumore delle pentole mi riportò alla mente la ragazza bionda che avevo portato a casa la sera prima, infatti mi affaccio in cucina e aveva addosso una mia camicia. Le chiesi di fare colazione e andare via. La nausea improvvisa bloccò il mio respirò e corsi fuori casa. Tornai dal vecchio, sudato, sbiancato, e vomitai sulle mie stesse scarpe appena mi sedetti accanto a lui.

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