I suoi occhi ridevano nel vedere la gioia dei bambini. Ancora una volta aveva alleviato, magari per un solo attimo, le sofferenze di un'infanzia vissuta in una Napoli affranta dalla guerra.

Il suono della sua voce, al pari della faccia, non era gradevole. Con mezza mascella mancante, il poveretto trovava difficoltà, nel pronunziare le parole, sembrava parlasse con la bocca piena.

<<Venite! Venite! Venite da Menelik, comprate i franfellicche! Menelik 'o franfellicche!>>

Scoppiava in un suono rauco e sinistro, che per lui era l’equivalente di una sua risata.

Era un richiamo inutile, perché nel giro di pochi minuti, di tutto quello che aveva preparato, non restava più niente.

Tutto il quartiere si riempiva di grandi e piccini, in giro con questi bastoncini colorati. Ciò che sembrava, morbido e soffice, diventava asciugandosi, molto duro.

Sembravano piccoli pezzi di marmo colorato, buonissimi e dolcissimi, buoni da leccare, da succhiare e, alla fine, da sgranocchiare. Menelik restò nel quartiere Sanità a lungo. Era diventato, una specie d'istituzione, sempre lì fisso, in tutte le stagioni, accanto al suo carretto.

Nel periodo invernale, quando il tempo era inclemente, chiudeva con un telone il banco e si limitava vendere caldarroste, noci, nocelle e altri prodotti secchi.

Passava il tempo. Le usanze e le tradizioni del popolo, con il progresso cambiavano velocemente. I ragazzini erano cresciuti e molti avevano lasciato il quartiere. C’era più benessere. Le nuove generazioni di bambini non erano interessate a quello strano tipo allampanato dalla faccia sfregiata.

Erano distratti e avvinti da un altro mostro, quella cosa terrificante e distruttrice di tradizioni che era la televisione.

I bomboloni e i franfellicchi erano prodotti a livello industriale, si potevano trovare in tutti i negozi di caramelle. Le mamme che accompagnavano i bambini evitavano accuratamente di farli fermare davanti a quel carretto maleodorante. La mancanza d'igiene, dicevano, era intollerabile, perché non lo facevano sgombrare.

Gennaro Amitrano, detto Menelik, non ci mise molto a capire l’aria nuova che tirava, per non dare fastidio a nessuno, decise di andare.

Una mattina gli abitanti del posto si accorsero che il carretto era scomparso. Così, com'era apparso, così scomparve nel nulla. Di lui non si seppe più niente!

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