Aveva gli occhi bendati, ma sapeva di trovarsi in una cantina. Tutti i sensi ancora liberi non facevano che confermarlo.

Ricordava poco di come fosse arrivato lì, né sapeva il perché. Un pub, uno sconosciuto, molto rum e qualche pillola: la routine del sabato sera, ma non era mai finita in quel modo.

Sentì il rumore di una porta che si apriva e chiudeva, passi in discesa su una scala di legno: un'ulteriore conferma di dove si trovasse.

Lo sconosciuto si avvicinò.

- Bene, finalmente ti sei svegliato, Bob!

Bob non riconosceva quella voce. Tentò di togliersi la benda per vedere lo sconosciuto in faccia, ma scoprì di avere le mani legate dietro allo schienale della sedia.

- Ma che diavolo... slegami, toglimi la benda!

Tentò di alzarsi, ma tutto il corpo era immobilizzato. Riusciva a muovere solo le estremità.

Lo sconosciuto girò attorno a lui e pose una mano sulla sua testa, accarezzandola.

- Shhh, tranquillo, rilassati, non c'è più niente che tu possa fare. Adesso tocca a me!

Con uno scatto deciso gli afferrò i capelli tirandoli da un lato, e con un taglierino recise la giugulare di Bob quel tanto che bastava a produrre un rivolo di sangue scuro.

Bob emise un urlo e iniziò a dimenarsi sulla sedia con tutte le forze che aveva.

- Pezzo di merda cosa stai facendo! Lasciami! Sei pazzo!

- Smettila di agitarti, stai rovinando il gioco! Più ti muovi più sangue perdi, e più sangue perdi prima finisce.

Così dicendo strinse il collo di Bob con una mano, chiudendo temporaneamente la ferita. Bob si fermò, per quanto il terrore lo scuotesse da dentro, sforzandosi di raccogliere un po' di lucidità, cercando una via d'uscita da quella follia. 

- Cosa vuoi da me? Cosa devo fare?

Lo sconosciuto scoppiò in una ristata.

- Perché, ti sembra di poter fare qualcosa? Sono io, qui, che decido e faccio. Sono io che ho il controllo sulla vita e sulla morte!

- Ma, ma io cosa c'entro? Perché vuoi la mia morte?

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