Rimasi fermo, con la pelle d’oca.

 

«Rap?» sussurrai.

 

Una creatura più piccola, quasi un’ombra con un cappuccio enorme, alzò un cucchiaio di legno come fosse un microfono.

 

«Sì» disse. «Simm’ ‘parole piccerelle se ci ascolti, diventiamo grandi.»

 

La creatura che mi aveva parlato per prima allargò le mani, come se stesse mostrando il palazzo intero.

 

«Stu posto» disse, «ha visto gente senza nome, senza pane, senza voce. E ogni vota che uno di noi moriva…» si fermò un secondo, e la parola successiva le uscì più piano, «…nu poco ‘e canto restava ‘ncuollo ‘e muri. Comme ‘a sugna ‘int’ ‘o rruoto, capisce? Nun se ne va cchiù.»

 

Mi venne da ridere e piangere insieme, perché quel paragone domestico, di cucina, era così napoletano e così vero che rendeva il soprannaturale una cosa da credere senza sforzo. Il fantastico non stava in loro: stava nel fatto che io, finalmente, lo prendevo sul serio quelle creature .

 

Dal corridoio arrivò un suono secco: passi. Poi una voce, lontana.

 

Le creature si irrigidirono tutte, come gatti quando sentono aprire un portone.

 

«Stanno turnanno» disse quella davanti a me. «E nun è pe nuje.»

 

«Chi?» chiesi.

 

Lei fece una smorfia.

 

«Quelli che veneno cu ‘e parole belle» disse. «‘O recupero, ‘a valorizzazione… e intanto se portano via ‘o silenzio, ‘a pazienza, ‘o rispetto. Quelli che misurano tutto e nun sentono niente.»

 

La luce di una torcia strisciò sul pavimento e arrivò fino al bordo della sala. Io mi voltai di scatto. Le creature non scapparono: si alleggerirono. Come se qualcuno avesse abbassato il loro volume, proprio come era successo all’inizio col palazzo.

 

In pochi secondi restò solo la stanza vuota, e il canto diventò un rumore d’aria, un’impressione fastidiosa nelle orecchie.

 

La torcia mi trovò.

 

«Oh!» disse un uomo, con la voce di chi non vuole sorprese. «Che ci fai qua dentro?»

 

Mi si seccò la bocca. Pensai a mille scuse, e scelsi l’unica vera.

 

«Mi sono perso» dissi.

 

Lui mi squadrò. Un altro uomo, accanto, guardò le pareti come se cercasse graffiti, guasti, colpe. Mi accompagnarono fuori con quel modo svelto di chi ti sposta senza cattiveria, ma anche senza cura.

 

Quando varcai di nuovo la soglia d’uscita del palazzo, Napoli mi investì con la sua vita piena. Eppure, dentro quel rumore, io continuavo a sentire il ritornello, come se mi fosse rimasto infilato tra le costole.

 

– Nun ce chiamate voci… chiamatece Rap. –  

 

Camminai per un po’ senza sapere dove andare. Poi, vicino a un muro, vidi un uomo seduto per terra. Aveva un bicchiere di plastica, una giacca troppo leggera e gli occhi che non chiedevano niente, perché avevano imparato che chiedere non serve a nulla, serve a  non farsi male a sperare esista ancora del bene.

 

Lo superai d’istinto. Due passi. Tre. Poi mi fermai.

 

Non per bontà, non per eroismo: per vergogna. Perché il canto mi aveva tolto la possibilità di cambiare. Se ascolti davvero, non puoi più far finta di niente.

 

Tornai indietro e mi accovacciai a distanza, senza invaderlo.

 

«Ué» dissi piano, e quella parola mi uscì naturale, come se fosse un ponte. «T’aggio purtà qualcosa?»

 

Lui mi guardò, sospettoso e stanco.

 

«Nun me serve ‘o teatro» rispose. «Me serve…» esitò, come se la parola fosse difficile da trovare, «…me serve ca nun me guardi comme si fossi uno inutile.»

 

Mi venne un colpo allo stomaco. Perché quella frase, per come la disse, aveva la stessa cadenza del palazzo.

 

Presi il panino che avevo nello zaino, glielo porsi senza insistere. Restai lì. Gli chiesi come si chiamava. Non mi rispose subito, ma dopo un po’ disse un nome, e io lo ripetei più di una volta, come se volessi  piantarlo nella terra.

 

E in quel momento capii cos’era la chiave: non apriva porte di legno. Apriva il gesto minimo, quotidiano, che fa pesare di più una persona nel mondo. Un grammo di attenzione. Un secondo in più di ascolto. Un nome ripetuto con rispetto.

 

Da allora, quando passo davanti al Real Albergo dei Poveri, non lo guardo più come quel  palazzo enorme. Lo guardo come un orecchio gigantesco.

 

E certe notti, quando Napoli si quieta quel tanto che basta, mi sembra di sentire ancora il canto delle povere creature: non per farmi paura, ma per ricordarmi che la città non è solo storia. È anche quello che resta. È anche quello che chiede, piano:

 

– Nun chiamateci voci… chiamatece Rap. – 

Tutti i racconti

1
1
9

Lo Scorpione Giallo (4/4)

La puntura

28 August 2026

Una spider rossa cabriolet, con il tettuccio arrotolato, frenò bruscamente nello spiazzo alzando una nuvola di polvere sottile che per un momento offuscò ancor di più la vista già provata dell’uomo che era in attesa. Egli pensava erroneamente di avere ancora qualche minuto a disposizione. Dall’auto [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

1
1
9

L'imbarazzo che resta - il ricordo (3/3)

Riflessione sui modi di restare "nudo"

28 August 2026

Quando, dopo anni ti tornano in mente quelle situazioni, le confronti. E rifletti che a dieci anni l’imbarazzo venne dalla normalità. Venne dal fatto che nessuno avesse ritenuto necessario chiedere, o anche solo avvertire. Il mio corpo era un argomento da trattare in mia presenza, ma non CON me. [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

2
3
20

Lo Scorpione Giallo (3/4)

La coda

27 August 2026

In cima a una collina, un uomo seduto al volante di un fuoristrada giocherellava con la sua Glock 19 mentre attendeva in silenzio. Un altro, che sembrava al comando, era in piedi sul cassone e osservava con un binocolo la figura lontana muoversi avanti e indietro nello spiazzo. Un terzo uomo, il [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • MaricaR: ahi ahi ahi... e ora che succede? lo sapremo domani

  • zeroassoluto: E i minuti? Quanti ne sono passati?
    Like

3
3
31

L'imbarazzo che resta - il freddo (2/3)

Riflessione sui modi di restare "nudo"

27 August 2026

Mi è tornato in mente tutto qualche tempo fa, entrando in un ambulatorio per una visita di routine. Se il primo episodio è stato caratterizzato dal silenzio, quest'altro è stato una commedia involontaria, con tanto di risate del pubblico. E anche questo ha lasciato il segno. Era un pomeriggio [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • MaricaR: Mi hai fatto ridere con le lacrime. Sei bravissimo😂

  • zeroassoluto: Mooolto divertente!!!

5
4
28

Lo Scorpione Giallo (2/4)

L'ombra

26 August 2026

Sei minuti … Ormai il dado era tratto. Non poteva tornare indietro, non avrebbe più fatto in tempo. Quasi ne fu sollevato al pensiero. Non avrebbe avuto possibilità di fuga. Ma lui non fuggiva. Nuvole cariche d'acqua cominciavano a formarsi sopra la sua testa. Ma anziché rinfrescare aumentavano [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

4
9
50

L'imbarazzo che resta - il silenzio (1/3)

Riflessione sui modi di restare "nudo"

26 August 2026

Mi è tornato in mente tutto qualche tempo fa, entrando in un ambulatorio per una visita di routine. Basta poco, a volte, per aprire cassetti della memoria che credevi chiusi. C'è un tipo di imbarazzo che non si scorda mai, perché non è solo un momento di vergogna passeggero, ma un ricordo che [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

5
4
30

Lo Scorpione Giallo (1/4)

La sabbia

25 August 2026

Nove minuti… Nove fottutissimi minuti lo separavano dalla salvezza. O dal baratro. Punti di vista. Stava sudando copiosamente ed il respiro si faceva sempre più affannoso. Il fatto che aspirasse una sigaretta dietro l'altra non lo aiutava certo a calmarsi. Ne aveva fumate una mezza dozzina in [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • zeroassoluto: 9 minuti... 2 minuti a racconto, quindi 4 giorni!!!
    Rilassatevi: arriveranno [...]

  • Dax: tensione e sudore. like

4
10
45

Ritratto di un Ferragosto contro-corrente

25 August 2026

Nel bel mezzo di un’Estate dispensatrice di gradi furiosi, con la giornata odierna inzuppata di umidità padana, mi ritrovo ad imbrattare un’innocente quaderno armata della mia penna rossa, complice un po' logorroica di tante mie pazzie. Di certo, Ferragosto qui in città è uno status da mosca bianca [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Walter Fest: Chichì, riguardo il dialetto, tranquilla non ci sarà nessuna [...]

  • Dax: Racconto simpatico.Like

6
5
44

RV 5564 IL TRENO DELLA SPERANZA

24 August 2026

Ore 5,10 A.M. Binario 3. Poche sparute persone in attesa sulla banchina ferroviaria della stazione. Il cicalino segnala le aperture delle porte del treno regionale. Il treno ancora avvolto dalla notte sul finire di una estate infuocata, si muove lento facendosi spazio tra pali fili elettrici [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

3
2
25

MARZIANO

CENTRALE PARANOICA 12

24 August 2026

Hi, qui è la Centrale Paranoica! Ma davvero ci credete? Sono la Centrale Paranoica dal Transcend Village o un dirty joke del dott. Stella, o ancora un trucco del CONTROLLO infiltrato nella zona libera o un’altra mascherina ancora dietro cui si nasconde un Ubik cannibale? Siete vulnerabili alla [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

10
10
88

Un messaggio dal passato

23 August 2026

Quando mia madre è morta, è successo qualcosa che non avevo previsto. Il dolore, invece di lasciarmi immobile, mi ha spinto all’indietro. Sempre più indietro. Avevo bisogno di scavare nel passato, perché era l’unico modo che mi era rimasto per immaginare un futuro senza di lei. Così ho cominciato [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

5
6
75

Lo strapazzo, poi mi ammazzo

23 August 2026

Era bello che per quel giorno lavorassimo accanto, troppo tempo era passato. Mi disse subito che la bambina stava più che bene e per piacere di non farle altre domande. Avevo un sorrisetto destato dall'ammirazione per la splendida forma fisica della mia ex moglie, inebetito e pronto a pagare le [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dax: Azz, intenso.Ma perché suicidarsi?Like

  • Jeanjeudi: Nell'innamoramento ("In-amore- mento"), può succedere [...]

Torna su