Alcuni mesi dopo aver acquistato la villa, Berny Hutter, rincasando, vide da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle si avviava con fatica verso il piccolo edificio adiacente la casa, dove si trovava la palestra ormai usata da anni come ripostiglio.

Berny Hutter era un uomo sospettoso per natura, ma d'altra parte, chi non lo sarebbe stato vedendo uno sconosciuto entrare con una cassa sulle spalle, dentro i confini della sua proprietà? 

Lasciò quindi la valigetta da lavoro davanti alla porta di casa e andò a cercare il guardiano.

“Ibrahim!”.

“Mi dica dottor Hutter”.

“Ho appena visto un uomo camminare nel parco con una cassa sulle spalle. Stava andando verso il ripostiglio. Ne sai qualcosa?”.

“Non ne so nulla dottore. Ma davvero? Sarebbe impossibile per chiunque entrare con una cassa nel parco. Come sa le mura sono alte e recintate con filo spinato”.

“Ne sono sicuro Ibrahim. L'ho proprio visto”.

“Vuole che vada a controllare?”.

“No, chiama la polizia. Senza avvicinarmi troppo cercherò di controllare se lo rivedo”.

“Va bene dottore ma per favore faccia attenzione. Meglio se si chiude in casa”.

“Certo, starò in casa”.

Berny Hutter non si fidava di quel guardiano arabo che aveva trovato lì quando aveva comprato la villa. Già prima di entrare aveva pensato di sostituirlo, ma era sempre troppo occupato per farlo. Adesso pensava che aveva fatto proprio male a non licenziarlo, poteva benissimo essere d'accordo con l'uomo della cassa; forse l'aveva fatto entrare da una porta secondaria che lui non conosceva. Magari stavano nascondendo armi o tritolo nella ex palestra. O forse nascondevano soldi rubati. O forse volevano derubare proprio lui; sarebbero entrati in casa e, dopo averlo immobilizzato, avrebbero preso gli oggetti di valore per poi metterli in quella maledetta cassa e sarebbero scappati col malloppo, facendo finta di essere impiegati in una ditta di trasporti.

I pensieri negativi di Berny Hutter non finivano più, quindi decise che era tempo di passare all’azione. Quando entrò a casa, si diresse subito verso l armadietto in cui teneva la pistola. In una vita precedente, prima di fondare la sua impresa farmaceutica che sarebbe diventata una multinazionale in pochi anni, era un medico militare che aveva fatto diverse missioni ben pagate in zone di guerra. Per questo motivo aveva ancora il porto d'armi e sapeva bene come usare una pistola se ce ne fosse stato bisogno. Si mosse quindi in direzione della ex palestra cercando di non fare rumore. La luce dentro era accesa, come si poteva vedere dalla piccola finestra in alto. Tirò fuori tutto il suo coraggio, prese la rincorsa e tirò un calcio così forte da aprire la vecchia porta in legno.

Quando entrò, alzò la pistola e rimase sorpreso. Trovò nella palestra un gruppo di 10 persone vestite in modo strano, quasi da anni 30, che lo guardavano senza fiatare.

“Chi siete?” urlò Hutter.

Un uomo sulla sessantina, di media statura, con capelli neri raccolti in un codino, grandi baffi, cerone sulla faccia e che indossava un vecchissimo frac, avanzò un poco verso di lui guardandolo con un ampio sorriso ammaliatore.

“Buona sera gentile signore, lasci che mi presenti. Mi chiamo Augustus Redzepova e sono il direttore di questa magnifica compagnia di circensi che porta il nome di Circo Manus”. 

Hutter rimase per un attimo in silenzio, mantenendo lo sguardo aggressivo, senza abbassare la pistola, poi gridò “siete clandestini!”.

“Ma no, semmai nomadi, se vuole…”, fu la risposta di Augustus Redzepova che venne interrotto dall'urlo lontano di Ibrahim. 

“Dottor Hutter non la trovo! Sta arrivando la polizia!”.

“Bene, adesso lo direte a loro cosa siete”, disse rabbioso Hutter.

“Per favore, non vogliamo essere deportati”.

“Vi metteranno in galera”.

“Forse lei non conosce il Samudaripen” disse con voce sconvolta Augustus Redzepova, che aveva perso il sorriso quando sentì nominare la polizia.

“Ma che mi frega di sta roba… ora state quì” rispose Hutter, sbattendo la porta della ex palestra a cui rimase di guardia fuori in attesa dell’arrivo della polizia.

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