Quando i poliziotti arrivarono disse subito: “Li ho trovati io, sono clandestini. Ho dovuto forzare la porta”.

I poliziotti entrarono nella ex palestra con le mani sulle pistole, e quando furono dentro…

“Dottore, guardi che qui non c'è nessuno”, disse uno dei poliziotti.

“Come nessuno?”. Hutter entrò e la ex palestra era vuota.

“Pensa che potrebbero essere scappati?”.

“C’è solo questa porta e sono rimasto qui davanti nel poco tempo trascorso da quando ho chiamato Ibrahim a quando siete arrivati”.

“La finestra è chiusa quindi non possono essere usciti da lì” constatò il poliziotto.

“Non so proprio che dire... Vi giuro li ho visti! dicevano di essere di un circo… sicuro erano clandestini!”.

“Si ma qui non c è nessuno. Forse dottore ha avuto una giornata molto faticosa”.

“Non sono impazzito! Erano lì, ci ho parlato…”.

“Ci mancherebbe dottore… facciamo così, mandiamo tra poco un’altra volante che farà un controllo attorno alla casa”.

“Va bene, ma che sia davvero tra poco”.

Ibrahim accompagnò i poliziotti all’uscita mentre Hutter rientrò a casa dopo averli salutati. Era ancora sconvolto per l’accaduto, così aprì l’armadietto degli alcolici e prese la bottiglia di gin Monkey. Bevve un bicchierino tutto d'un colpo, guardò fuori dalla finestra e si decise a tornare alla ex palestra. Si disse che se li avesse trovati di nuovo, questa volta avrebbe sparato. Uscì di casa, corse verso la ex palestra ma si dovette fermare nello spazio antistante, quando vide qualcosa che mai avrebbe potuto immaginare di trovare…

Giocolieri lanciavano in aria palline colorate, mentre una ragazza disegnava figure scivolando e contorcendosi lungo un lenzuolo bianco appeso ad un albero del parco. Acrobate si lanciavano in cielo, illuminate dagli anelli di fuoco che un uomo alto a torso nudo faceva roteare a gran velocità. Hutter rimase come ipnotizzato da quello spettacolo.

All’improvviso due uomini misero a terra di fronte a lui la “famosa” cassa. Comparve Augustus Redzepova, sempre con addosso il frac, ma questa volta aveva un cilindro nero in testa. Gli era tornato il sorriso ammaliatore di prima e con grande eleganza aprì la cassa. Da lì uscirono una coppia di gemelle siamesi che indossavano i tipici vestiti da festa Sinti. Fu in quel momento che Hutter uscì dallo stato di trance in cui si trovava, alzò la pistola in alto e lasciò partire un colpo. Tutti i circensi scapparono per poi scomparire nell’oscurità.

Solo Augustus Redzepova rimase fermo e si rivolse a Hutter dicendo: “Noi Rom siamo come i fiori di questa terra. Come i fiori noi torniamo comunque sempre”. E poi svanì anche lui nel nulla.

Ibrahim sentendo lo sparo arrivò di corsa, e chiese a Hutter cosa fosse successo e se stesse bene.

“Non hai visto nulla vero?”.

“No dottore, ero nelle vicinanze. Mi ero spostato per controllare le mura del cortile. Non ho visto nessuno. Invece lei?”.

“Nessuno Ibrahim… nessuno… sono ancora un po’ scosso. Metto via la pistola, non abbiamo motivo d'aver timore. Mangio e vado a dormire”.

Hutter rincasò con in testa quella parola che mai aveva sentito prima e di cui non conosceva il significato: “Samudaripen”.

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