Siamo sulla metro e tu sei in piedi davanti a me. Seduta scruto la figura alle tue spalle. Tu stai guardando il cellulare: forse un messaggio, un video, un drama, non lo so. Non mi vedi come non percepisci che dietro di te qualcuno è incuriosito e ti è molto vicino. Come fai a non sentirlo? Sembra quasi che il suo viso, nascosto da un cappuccio, sfiori i tuoi capelli. Cerco di attirare la tua attenzione fissandoti, strabuzzando gli occhi, vorrei parlarti, ma non posso. Comunque è inutile: non puoi vedermi e non puoi sentirmi.

Sei arrivato alla tua fermata, avevo paura che non te ne accorgessi, ma d'istinto hai distolto l'attenzione dal cellulare e ti sei avvicinato alle porte; sei sceso ed io con te, così pure quello che sembra non volerti mollare. Lo fulmino con lo sguardo, eppure lui sembra sorridere, anzi ridere,  mi vede, sa che ci sono. Si cala il cappuccio sugli occhi, infila le mani nelle tasche della felpa e ti segue spedito nella folla.

Cerco di passargli davanti per impedirgli di avvicinarsi a te, ma non demorde. Sembra sempre sapere dove sei, mentre tu no, sei ignaro di tutto ciò.

Sei uscito dalla stazione della metro e lui ti segue nella via, ma sarebbe meglio dire: noi ti seguiamo. Ormai ti camminiamo quasi a fianco. 

Ti fermi per attraversare insieme  a tanti altri che aspettano il verde del semaforo. Intanto sta arrivando un tram che seguendo i binari dovrebbe  girare allontanandosi lungo la via laterale. Però c'è qualcosa che non va: il tram è troppo veloce, il verde è scattato e tu stai per attraversare. Il tipo col cappuccio ti ha raggiunto e pare proprio voglia spingerti sulle strisce. Tu stai rispondendo ad una chiamata e non sei qui, stai con la voce che ti parla nelle cuffie. Afferro sia te che il tipo col cappuccio per un braccio e vi tiro verso di me; facciamo un gran volo di lato mentre si sente uno schianto  e poi urla e confusione. Il tram è uscito dai binari come impazzito. Sei sanguinante, spaventato, ma vivo. Sono a terra ansimante, ho dovuto usare tutte le mie energie e le mie ali sono piegate in maniera strana.

Il tipo col cappuccio invece si è alzato come nulla fosse, si è scrollato la polvere di dosso, ci guarda. “Non era tempo” dice e si allontana.

Lo incontreremo ancora, ma non oggi, no, oggi non più.

 

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