BUIO IN SALA: CIAK SI GIRA

 

 

John non sapeva cosa fare, stava lì, davanti alla tela vuota, la fissava con aria assorta, ma la sua mano non riusciva a partire, il pennello ondeggiava a mezz'aria, fremendo per essere usato.

Del resto questo era il suo scopo, il motivo per cui esso esisteva: muoversi guidato dalle mani del suo demiurgo  per dare vita a qualcosa che sarebbe rimasto per sempre, l’immagine di un’idea fissata nel tempo per riempire il mondo di bellezza. 

Ma la mano rimaneva a mezz’aria e il pennello non incominciava la sua fatica.

Forse John aveva contemplato il vuoto per troppo tempo, così tanto tempo che il vuoto era diventato realtà.

Con questi presupposti non poteva nascere un'opera d’arte, il quadro non poteva seguire il suo logico divenire, il lento, progressivo prendere corpo di un’idea attraverso la luce e il colore; perché il vuoto non è arte ma appunto vuoto.

John cercò di capire, cercò dei frammenti di sé, scrutò dentro ai ricordi, provò ad  ascoltare il suo cuore, ma l’eco di un sordo 

bum - bum  gli risuonava nelle orecchie.

Per adesso c’era solo il buio, che silenziava e oscurava la sua ispirazione.

Chiuse gli occhi, fece dei respiri profondi e qualcosa si fece strada, affiorò, pian piano dentro la sua testa: era l'immagine di una pallina da tennis andata fuori campo. 

John la raccolse e la rilanciò ai giocatori.

La pallina non c’era per davvero, era solo dentro la sua testa ma, poco a poco, divenne reale e prese forma.

Seguì la traiettoria della pallina, mentre ritornava in campo: essa fece un volo perfetto al di qua dei confini del campo.

Quel volo era così reale! 

John vide l’aria che vibrava, mossa dalla pallina che si spostava. 

Poco a poco l’immagine diventò sempre più nitida, sempre più reale, nella sua testa , mentre il contorno del quadro si riempiva di particolari, l’ordito della tela  stava prendendo la sua forma.

Immaginò il campo, poi immaginò gli alberi: attraverso i suoi rami filtrava la luce del sole. 

Vide le siepi al di sotto di essi, inquadrò con lo sguardo i giocatori e il pubblico, infine il quadro si allargò, mostrando il sole al tramonto.

Ora l’immagine era chiara, era perfetta ed era tutta dentro alla sua mente.  

Il quadro era lì, intero nella sua essenza, pronto a prendere forma: un’immaginaria partita di tennis giocata in un pomeriggio di fine estate  nel parco di una grande città; dietro il parco le siepi, gli alberi, i fiori e il bosco, con la sua maestosa tranquillità.

Il pennello, guidato dalle talentuose mani di John, l’avrebbe realizzato sapientemente e con impegno; esso ardeva, fremeva per essere usato.

Pensò a come gli fosse venuta l'idea, l’ispirazione che finalmente aveva illuminato la sua mente, e si ricordò di un film bellissimo, che aveva visto anni addietro. 

Si era dimenticato di aver visto il film, cosa in realtà per lui alquanto insolita, ma esso era rimasto dentro di lui, sepolto nell'inconscio, annidato nella sua anima, ed era riaffiorato all’improvviso in quell’immagine, ormai nitida e perfetta nella sua mente, del quadro che avrebbe realizzato.

Del resto l'arte è così, ed è proprio questa la sua potenza: un’idea fermentata sulla base di altre idee già realizzate e fruite, che si annida nell’anima, che vi mette radici, e dà corpo, lentamente e nel tempo, ad un’altra idea, ad un'altra opera d’arte. 

L’idea ora era lì, nella mente di John, chiara e perfetta,  così anche il quadro da realizzare.

Era stata l’idea del regista del film, che lui aveva contemplato e ammirato, ed ora era la sua idea, limpida, perfetta nella sua mente, pronta a farsi strada, a divenire realtà, pronta a divenire un’altra opera d’arte.

Il pennello a mezz’aria incominciò a muoversi ondeggiando tremante, felice di essere usato, guidato  dalla sapiente mano di John, mentre la luce del sole illuminava e accarezzava le sue dita di pittore che fremevano di passione.

Ormai l'opera era in divenire e la mano dell’artista si sarebbe fermata solo dopo averla completata, ovvero dopo l'ultima immagine proiettata sullo schermo, quando le luci della sala si sarebbero accese, assieme all'applauso del pubblico. 

Il film e il quadro erano tutt’uno nella mente di John, mentre quest’ultimo stava prendendo forma.

Nel frattempo in sala  si era fatto il buio, il film incominciò ad essere  proiettato…

La pallina compì il suo volo nell’aria sottile, mentre il suo movimento veniva catturato dalla cinepresa e dalle mani di John che dipingeva. Sembrava quasi di sentirne il suono attraverso l’aria di fine estate accarezzata dalla luce.

 

 

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